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Giappone, governo attua stretta su visti per imprenditori stranieri

Keystone-SDA

Il recente inasprimento in Giappone dei requisiti per ottenere il visto da "business manager", introdotto dal governo conservatore lo scorso ottobre, ha provocato un crollo del 96% delle domande mensili.

(Keystone-ATS) LA questione ha riacceso il dibattito politico e imprenditoriale sulle politiche migratorie del Paese.

La riforma, difesa dall’esecutivo guidato dalla premier Sanae Takaichi, punta a contrastare gli abusi legati all’utilizzo dello status di residente destinato agli imprenditori stranieri.

Le nuove disposizioni ministeriali prevedono un forte aumento del capitale minimo richiesto per avviare un’attività: 30 milioni di yen, pari a circa 162 mila euro, sei volte superiore alla soglia precedente. Oltre ai requisiti finanziari, viene ora richiesto anche l’impiego di lavoratori giapponesi o residenti permanenti e la dimostrazione di una conoscenza della lingua giapponese sufficiente alla comunicazione quotidiana e professionale.

Secondo il governo, le nuove regole allineano il Giappone agli standard internazionali e contribuiscono a limitare l’uso improprio dei visti a fini migratori. Il ministro incaricato, Kimi Onoda, ha dichiarato il 12 maggio che la revisione normativa ha “in buona parte dissipato le preoccupazioni sull’uso improprio del visto”.

Gli osservatori sottolineano tuttavia come la stretta rischi di colpire anche imprenditori pienamente regolari, in particolare nel settore delle piccole imprese e della ristorazione etnica, comparti che negli ultimi anni hanno contribuito alla rivitalizzazione economica di diverse aree urbane.

Una indagine della società di ricerca Tokyo Shoko Research evidenzia che il 45,2% delle 299 aziende a conduzione straniera intervistate teme conseguenze negative dall’inasprimento delle norme, mentre il 5,3% valuta addirittura la chiusura dell’attività. L’esecutivo giustifica la misura con il principio secondo cui “chi beneficia sostiene i costi”, spiegando che le nuove entrate saranno destinate a finanziare politiche per una “società di coesistenza ordinata”.

Accademici e associazioni di tutela dei residenti stranieri avvertono però che un aumento così marcato dei costi potrebbe avere un effetto deterrente. Nel corso di un’audizione parlamentare, Atsushi Kondo, docente di diritto costituzionale alla Meijo University, ha osservato che “un aumento improvviso e consistente delle tariffe potrebbe ridurre il numero di stranieri interessati a venire in Giappone”.

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