Limiti di radioattività rispettati in Svizzera nel 1999
L'anno scorso, la popolazione non è stata sottoposta a dosi eccessive di radioattività provenienti da fonti artificiali. Le radiazioni derivano essenzialmente da elementi naturali, come il radon che supera i livelli massimi in alcune regioni.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), i limiti regolamentari di radioattività sono stati rispettati anche nelle zone al sud del Paese, dove sussiste una forte concentrazione di cesio 137, dovuta all’incidente della centrale nucleare di Cernobyl nel 1986.
Le concentrazioni di questa sostanza nell’erba e nel latte sono nettamente diminuite; il calo è invece meno vistoso nella selvaggina e nei funghi. Dall’ottobre 1999 Svizzera e Unione europea esigono un certificato di radioattività per le importazioni di funghi provenienti dai paesi dell’est.
Per il resto, la quantità media annua di radiazioni cui è esposta la popolazione svizzera è essenzialmente da attribuire a sorgenti naturali, mentre l’apporto delle centrali nucleari è inferiore all’uno per cento e si aggira attorno ai 4 millisievert all’anno.
Di essi 1,6 sono dovuti al radon, 1,2 a sorgenti radioattive naturali, circa uno ad applicazioni mediche e 0,2 a tutte le altri fonti artificiali (oltre agli esperimenti nucleari e all’incidente di Cernobyl, concorrono centrali nucleari, uso di radionuclide in medicina, ricerca e tecnica).
Sempre secondo l’UFSP, nell’uno per cento delle case esaminate sono state rilevate immissioni naturali di gas radon troppo elevate. Il radon, se presente in dosi eccessive, può aumentare il rischio di cancro ai polmoni. Attualmente è in corso un programma nazionale in collaborazione con i cantoni che prevede il risanamento degli edifici con concentrazioni che superano i limiti consentiti.
swissinfo e agenzie
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