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Con Copernico il Ticino a caccia di imprese

Molte le aziende italiane che hanno aperto filiali in Ticino, in particolare le grandi case di moda Keystone

Ottantatré nuove aziende insediatesi nel cantone, 908 posti di lavoro già creati e un altro migliaio in arrivo, investimenti per 360 milioni di franchi. Sono i numeri di «Copernico» il programma di marketing territoriale avviato dal Consiglio di stato nel '97 per attirare in Ticino nuove attività produttive, e soprattutto imprese ad alto valore aggiunto.

A quattro anni dalla nascita di «Copernico» la Direttrice del Dipartimento delle finanze, Marina Masoni, e Gian Luca Casella, responsabile marketing della Divisione dell’economia hanno presentato alla stampa il bilancio di un’attività i cui risultati sono andati al di là di ogni aspettativa.

«Copernico – ha ricordato Masoni – è nato nel pieno della crisi che ha investito il cantone negli anni ’90. Un programma che assieme alla legge sul rilancio dell’occupazione e a quella per l’innovazione economica, della quale è diventato uno dei principali strumenti operativi, ha contribuito notevolmente al rilancio produttivo e competitivo, promuovendo all’estero i vantaggi e gli incentivi per investire in Ticino».

Grazie ai contributi per gli investimenti innovativi e agli aiuti alle aree industriali, agli incentivi fiscali e a quelli per l’assunzione, e supportati da rapidi servizi di consulenza necessari ad ogni imprenditore, i cacciatori di imprese del cantone hanno riempito per bene il loro carniere.

Quarantatré le imprese arrivate dall’Italia. A varcare la frontiera sono stati soprattutto i grandi nomi della moda e del design, da Gucci a Zegna, che hanno creato qui centri di produzione, di ricerca e logistica. Ma tra gli italiani non mancano i gruppi industriali. Sempre in Ticino è stata, ad esempio, progettata l’ultima moto dell’Aprilia presentata qualche giorno fa in Sardegna. Ventiquattro, invece, le aziende messe su dai ticinesi con il sostegno dello stato, altre quattro si sono trasferite da altri cantoni, sette dalla Germania, due da Spagna e Austria e altrettante dagli Usa.

Si va dall’elettronica alla chimica, dall’informatica alla meccanica fine, ma restando sempre sulla tecnologia avanzata. Con nomi prestigiosi come STMicroelectronics, semiconduttori e circuiti integrati, con 17 stabilimenti in tutto il mondo. Un gruppo che ha concentrato in Ticino i suoi migliori quadri per la ricerca, e che in collaborazione con l’Università della Svizzera italiana, con i Politecnici di Milano, Zurigo e Ginevra ha pure istituito un master per la formazione di specialisti del settore.

«All’estero non ci siamo mossi con un marketing aggressivo, ma con una strategia selettiva cercando di individuare quelli che per noi erano gli interlocutori e le attività imprenditoriali più interessanti» ha spiegato Gian Luca Casella responsabile della task force di Copernico. Un modello di promozione territoriale diverso da quello di alcune esperienze romande tutte incentrate sulle elargizione di allettanti sussidi.

In Ticino si è preferito migliorare innanzi tutto le condizioni quadro per favorire le attività economiche e puntare su un sistema di incentivi mirati. Ma nell’attirare imprese, oltre ai sostegni finanziari, hanno pure giocato la flessibilità del marcato del lavoro, la centralità geografica del Ticino, e non da ultimo la sua qualità di vita che secondo molti imprenditori è un atout importante per calamitare personale altamente qualificato.

Per rilancio economico ed occupazionale il governo ha stanziato 40 milioni per un quadriennio, di cui 28 già spesi. Ma i risultati non sono mancati. Nel 2000 il prodotto interno lordo del cantone e progredito del 3%, il tasso di disoccupazione negli ultimi tre anni è sceso dal 7,8% al 3,5, i disoccupati
da quasi 13 mila a 4.825, mentre i posti di lavoro dono passati da 151’170 a 155’481. Merito, forse, soprattutto della ripresa economica, ma certamente anche «Copernico» ha dato una mano.

Libero D’Agostino

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