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GE: un migliaio a manifestazione pro Palestina, sanzioni a Israele

Keystone-SDA

A tre anni dal 7 ottobre e dall'offensiva di Israele a Gaza, la protesta torna a infiammare Ginevra. In 1'500 hanno manifestato per chiedere al governo un segnale forte: il blocco immediato di ogni relazione militare, energetica e commerciale con lo Stato ebraico.

(Keystone-ATS) In piazza è tornato a risuonare uno dei cori più frequenti di questi mesi: “Svizzera complice”. Scesi in strada su iniziativa del Collectif Urgence Palestine, i manifestanti hanno accusato Israele di condurre una vera e propria “pulizia etnica” nei territori palestinesi, richiamando i ripetuti allarmi già lanciati dall’ONU.

Secondo quanto riferito dalla polizia ginevrina all’agenzia Keystone-ATS, alla manifestazione hanno preso parte circa 1’500 persone. La mobilitazione si è svolta in un clima del tutto tranquillo, come confermato da una portavoce delle forze dell’ordine.

Critiche ai coloni

I manifestanti hanno inoltre denunciato l’impiego della fame come arma di guerra e il drammatico bilancio di morti e feriti nella Striscia di Gaza. Sotto accusa è finita anche la condotta dei coloni in Cisgiordania, formalmente condannata dalla Svizzera solo pochi giorni fa.

Secondo i manifestanti, negli ultimi tre anni Berna è rimasta a guardare o ha persino favorito lo Stato ebraico. Da qui la richiesta di un taglio netto a tutte le relazioni commerciali, accademiche e culturali con Israele, oltre allo stop immediato della cooperazione militare, ricordando l’accordo stipulato dalla Svizzera per l’acquisto di droni da guerra israeliani.

Quattro crimini contestati

I manifestanti chiedono l’immediato arresto del premier Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant qualora dovessero mettere piede in Svizzera, in attuazione del mandato di cattura emanato dalla Corte penale internazionale (CPI). Da parte sua, Berna ha sempre chiarito che non fermerà i leader israeliani se questi si recheranno nel Paese per motivi negoziali.

Il Collectif Urgence Palestine sollecita le autorità federali ad applicare le direttive della Corte internazionale di giustizia (CIG), che impongono agli Stati di fare tutto il possibile per prevenire un genocidio. Questo termine è stato impiegato in primis dalla relatrice speciale dell’ONU e da altre entità indipendenti delle Nazioni Unite.

Dallo scorso anno infatti anche la Commissione d’inchiesta internazionale sui territori palestinesi ritiene che Israele abbia compiuto a Gaza quattro dei cinque atti che la Convenzione del 1948 definisce come genocidio. La stessa commissione sottolinea come le operazioni militari nell’area proseguano con forte intensità, nonostante il cessate il fuoco concordato nell’ottobre 2025.

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