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Engadina soffocata dal cemento?

Keystone

Il governo vuole abolire le limitazioni all'acquisto di immobili per gli stranieri. Ma la domanda è alle stelle e le località turistiche temono uno sviluppo incontrollato.

Gli investimenti stranieri sono sempre i benvenuti, ma per quel che riguarda gli appartamenti di vacanza, gli operatori turistici temono il peggio.

È un giorno come un altro a S-chanf, una piccola località engadinese a pochi chilometri da St. Moritz. Paulin è seduto davanti a casa sua, un caratteristico edificio contadino del Seicento, e si gode gli ultimi raggi di sole. In quel momento arriva una macchina di grossa cilindrata con targa italiana; abbassa il finestrino; il conducente chiede: «È sua questa casa?». Sì, pensa Paulin, è la casa dei miei avi. Ma prima di poter rispondere, l’uomo dentro la macchina fa un’offerta: «Tre milioni di franchi».

La tentazione c’è: con quei soldi potrebbe lasciare i suoi lavoretti occasionali e fare veramente l’artista, come ha sempre desiderato. Eppure la rabbia è grande, perché il caso è sintomatico: qui la regione è esclusiva, si è disposti a pagare ogni cifra per avere un appartamento di vacanza. Ai più bastano anche pochi metri quadrati, altri vogliono una residenza esclusiva; quel che conta è l’esserci.

«Top of the world»

«La mia tragedia è il successo», non si stanca di ripetere Hanspeter Danuser, da 18 anni alla testa dell’Ufficio del turismo di St. Moritz. «Il 70% dei ricchi ospiti che vengono nei nostri alberghi sono tanto entusiasti che poi vogliono immediatamente comprare un appartamento o una villa», ha recentemente ribadito il direttore al settimanale «SonntagsBlick».

Che si chiamino Agnelli, Berlusconi o la famiglia del principe Ranieri di Monaco, tutti vogliono una residenza nella località alpina autodefinitasi «Top of the World». E – strascico più o meno desiderato – con loro arrivano centinaia di nuovi ricchi, che vogliono avere accesso ai piani alti della società. Sono in tanti, troppi quelli che vogliono accaparrarsi un posto oltre i 1’800 metri, nella vallata che offre statisticamente più di 300 giorni di sole l’anno.

Le cifre sono già preoccupanti, lamenta il «Forum Engadina», un gruppo che si impegna per lo sviluppo sostenibile della regione: nella vallata vivono 17’000 abitanti e i letti negli appartamenti di vacanza sono già 65’000; in trent’anni il numero si è triplicato. Per l’edilizia l’affare garantito e non conosce crisi: le stime ufficiali parlano di 20’000, 30’000 franchi al metro quadrato per ogni oggetto.

Gli insediamenti fantasma di chalet di dubbio gusto si moltiplicano felicemente; in media i letti sono occupati per 20 giorni l’anno, non di più. E recentemente anche i grandi alberghi della «Belle Epoque» vengono trasformati in condomini: le glorie di un tempo diventano così vere miniere d’oro e centro di nuove galassie di villette che ridefiniscono il paesaggio che, per il momento, rimane da mozzafiato.

Limitazioni legali

Se oggi anche gli operatori turistici si oppongono a questo sviluppo, una ragione c’è: lo sperpero del territorio mette in pericolo il primo bene del turismo di montagna, il paesaggio, e poi le infrastrutture devono essere adeguate alle situazioni di punta. Così l’Engadina si è dotata a caro prezzo di depuratori e acquedotti per servire oltre 100’000 persone. Sotto Natale, poi, sulle strade si cumulano gli ingorghi.

Eppure già dal 1961 è stata emanata una legge a protezione del territorio e nel 1983 il parlamento ha varato la cosiddetta «Lex Friedrich», che limita gli acquisti di immobili da parte degli stranieri. Oggi è in vigore una terza versione, che prende a sua volta il nome di un ministro della giustizia: la «Lex Koller».

Ma queste regole non sono bastate a limitare la speculazione: nella bella e sicura Svizzera, dove la moneta è stabile e i tassi ipotecari in cantina, una casa è sempre un buon investimento. Al massimo si ricorre ad un prestanome elvetico, come hanno dimostrato alcuni scandali degli anni Ottanta.

A soffrire sono soprattutto gli abitanti del posto: un impiegato o il personale alberghiero non trovano più casa. A questo si reagisce attraverso regole comunali: a Celerina, località a ridosso di St. Moritz, il comune ha riservato delle parcelle per gli abitanti. Inoltre il prezzo del terreno è limitato a 300 franchi al metro quadro, quasi un decimo del prezzo di mercato. Ma molti si rendono conto che non si può più andare avanti al ritmo di 400 appartamenti nuovi l’anno per i turisti.

Paure europee

Adesso però anche gli strumenti, che si sono rivelati solo parzialmente efficaci, sono in pericolo. Con gli Accordi bilaterali fra Svizzera ed Europa non è più possibile discriminare gli investitori internazionali. Il Partito liberale radicale chiede per questo l’abolizione della «Lex Friedrich» e il governo sostiene l’idea. Il problema tocca infatti solo le località turistiche, l’Engadina, Davos, Klosters, Crans-Montana o Zermatt.

Anche il turismo sostiene l’abolizione della «Lex Koller», come ha rivelato recentemente la presidente della Federazione svizzera del turismo, Judith Renner-Bach, ma «per evitare una pressione eccessiva sulle località turistiche, sono necessarie delle misure di protezione a livello locale».

Per il momento non ci sono ancora decisioni concrete, il Dipartimento federale competente sta facendo le sue consultazioni. Ma affinché le località turistiche mantengano il loro fascino e rimangano accessibili anche per gli abitanti, ci vogliono soluzioni nuove.

swissinfo, Daniele Papacella

La «Lex Koller», in vigore dal 1999, contingenta l’acquisto di immobili da parte di stranieri. Una riforma dell’ordinanza del 2003 ha però già abbassato i limiti per la partecipazione a società immobiliari.

Gli ambienti economici chiedono non solo un ulteriore allentamento delle regole, ma l’abbandono completo delle disposizioni.

Ci si aspettano degli impulsi per lo sviluppo economico del paese. Le località turistiche dovrebbero però disporre di misure d’accompagnamento per evitare dei problemi al territorio.

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