Le “case di riposo” per cavalli: arche della quiescenza equina
In Svizzera, nel Giura, i cavalli vecchi hanno a disposizione delle case di riposo. Le gestisce la Fondazione per il cavallo, un'istituzione privata creata nel febbraio del 1958 dal giornalista e scrittore svizzero-tedesco Hans Schwarz.
Tre le scuderie per cavalli in pensione funzionanti e 180 gli ospiti coccolati ed assistiti dai 28 dipendenti della Fondazione presieduta dal dottor Kurt Weibel che, nel 1965 alla morte del fondatore, ne ha raccolto l’eredità. Per essere ammessi in una delle tre scuderie di riposo della Fondazione per il cavallo bisogna innanzitutto che l’animale abbia compiuto 18 anni, come ha spiegato a swissinfo il direttore Urs Moser. “C’è però una lunga lista d’attesa di circa tre anni”, precisa la segretaria della Fondazione Cathérine Baume.
“E’ vero – aggiunge il direttore – le domande di ricovero di vecchi cavalli superano l’offerta perché, negli ultimi anni, è esplosa la passione per l’equitazione legata al tempo libero. Noi non abbiamo una soluzione a breve termine per far fronte a tutte le domande perché siamo impegnati nel consolidamento delle nostre strutture. Negli ultimi anni, con l’apertura della terza casa di riposo, Maison Rouge, inaugurata nell’agosto del 1999, abbiamo aumentato i posti disponibili da 100 a 180 ed incrementato il numero dei collaboratori da 15 agli attuali 28. Non va dimenticato che la nostra è un’istituzione privata, anche se di dimensione nazionale: non riceviamo alcun sussidio diretto dalla Confederazione e d’altronde – prosegue il direttore Urs Moser – preferiamo non ricorrere ai sussidi pubblici dal momento che la nostra struttura funziona bene. Il solo aiuto che riceviamo dallo Stato è l’esonero dal pagamento delle imposte federali e cantonali, mentre siamo soggetti a quelle comunali”.
Una retta minima
Il budget annuale delle Fondazione per il cavallo si aggira attorno ai 3 milioni e 500 mila franchi, la maggior parte dei quali provenienti dalle offerte di 40 mila donatori. L’attività delle tre case di riposo è deficitaria perché la retta della pensione, che è di 200 franchi il mese, copre solo in minima parte i costi di mantenimento di ogni cavallo che si aggirano tra i 700 ed i 1.000 franchi il mese, a dipendenza delle condizioni di salute dell’animale e delle visite veterinarie e dentistiche richieste. Inoltre vi sono cavalli senza proprietario, come Kandi che era destinata alla macellazione dopo aver passato l’intera vita a tirare il carro con i fusti della birra nelle strade di Bienne. “In questo caso la Fondazione si assume i costi della retta – ci ha precisato la segretaria Cathérine Baume – come anche nei casi in cui il proprietario muore senza lasciare un fondo per il mantenimento del cavallo, oppure quando il proprietario si trova in situazioni economiche difficili”.
La Fondazione per il cavallo può inoltre contare sugli utili dei due ristoranti in funzione, che si basano su una clientela potenziale rappresentata dai circa 100 mila visitatori, che ogni anno visitano le tre scuderie per cavalli a riposo. Il primo si trova presso la sede della Fondazione nonché la prima delle tre case di riposo ad essere aperta e si chiama Le Relais du Roselet. L’altro è il ristorante della Maison Rouge, l’ultima scuderia per cavalli anziani inaugurata nel 1999, mentre a Le Jeanbrenin, in funzione dal 1980, non vi sono servizi di ristorazione. Tutte e tre le “case di riposo” si trovano in un raggio di una quindicina di chilometri di distanza l’una dalle altre: Le Roselet, nella località di Le Breleux, Le Jeanbrenin nel Giura bernese tra i comuni di Tramelan e Courgémont e Maison Rouge nel villaggio di Le Bois.
Cavalli anche di 35 anni
Oltre ai cavalli anziani, principalmente mezzi sangue svizzeri, Franches-Montaignes, ma anche di altre razze, nelle tre “case di riposo” sono ospitati anche asini e pony (ovviamente anziani), quattro buoi di una decina di anni circa ed alcune giumente da allevamento di razza Franches-Montagnes che la scorsa primavera hanno dato alla luce Eloise ed Hubert, due vivacissimi puledri che portano un vento di giovinezza tra i vecchi cavalli in pensione. Queste tre scuderie per vecchi cavalli sono, come ha osservato un documentario per la televisione della rubrica Format NZZ, “le uniche case di riposo nelle quali, regolarmente, si registrano delle nascite”.
Nelle tre “case di riposo” della Fondazione i cavalli vivono in media fino ai 25 anni. Ma vi sono anche cavalli che raggiungono i 35 anni, come Fumet, l’ex-presidente onorifico dell’Associazione vecchi cavalli di Le Roselet, morto la scorsa primavera. “Il suo posto di decano – aggiunge la segretaria della Fondazione – è stato preso ora da Lotti, una cavalla mezzo sangue svizzera di 34 anni”.
Una morte dolce
Dopo una vecchiaia dorata, per i fortunati cavalli ospitati nelle tre scuderie di riposo della Fondazione, anche la morte arriva dolcemente. Quelli gravemente ammalati (artrosi, insufficienza cardiaca, coliche sono le malattie tipiche e più dolorose dei cavalli anziani) vengono soppressi. “Preferiamo abbreviare la loro esistenza – precisa ancora Cathérine Baume – piuttosto che vederli soffrire di mali incurabili. Ovviamente la decisione finale spetta al proprietario. L’ultimo viaggio del cavallo avviene in modo da non stressare l’animale, che viene ucciso in un luogo familiare, il locale dove ogni cinque settimane circa viene portato per fare la doccia. Spetta poi ancora al proprietario decidere se bruciare la carcassa dell’animale, oppure immettere la carne nel circuito commerciale. Va da sé che solo la carne degli animali sani viene venduta”.
Un’eclissi dorata, quella dei vecchi cavalli ospitati nelle tre scuderie di riposo della Fondazione per il cavallo. Centoottanta vecchi animali su un’arca che li preserva dalla sofferenza e dallo stress, dopo un’esistenza attiva dedicata completamente al lavoro ed all’uomo.
Sergio Regazzoni, Le Roselet
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