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GB: intronizzata prima donna arcivescovo anglicano di Canterbury

Keystone-SDA

Si è tenuta oggi l'intronizzazione ufficiale come arcivescovo di Canterbury di Sarah Mullally, prima donna eletta nei mesi scorsi nella carica di primate della Chiesa d'Inghilterra, nata dallo scisma anglicano dal Cattolicesimo decretato nel 1534 da re Enrico VIII.

(Keystone-ATS) L’intronizzazione ufficiale è stata segnata da una liturgia solenne nella millenaria cattedrale di Canterbury, nel sud-est dell’Inghilterra.

Mullally, 63 anni, ex infermiera, sposata e madre di due figli, ha prestato giuramento davanti a circa 2’000 persone, tra cui il primo ministro britannico Keir Starmer, il principe ereditario William e sua moglie Kate a rappresentare il 77enne re Carlo III, capo nominale della Chiesa d’Inghilterra con il titolo di “Custode supremo”, ma anche membri del servizio sanitario nazionale britannico, il NHS.

A margine del rito, Mullally, che è già stata il primo vescovo anglicano donna di Londra, ha sottolineato alla BBC la consapevolezza del “significato” della sua nomina, arrivata dopo una serie di scandali sessuali culminati nelle dimissioni nel novembre 2024 del suo predecessore, Justin Welby, accusato d’aver contribuito a coprire una vicenda di abusi su ragazzi compiuti nei decenni scorsi in seno alla comunità ecclesiale.

E ha evocato in particolare “il sostegno” delle fedeli donne in veste di prima titolare non di sesso maschile della sede primaziale inglese dopo 105 arcivescovi uomini succedutisi a partire da Sant’Agostino da Canterbury dal sesto secolo dopo Cristo.

La crescente visibilità dei principi del Galles da futuri sovrani è stata testimoniata nel weekend da una dichiarazione del loro entourage diffusa per assicurare come l’erede al trono intenda restare garante della religione cristiana anglicana, ma pure vivere la propria “fede in una dimensione privata” e più intima, comune alla mentalità di tanti britannici in un Regno sempre più multietnico e multiconfessionale.

Sottolineatura interpretata dai media in una chiave di volontà di modernizzazione rispetto ai richiami pubblici alla fede e alla devozione personale manifestati ad esempio talora da sua nonna, la defunta regina Elisabetta II.

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