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Il caso Alessi

Raramente il complemento d'oggetto viene adottato e messo in produzione assieme al prodotto per il quale è stato pensato.

“Un fatto sorprendente”, scrivono i curatori Dominik Harborth e Jörg Adam nel catalogo della mostra, “se pensiamo che il suo scopo è di rendere perfetto qualcosa che non lo è”.

Eppure: può un grande produttore ammettere di vendere su larga scala qualcosa di incompleto? Di sicuro, i complementi d’oggetto costringerebbero le aziende a rivoluzionare i piani marketing e di produzione: non sarà forse più economico continuare a vendere creazioni imperfette?

Così dall’Akademie Solitude sono partite proposte rivoluzionarie per grandi nomi del design internazionale, prima fra tutti Alessi, la casa italiana leader mondiale degli accessori da cucina.

Una proposta interessante, ma bocciata

Uno dei pezzi di successo è Juicy Salif, uno spremiagrumi disegnato da Philippe Starck: un’elegante scultura di acciaio, proiettata verso il cielo. Come puntualizza, sincero, lo stesso Starck nel testo di lancio: “non si tratta di un ottimo spremiagrumi, ma d’altronde non è la sua unica funzione: è piuttosto il tipico oggetto da regalare a una coppia che si sposa”. Un omaggio di classe: peccato che la conseguenza sia un delirio di gocce e polpa d’arancia disseminate tutt’attorno sul piano di lavoro.

Solitude.solutions ha messo a punto il Salif Aid: un disco elegante e flessibile, che rende definitivamente funzionale l’opera d’arte da cucina. In mostra al mu.dac la risposta di Alessi: ringrazia per “la proposta che colpisce nel segno”. Ma declina l’offerta: “non prevista nei piani di produzione triennali”.

È andata meglio con le Landi, sedie di produzione svizzera classe 1938: un classico del design d¹interni internazionale con i suoi mille buchi optical. Solitude.solutions ha proposto dei tappi di gomma colorata, per colmare i buchi quando fa freddo: la ditta che detiene il brevetto li metterà presto in produzione.

Swissinfo, Serena Tinari, Losanna

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