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Carlsberg ingoia le bevande della Feldschlösschen

Con la vendita della Feldschlösschen alla Carlsberg, la Svizzera perde il suo più grande produttore di birra Keystone

Il produttore danese di birra Carlsberg rileva la totalità del settore bevande dell'argoviese Feldschlösschen-Hurlimann Holding, ossia birra, acque minerali e altre bibite. Il costo dell'acquisizione è di 870 milioni di franchi.

Secondo quanto reso noto venerdì dalla Feldschlösschen, nella transazione è compresa anche la vendita della Cardinal di Friburgo e della Brasserie Valaisanne di Sion. La decisione di separarsi dal settore bevande era già stata annunciata dalla Feldschlösschen alla fine del marzo scorso. La società di Rheinfelden intende infatti concentrare le sue attività nel settore immobiliare e verrà ribattezzata Real Estate Group (REG).

All’acquisto delle bevande del più grosso produttore svizzero di birra erano interessate diverse altre società straniere, tra cui anche l’olandese Heineken, che occupa già il 20 percento del mercato svizzero di birra. Dopo il rilevamento della Feldschlösschen, la Carlsberg diventerà la società leader del settore elvetico della birra, con una quota pari al 45 percento del mercato interno. Segue la Eichof con il 10 percento, mentre la parte rimanente è suddivisa tra piccole birrerie specializzate e importatori stranieri.

Secondo Margrithe Skov, portavoce della Carlsberg, la società danese è intenzionata a proseguire lo sviluppo della Feldschlösschen, mantenendo sia questo marchio che quello della Cardinal. A suo avviso, il mercato svizzero offre ottime prospettive, in particolare per le birre di qualità.

Fondata nel 1876 a Rheinfelden, la Feldschlösschen si è issata al primo rango sul mercato svizzero della birra, grazie ad una serie di acquisizioni di piccole società concorrenti e, in particolare, alla fusione con la Hurlimann nel 1996. L’anno scorso aveva realizzato un fatturato di oltre 1,25 miliardi di franchi, dando lavoro a 2600 persone. Del gruppo facevano parte inoltre le acque minerali Passugger, Rhäzunser, Allegra, Arkina e Fontessa.

La Carlsberg, fondata nel 1811, ha venduto l’anno scorso 37 milioni di ettolitri di birra e oltre 13 milioni di altre bevande. La società danese occupa 21’900 dipendenti e ha ottenuto l’anno scorso un fatturato di 6,5 miliardi di franchi.

I sindacati hanno prontamente reagito all’annuncio della vendita, chiedendo garanzie per il mantenimento dei posti di lavoro e condizioni di salario adeguate.

La vendita ha sollevato invece reazioni positive nel Canton Friburgo, che da almeno due anni si batte per la sopravvivenza della Cardinal. Secondo Michel Pittet, consigliere di Stato friburghese, vi sarebbero ora addirittura buone prospettive per un rilancio della Cardinal. A suo giudizio, la società danese ha sempre dimostrato finora di voler salvaguardare le strutture delle imprese assorbite e di volersi impegnare a livello locale.

Da parte sua, la Commissione della concorrenza non intravvede nessun problema in relazione all’acquisizione. Secondo il suo portavoce, Patrik Ducrey, la Commissione rinuncerà probabilmente ad un esame della transazione.

Dopo un lungo periodo di relativa calma, il settore della birra ha manifestato le sue prime difficoltà negli anni 80. In seguito alla diminuzione della domanda, numerose birrerie sono state costrette a chiudere i battenti negli ultimi 20 anni in Svizzera. Numerose anche le acquisizioni e le fusioni: ad esempio, nel 84 la Hurlimann ha rilevato la Löwenbräu di Zurigo, nel 88 la basilese Warteck è finita nelle mani della Feldschlösschen, nel 90 vi è stata la fusione tra Calanda di Coira e la Haldengut di Winterthur. Entrambe le società sono state assorbite nel 93 dall’olandese Heineken.

swissinfo e agenzie

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