I grandi marchi italiani scelgono il Ticino
Versace, Guccci, Zegna, Armani le più prestigiose firme del made in Italy hanno trasferito nel cantone parte della loro produzione o hanno costituito qui società per la distribuzione internazionale. Da qualche anno il Ticino grazie anche agli incentivi assicurati dallo speciale programma di marketing territoriale è diventato meta di nuovi insediamenti industriali stranieri.
Il gruppo Armani, l’ultimo arrivato in ordine di tempo, da questo mese commercializzerà i suoi prodotti sui mercati esteri dalla nuova sede di Mendrisio. Ermenegildo Zegna, casa storica del tessile e dell’italian style, ha nel cantone quattro stabilimenti che occupano 600 persone, mentre Gucci, che era già presente a Cadempino, sta costruendo a Bioggio un grande centro logistico, un investimento di 25 milioni di franchi, dove verrà dislocata una parte della produzione e che occuperà un centinaio di dipendenti. Versace, invece, per distribuire all’ingrosso i suoi articoli in tutto il mondo ha scelto Capolago. E anche Bulgari, per quanto la notizia non sia stata ancora confermata ufficialmente, pare abbia messo piede in Ticino.
Le ragioni di questa scelta? I motivi, come spiegano all’Ufficio della promozione economica di Bellinzona, sono diversi: fisco leggero, qualità dei servizi amministrativi, finanziari e assicurativi, comunicazioni e infrastrutture efficienti, case di spedizione che garantiscono rapidità e puntualità.
Insomma, tutti gli ingredienti necessari per il migliore accesso ai circuiti del commercio internazionale. E per gli imprenditori italiani, inoltre, una lingua e una cultura comune, in un paese che offre però tutti gli standard qualitativi svizzeri e che si trova al centro dell’Europa ma a poco più di un’ora da Milano che resta sempre una delle capitali mondiali della moda.
Se le più note griffe del Belpaese sono arrivate quasi da sole nel Cantone, tante altre imprese straniere sono state, invece, attirate grazie alla capillare campagna di marketing regionale avviata nel ’97 dal Dipartimento delle Finanze con il programma Copernico: bassa pressione fiscale, sportello unico per le procedure amministrative, contributi per gli investimenti innovativi e l’assunzione di manodopera locale, sussidi alle aree industriali. E il bilancio è più che lusinghiero. Oltre ottanta le nuove aziende ad alto valore aggiunto insediatesi nel giro di quattro anni appena, delle quali una buona metà italiane, investimenti per 360 milioni di franchi e più di 900 i posti di lavoro creati fino adesso, mentre un altro migliaio sono stati già pianificati. Un risultato di tutto rispetto per un Cantone che a metà degli anni ’90 contava il più alto tasso di disoccupazione della Svizzera e temeva di aver imboccato la strada senza ritorno del declino industriale.
Libero D’Agostino
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