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Il Ticino, una “piazza” che deve lottare

Così diventerà la nuova sede europea di Acer, un edificio 7'500 m2 in costruzione vicino a Lugano. Acer

Il gruppo Acer – gigante dell'informatica – sta costruendo in Ticino la sua nuova sede europea. Secondo gli ambienti economici, però, in futuro il cantone dovrà agire in modo più incisivo per attirare nuove aziende.

Nel mese di settembre del 2010 la multinazionale dell’informatica Acer – seconda azienda mondiale nel mercato dei personal computer – ha ufficialmente avviato la costruzione della nuova sede europea, che sorgerà a Bioggio, nei pressi di Lugano.

Il gruppo – già presente in Ticino con circa 140 dipendenti – ha quindi deciso di concentrare nel cantone tutte le funzioni dirigenziali, di gestione finanziaria e logistica. L’operazione comporterà il trasferimento nella Confederazione di un centinaio di nuovi posti di lavoro.

Acer ha così motivato la scelta di insediarsi nel cantone già nel 2003: «Il Ticino è stato selezionato in quanto la sua posizione geografica ottimizza l’integrazione delle comunicazioni e l’interoperatività delle varie sedi europee; perché le leggi in materia di diritto del lavoro, per quanto rigorose e severe, offrono certezza e precisione; infine, per la sostenibilità della pressione fiscale per le aziende che favorisce la competitività in un mercato sempre più globalizzato».

Stabilità e multiculturalità

A tal proposito, Walter Deppeler – vice presidente di Acer e responsabile per l’area Europa, Medio Oriente e Africa – sottolinea come «in quel preciso momento la scelta rispondeva alla necessità di ampliare la nostra presenza internazionale».

In quest’ottica, «il Ticino è risultato essere la soluzione migliore per quanto concerne la stabilità politica, le condizioni quadro, la sicurezza e la possibilità di attirare e assumere rapidamente manodopera qualificata dal resto del continente. Anche dal profilo della qualità di vita la situazione è ottimale: l’area urbana non è grandissima, ma vi sono scuole internazionali e servizi efficienti, senza dimenticare la vicinanza a una metropoli come Milano e al suo aeroporto internazionale».

Quando si è poi trattato di individuare l’ubicazione ideale per la nuova sede europea, le motivazioni sono state le medesime. «Il nostro obiettivo era trovare una località che ci consentisse di non perdere i nostri collaboratori. Per questo motivo, destinazioni come l’Irlanda hanno raccolto meno consensi rispetto alla Svizzera, la cui multiculturalità e il multilinguismo sono molto apprezzati».

Non da ultimo, conclude, «essere qui ci permette di essere vicini a centri d’eccellenza come il Centro di calcolo scientifico e la facoltà d’informatica di Lugano, ma anche di poter attingere al know-how disponibile nella vicina Italia, per esempio nel settore del design».

Tutto bene, ma…

Oltre ad Acer, altre aziende attive a livello internazionale hanno trasferito nel cantone parte della loro attività: basti pensare – per esempio – a Gucci, Zegna, North Face, Fiat.

Questa constatazione – sicuramente positiva per il Ticino – non consente però di adagiarsi sugli allori, come ribadisce Stefano Modenini, direttore delle Aziende industriali ticinesi (AITI).

«Negli scorsi anni è stato attuato da parte del cantone il programma di promozione economica Copernico [un’iniziativa di marketing territoriale per far conoscere il Ticino e le opportunità di investimento], ma ora occorre modificare l’approccio coinvolgendo tutti gli attori interessati all’insediamento di nuove aziende sul territorio».

Il tempo stringe

In particolare, «è necessario che il cantone sia più attivo a livello promozionale, specialmente verso l’Italia. Anche perché il tempo stringe: oggigiorno non è più possibile limitarsi a una presentazione in un albergo, si deve essere presenti in modo capillare e poter dare risposte concrete».

A titolo di esempio, continua Modenini, «riceviamo spesso richieste d’informazioni da parte di aziende italiane interessate a stabilirsi qui: sarebbe quindi fondamentale disporre di una mappatura precisa dei terreni disponibili per insediamenti industriali, ma questo strumento non è presente nella forma ideale».

Un altro caso emblematico è la possibile collaborazione con aziende russe. «Nel mese di settembre una delegazione economica e politica ticinese si è recata a Mosca per allacciare contatti e sondare il mercato. Ora, da parte russa, cominciano ad arrivare richieste di informazioni e visite. A questo punto, si deve decidere come procedere. Poter disporre di una persona che si dedica completamente alla questione sarebbe un sicuro vantaggio».

