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Finiti gli anni di vacche magre per i salariati svizzeri?

Berna, 4 novembre 2000, manifestazione sindacale; la pressione della piazza sembra avere dato qualche frutto Keystone

La busta paga dei salariati svizzeri sarà più fornita l'anno prossimo: gli aumenti sono i più consistenti degli ultimi dieci anni. I padroni ritengono di avere così ripagato i sacrifici degli anni di crisi. I sindacati non sono però convinti.

L’aumento del 3 percento della massa salariale, pari a 12,5 miliardi di franchi costituiscono il maggiore aumento dall’inizio degli anni ’90, ha indicato Werner Aeberhardt, del Segretariato di Stato per l’economia (Seco).

Mentre i salari lordi aumenteranno del tre percento, le economie domestiche private dovrebbero addirittura registrare un aumento dei redditi del 5 percento, tenuto conto della diminuzione delle imposte e dell’evoluzione dei costi.

Il presidente dell’Unione sindacale svizzera (USS) Paul Rechsteiner ritiene che in questo modo si raggiunge soltanto un obiettivo intermedio e che la mancanza di trasparenza la fa da padrona, visto che i datori di lavoro hanno voluto privilegiare gli aumenti individuali sulla base del salario al merito.

Dal canto suo, il “padrone dei padroni” Peter Hasler ritiene che gli ultimi negoziati salariali hanno permesso di colmare il divario creatosi negli anni 90. Secondo Hasler, era soprattutto il settore pubblico ad avere bisogno di colmare questo divario.

La situazione resta però molto diversa a seconda dei cantoni. In cima alla scala troviamo il cantone di Zugo, che ha accordato ai suoi funzionari un aumento salariale del 6,9 percento per compensare il rincaro degli ultimi quattro anni. All’opposto, Berna concede soltanto l’1,2 percento, una cifra che non compensa interamente l’inflazione. Sono soprattutto i cantoni romandi a non avere i mezzi.

Per l’USS, si possono comunque individuare alcuni segnali positivi. I risultati sono ad esempio buoni nel settore della costruzione. Inoltre, le campagne contro i salari inferiori a 3000 franchi hanno riscontrato una buona eco presso l’opinione pubblica. Per Rechsteiner, l’errore di calcolo commesso dall’Ufficio federale di statistica, che ha fornito un indice più elevato di quello reale, non va però sopravalutato. Per Hasler, invece, l’errore in questione dovrà essere preso in considerazione per le prossime tornate negoziali, anche se l’economia privata può sopportare l’aumento più elevato provocato dal clamoroso errore.

swissinfo e agenzie

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