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GR: Anna Giacometti viene congedata: “mi mancherà Palazzo federale”

Keystone-SDA

Dopo sette anni in Consiglio nazionale oggi la deputata grigionese Anna Giacometti (PLR) viene ufficialmente congedata. In un'intervista a Keystone-ATS ripercorre la sua carriera politica: dagli inizi nell'allora Comune di Stampa al momento in cui ricevette 15 voti per il Consiglio federale.

(Keystone-ATS) Anna Giacometti, come si sente a lasciare definitivamente la carriera politica?

(Racconta sorridendo) Sono felice, perché so di aver preso la decisione giusta nel momento giusto. Me ne vado prima che qualcuno cominci a pensare: “Quella lì potrebbe anche andarsene”. Ho sentito diverse persone dispiaciute. Sono veramente molto grata e onorata di aver potuto fare quest’esperienza.

A metà settembre ha dichiarato ai microfoni di RTR di voler lasciare la carica. Una settimana dopo ha annunciato che il suo ritiro era previsto già per la fine di questa sessione. Come mai questa decisione anticipata?

Il mio piano era di consegnare la lettera di dimissioni anticipate al presidente del Consiglio nazionale il giorno del plurilinguismo, il 26 settembre. Ma già la settimana prima i giornalisti di RTR stavano facendo un sondaggio per sapere chi si ripresentava alle elezioni dell’anno prossimo. E allora ho detto che mi ritiravo, senza precisare quando. La settimana dopo ho poi comunicato ufficialmente che lasciavo in anticipo. Le motivazioni erano comunque le stesse: voglio dedicare più tempo alla mia famiglia, ai miei nipoti e voglio avere più tempo a disposizione per viaggiare.

Quanto ha pesato l’assoluzione nel processo di Bondo sulla sua decisione di lasciare Berna in anticipo?

Ha inciso in modo importante. Dopo la sentenza mi sentivo un po’ sottosopra, ma poi alcuni giorni dopo ho cominciato a sentirmi più libera. Non c’era più il peso del processo penale, che era pesante, anche se riuscivo a non pensarci sempre.

Il ritiro anticipato è da leggere anche come una mossa politica strategica?

Ci tengo a dire che non ho avuto pressioni da parte del mio partito. Ammetto però che si tratta di una situazione vantaggiosa per entrambe le parti. Ritirandomi ora il mio successore Christian Rathgeb, che è già conosciuto per essere stato Consigliere di Stato nei Grigioni, avrà più chance per tenere il seggio alle elezioni a ottobre 2027. Anche perché l’anno prossimo gli scranni dei Grigioni passeranno da cinque a quattro.

Con il suo ritiro, la deputazione grigionese dopo 15 anni non avrà più una voce proveniente dalle valli italofone a Berna. Prima per otto anni, dal 2011 al 2019, c’era stata Silva Semadeni (PS). Come verrà sostituita questa rappresentanza?

Al mio arrivo a Berna sono subito stata accolta nella deputazione ticinese alle Camere federali. Ieri ho avuto l’ultima riunione con loro e mi hanno chiesto chi subentrerà al mio posto, perché purtroppo non ci sarà più un rappresentante italofono dai Grigioni.

In questi anni è stata la parlamentare che ha affrontato la trasferta più lunga fino a Berna. Mi ha raccontato di aver fatto ben 35 trasferte fino alla città federale l’anno scorso, il che corrisponde a quasi due mesi passati in viaggio. In che modo è riuscita a portare la voce della periferia nella città federale?

Secondo me sono riuscita a trasmettere la sensibilità per le nostre regioni a Berna. E penso che ce ne sia più di quella che si percepisce all’esterno. Poi bisogna tenere a mente che non c’è solo la Bregaglia come regione periferica, ma ci sono tante regioni di montagna nel nostro paese.

Concretamente se penso alla perequazione finanziaria nazionale, penso che il Canton Grigioni non possa lamentarsi. E anche quando c’è bisogno d’aiuto in situazioni d’emergenza, la Confederazione e anche il Cantone intervengono subito. L’ho vissuto in prima persona proprio dopo la frana del Pizzo Cengalo, quando Doris Leuthard è arrivata da Berna il giorno dopo la catastrofe.

Fino alla fine di novembre farà ancora parte della Commissione delle finanze. Negli ultimi anni si è discusso tanto di finanze federali soprattutto a causa del pacchetto di sgravio 27. Guardando alla sua esperienza degli ultimi anni, come vede il futuro delle finanze federali?

Mi riferisco all’esperienza più recente che ho fatto, che mi ha anche in parte delusa. Nel mese di marzo abbiamo dibattuto a lungo in Consiglio nazionale per stabilizzare le finanze senza dover fare troppi tagli, anche proprio a favore delle regioni di montagna. Ero relatrice della commissione e l’oggetto in discussione era molto complicato.

Nel mese di aprile, la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter ha poi comunicato che la situazione delle finanze federali non era così negativa come previsto. Penso sia difficile anche per la popolazione capire come stiano veramente le cose. Io personalmente ho imparato ad essere più cauta quando altri cercano di far paura, dicendo che la situazione delle finanze federali è precaria.

Lei ha cominciato la sua carriera politica nel Comune di Stampa, poi è diventata nel 2010 la prima sindaca del Comune aggregato di Bregaglia e nel 2019, con grande sorpresa, è stata eletta in Consiglio nazionale. In quale veste si è sentita di poter dare il maggior contributo?

Ovviamente nella carica di sindaca. Il mio lavoro mi piaceva tantissimo, perché avevo un contatto diretto con la popolazione. Poi l’esperienza di assistere alla nascita e costruire un nuovo Comune è stata bellissima. Inoltre mi piace vedere dei risultati e sono anche disposta ad assumermi delle responsabilità. Non ho mai avuto paura di dover prendere delle decisioni.

Arrivare a Berna, invece, non è stato facile. Ammetto di aver fatto fatica, anche perché subito dopo è scoppiata la pandemia. Ho dovuto constatare che, quando un nuovo deputato arriva, nessuno lo sta aspettando. Quindi bisogna trovarsi da soli il proprio posto. Lo stesso vale per i contatti e la ricerca delle maggioranze. Lo stesso succederà stasera: quando un parlamentare lascia il proprio incarico, esce di scena e non c’è più. Invece un sindaco non viene dimenticato dalla popolazione.

Cosa le mancherà maggiormente del suo mandato a Berna? E cosa invece è felice di lasciarsi alle spalle?

Sicuramente non mi mancherà la posta elettronica. Prima dell’inizio delle sessioni veniamo bombardati da tantissime e-mail da parte di associazioni e lobby. E mi sembra che aumenti di anno in anno.

Mi mancheranno invece le persone con le quali ho instaurato un rapporto di amicizia e di fiducia, come ad esempio il consigliere nazionale ticinese Alex Farinelli. Abbiamo iniziato insieme a Berna e siamo entrambi nella Commissione delle finanze. Mi mancherà anche Palazzo federale. È stato un grande onore poterci lavorare.

La sua elezione sette anni fa è stata una sorpresa per tutti, per lei in primis. Ci sono stati altri momenti inaspettati in questi anni passati a Palazzo?

(Ridendo) Probabilmente, il momento più inaspettato è stato quello delle elezioni del Consiglio federale del dicembre 2023, quando 15 deputati hanno votato per me.

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