Ricadute economiche positive dell’aiuto allo sviluppo
L'aiuto allo sviluppo ha effetti positivi anche per l'economia svizzera. Ogni franco speso all'estero genera in Svizzera un reddito che va da 1.40 a 1.60 franchi. La cooperazione assicura inoltre fra i 13 e i 18 mila posti di lavoro.
In cifre assolute, «un budget per l’aiuto allo sviluppo di 1,3 miliardi di franchi, come quello del 1998, ha generato sulla nostra economia un impatto quantificabile in un valore che va da 1,8 a 2 miliardi di franchi». È quanto ha reso noto martedì la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri, presentando i risultati di una ricerca commissionata all’Istituto universitario di studi sullo sviluppo (IUED) di Ginevra e all’Università di Neuchâtel.
Differenze sono state verificate tra l’aiuto bilaterale – nello specifico, ogni franco genera un valore che va da franchi 1.15 a 1.25 – e l’aiuto multilaterale, per il quale si è trovato che l’effetto economico generato varia da franchi 1.70 a 1.90. «La Svizzera è uno dei paesi in cui gli effetti della cooperazione allo sviluppo hanno la massima portata sull’economia nazionale», sottolinea e la DSC.
Ricadute positive si registrano anche per quanto riguarda l’occupazione in Svizzera: il numero di posti di lavoro collegati all’aiuto allo sviluppo è stimato fra i 13 e i 18 mila unità.
L’aiuto svizzero fa prioritariamente fronte ai bisogni delle popolazioni e dei paesi più poveri, rammenta la DSC. Per raggiungere l’obiettivo che le è stato assegnato, la cooperazione elvetica tiene conto delle necessità espresse dai suoi partner dei paesi in via di sviluppo nei loro sforzi tesi a migliorare la situazione delle popolazioni locali. I beni ed i servizi finanziati non provengono quindi necessariamente dalla Svizzera, «in quanto la scelta è basata su criteri qualitativi, economici, funzionali, e sulla possibilità di operare con forze locali».
L’applicazione di questi criteri, che sono poi quelli delle organizzazioni internazionali alle quali la Svizzera versa dei contributi, favoriscono tuttavia importanti e positive ricadute sull’economia elvetica: «il nostro paese è in effetti in grado di offrire beni e servizi competitivi, capaci di soddisfare pienamentele richieste fornite dai paesi in via di sviluppo».
Se paragonati a quelli di uno studio analogo riguardante i dati del 1990, 1992 e 1994, i nuovi risultati appaiono tuttavia leggermente inferiori (da 15 a 20 centesimi per ciò che riguarda gli effetti sul PIL, e per circa 5 mila unità rispetto al numero di posti di lavoro), rileva la DSC. «Ciò si spiega soprattutto con la diminuzione degli acquisti in Svizzera e per una certa qual riduzione del volume dell’aiuto pubblico allo sviluppo».
D’altronde, «si può tranquillamente ammettere che l’economia svizzera si fa conoscere tramite la sua cooperazione allo sviluppo, trovando nuovi clienti, le cui ordinazioni sono finanziate da fonti diverse da quelle della cooperazione». Uno studio econometrico effettuato sul periodo che va dal 1970 al 1996 indica che ogni punto percentuale d’aumento dell’aiuto si è tradotto in un incremento medio dello 0,37 per cento delle esportazioni svizzere.
swissinfo e agenzie
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