Forte concorrenza

Un altro motivo per agire, aggiunge il direttore delle AITI, è la forte concorrenza attuata da altri cantoni, «che – attraverso una frequentazione regolare di determinate regioni all’estero e una politica aggressiva – riescono ad allacciare i contatti con gli imprenditori locali e a convincerli».

«Un esempio in tal senso è il Vallese, che ha definito in modo chiaro alcune aree destinate all’attività imprenditoriale, ha creato una struttura promozionale in collaborazione con altri cantoni e si reca sul posto per invitare i potenziali investitori. Questo in Ticino non avviene».

In generale, spiega, «il Ticino agisce in modo efficace per quanto concerne l’accoglienza alle aziende, ma può certamente migliorare a livello di strategie per scovarle e attirarle. Parecchie ditte scelgono infatti questa regione dopo una ricerca autonoma, oppure attraverso canali diversi come le aziende di selezione del personale».

Non solo fiscalità

Oltre alla concorrenza di altri cantoni, tra le incognite che gravano sul futuro vi è pure la pressione europea sulla fiscalità delle aziende. Quali sono i punti forti che il Ticino deve dunque cercare di valere per rimanere interessante a prescindere da possibili cambiamenti?

«Oltre a fiscalità, posizione geografica e buoni collegamenti – che saranno ancora migliori grazie ad Alptransit e alla Lugano-Malpensa – vi è la stabilità delle regole indipendentemente dai cambiamenti politici, la sicurezza e la facilità nell’assumere personale proveniente dall’estero. Molti imprenditori – soprattutto italiani – ci dicono che qui… è più semplice fare gli imprenditori», conclude Modenini.

Dal 1° gennaio 2011 l’avvocato Michele Rossi fungerà da Delegato per le relazioni esterne a Berna e Milano per la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino, l’Associazione bancaria ticinese, l’Associazione industrie ticinesi, la Camera Ticinese per l’economia fondiaria, la sezione ticinese della Società svizzera degli impresari costruttori.

Il suo compito principale «sarà quello di costituire una rete di contatti a Berna e Milano, utili ai fini dell’individuazione immediata delle persone e delle procedure che permettano la risoluzione rapida dei problemi concreti riscontrati dalle aziende ticinesi e l’identificazione tempestiva delle questioni generali che toccano gli interessi dell’economia ticinese».

Le associazione in questione hanno infatti «rilevato la necessità di poter disporre di una figura che potesse fungere da facilitatore dei contatti a Berna con le autorità federali (politici e amministrazione federale) e da supporto per l’osservazione e la trattazione dei temi federali.

Un’esigenza simile è emersa anche per quanto riguarda la facilitazione dei contatti con le aziende e le istituzioni italiane per le imprese ticinesi in Italia ed in particolare in Lombardia».

Il Prodotto interno lordo cantonale è di oltre 12 miliardi di franchi (10 miliardi di euro) e rappresenta il 3,8% del PIL svizzero. Per una popolazione di 317’000 abitanti, il PIL pro capite è di circa 40’000 franchi (32’000 Euro).

 

L’economia ticinese è composta di circa 20’000 imprese, con poco meno di 160’000 posti di lavoro. Si tratta in gran parte di piccole e medie imprese. Il 70% della popolazione attiva è occupata nel settore terziario, il 28% nel secondario e il 2% nel primario. In particolar modo è da sottolineare come il 47% della popolazione attiva è costituito da stranieri mentre quasi la metà della manodopera straniera è frontaliera.

 

Il ramo industriale, concentrato nell’elettromeccanica, nella chimica-farmaceutica e nella plastica, produce il 21% del PIL cantonale; la piazza finanziaria (incluse le assicurazioni) il 17,5%, il commercio (all’ingrosso e al dettaglio) l’11,2%, le libere professioni ed altri servizi il 10%, il ramo dei trasporti e delle comunicazioni il 6,9%, l’edilizia il 6,6%.

 

L’economia ticinese esporta beni e servizi per oltre 3,2 miliardi di Euro all’anno; il 68% verso i paesi dell’Unione Europea. I primi quattro mercati sono l’Italia, la Germania, la Francia, il Nord America.

Fonte: Presentazione del Ticino – programma Copernico

Fondata nel 1976 a Taiwan, Acer è la seconda azienda mondiale nel mercato dei personal computer.

Il gruppo Acer impiega circa 7’000 persone in tutto il mondo con un fatturato stimato per il 2009 di 17,9 miliardi di dollari.

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