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Incredulità, delusione e rabbia nella stampa svizzera

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I quotidiani d'oltre Gottardo hanno reagito martedì con incredulità, delusione e rabbia alla scomparsa della Swissair. Le perdite sociali ed economiche sono enormi, deplorano gli editorialisti.

«Ciò che ieri è stato presentato come salvataggio dei trasporti aerei lascia l’amaro in bocca», scrive il «Tages Anzeiger». «Migliaia di dipendenti perdono il lavoro, migliaia di azionisti, obbligazionisti e contribuenti» almeno una parte dei loro soldi, prosegue il quotidiano zurighese.

Secondo la Neue Zürcher Zeitung, «non è quasi possibile valutare l’intera portata di una delle giornate più nere della storia economica della Svizzera». La «NZZ» ricorda che il disastro è cominciato nel 1995 con l’acquisto di una quota di minoranza della compagnia belga Sabena.

Secondo la «Neue Luzerner Zeitung», non può esser compito dello Stato assumersi responsabilità a causa di errori del management ed di eccessi di capacità. «Volare con Swissair non è un servizio pubblico, ma piuttosto una comodità della società del benessere», secondo il quotidiano lucernese.

Per il commentatore della «Berner Zeitung» non è il momento di lamentarsi della scomparsa di Swissair poiché la soluzione Crossair è la migliore per la compagnia, viste le circostanze. Il quotidiano bernese sottolinea poi l’opportunità di una rinuncia ad aiuti statali: i soldi dei contribuenti non sono destinati a finanziare imprese private. Ma lo Stato potrebbe invece pensare ad aiutare migliaia di persone che prossimamente perderanno il lavoro.

Per il «Blick», i vincitori, ossia Marcel Ospel, presidente dell’UBS, e Moritz Suter, fondatore e presidente della Crossair, hanno poco da ridere, visti i problemi per il personale che da Swissair sarà trasferito a Crossair e dato che il successo della nuova soluzione non è affatto certo.

«Swissair è morta, stroncata da una bomba chiamata incompetenza», osserva l’editorialista della «Liberté» di Friburgo. Per il vodese «24 Heures» l’economia svizzera ha perso anche una parte del suo onore. L’editorialista denuncia la connivenza tra imprenditori, banchieri e società di consulenza che «hanno lasciato debiti milionari».

Per la «Tribune de Genève» i responsabili dovranno pagare: «è impensabile immaginare che si possa uccidere un simbolo senza essere presi di mira dalla giustizia».

swissinfo e agenzie

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