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Risarcimento per gli ex-lavoratori forzati in imprese svizzere

L'Organizzazione internazionale per le migrazioni prevede di distribuire 35 milioni di dollari ad ex-lavoratori forzati non ebrei impiegati presso imprese elvetiche durante il nazismo. Altri dieci milioni saranno versati ai sopravvissuti più poveri.

Questa cifra rappresenta una parte dei 450 milioni di dollari dell’accordo globale tra le banche svizzere e le organizzazioni ebraiche che secondo il piano di ripartizione stipulato a New York si è deciso di attribuire a questa categoria di persone.

Altri 800 milioni di dollari, il grosso della cifra, andrà ai possessori o eredi di conti in giacenza aperti presso istituti di credito elvetici. Globalmente, la somma pattuita tra UBS, Credit Suisse e controparte ebraica è di 1,25 miliardi di dollari.

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), con sede a Ginevra, soccorrerà principalmente ex «schiavi di Hitler» che hanno lavorato per società elvetiche o per le loro filiali in Germania e i cui proventi sono stati depositati in Svizzera.

Ad approfitare di questa cifra saranno anche omosessuali, zingari, andicappati e rifugiati respinti alla frontiera con la Svizzera. Per l’OIM, le persone che potrebbero essere aiutate sono tra 20 e 30 mila.

Tra le altre organizzazioni incaricate dal piano di ripartizione di distribuire parte dei 450 milioni di dollari figura anche la Claims Conference e l’American Jewish Joint Distribution Committee. Per quanto attiene ai conti in giacenza, sarà un tribunale arbitrale con sede a Zurigo ad occuparsi delle richieste d’indennizzo.

swissinfo e agenzie

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