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GR: fotografo documenta ogni 30 minuti il cambiamento dei ghiacciai

Keystone-SDA

Il fotografo di origini bernesi e ticinesi Jürg Kaufmann ha dato il via nel 2023 al progetto "Glaciers.Today". Negli ultimi tre anni ha scattato oltre 50'000 fotografie del Piz Palü, del ghiacciaio del Morteratsch e del Pers. Il suo obiettivo è raccontare e documentare in modo visivo e trasparente il cambiamento dei ghiacciai.

(Keystone-ATS) Clic. Clic. Clic. Uno scatto ogni mezz’ora da tre anni. Sempre dalla stessa angolazione, sempre con l’obiettivo rivolto verso le montagne e i ghiacciai. Quest’estate a farla da padrone sulle foto dei giganti del Gruppo del Bernina è il grigio. Il ghiaccio nudo, più scuro, assorbe energia e di conseguenza si scioglie più in fretta. Il bianco della neve si fa via via più raro e si vede solo in alcuni punti vicino alle vette che con il Piz Bernina superano i 4’000 metri di altezza.

Il sito del progetto “Glaciers.Today” negli ultimi tre anni è diventato un archivio pubblico, che documenta giorno per giorno, stagione dopo stagione, lo stato di salute dei ghiacciai dell’Engadina. Dietro a quest’iniziativa c’è il fotografo Jürg Kaufmann: “Sui social un’immagine dura in media un secondo e mezzo. Il cambiamento vero non si vede in così poco tempo, richiede pazienza. Per questo il valore del progetto cresce ad ogni scatto”, spiega Kaufmann in un’intervista a Keystone-ATS. Con le immagini scattate con due fotocamere ad alta risoluzione installate sul comprensorio della Diavolezza tutti possono capire che in quota è in atto un cambiamento che va sempre più veloce. “Il ghiacciaio è come un termometro e dice sempre la verità”, continua il fotografo.

Dai ghiacciai del Vallese all’America’s Cup

Il 58enne è nato a Thun ed è cresciuto fra l’Oberland bernese e il Canton Ticino. Il fascino per i ghiacciai lo accompagna fin dall’infanzia. Quando era piccolo e si trovava dai nonni in montagna sopra Lauenen nel Canton Berna, in estate andava fino al ghiacciaio del Gälten. All’età di dieci anni la famiglia si è poi trasferita in Ticino e i ghiacciai si sono allontanati.

La montagna è tornata a bussare alle porte quando l’esercito svizzero ha chiesto a Kaufmann di fare il fotografo per la Patrouille des Glaciers, la competizione internazionale di scialpinismo che si svolge ogni due anni in Vallese. Per ben quattro edizioni ha immortalato con l’obiettivo gli atleti. Ma il suo sguardo non si è fermato solo alle cime: ha raccontato anche il mondo della vela, seguendo le sfide nei mari dell’America’s Cup, la più antica competizione di vela ancora attiva al mondo.

“Sono un cronista, non un attivista”

Torniamo ai ghiacciai. Il mese di luglio appena conclusosi si appresta a diventare il più caldo mai registrato in Svizzera dal 1864. E le foto di Jürg Kaufmann lo attestano in maniera impressionante. “Se metto le immagini una accanto all’altra, la storia si racconta da sola”, e fa un confronto: nel 2023 i ghiacciai erano già grigi in agosto, nel 2024 c’è stata una piccola tregua con la neve fresca in piena estate, nel 2025 una nuova estate dura per i giganti di ghiaccio. E il 2026 non sarà meglio.

Kaufmann si definisce un cronista, non un attivista. Con le sue foto spera di risvegliare convinzione nelle persone di tutte le generazioni. “Stiamo vivendo un cambiamento di lungo periodo e adattarsi richiede una convinzione solida, non attivismo”, afferma il fotografo, ritenendo che la convinzione nasca dal voler capire un processo e rimane quindi ancorata in modo più profondo.

Foto per il soccorso alpino e la ricerca

Oltre a sensibilizzare la popolazione, le foto di Kaufmann sono utili anche al soccorso alpino. “È la parte che mi rende più orgoglioso”, ammette. Il soccorso alpino della sezione Bernina del CAS usa le immagini scattate in tempo reale per preparare gli interventi. E pure il mondo della ricerca segue con interesse il progetto finanziato da diversi sponsor. “Siamo in dialogo con il monitoraggio scientifico dei ghiacciai, ci scrivono anche dottorandi e studenti di master dall’estero per avere informazioni”, spiega il fotografo, aggiungendo che le foto scattate con regolarità sempre dallo stesso posto hanno un valore importante per la ricerca.

Le fotocamere sulla Diavolezza a 3’000 metri di quota sono state esposte a condizioni estreme, ma hanno sempre funzionato. E rimarranno lì sicuramente fino al 2033. Il fotografo ha già in mente altri posti per proseguire il suo progetto: nel 2027, se tutto va secondo i piani, ne dovrebbero venir installate altre tre presso la capanna Boval, in modo da riuscire a catturare i cambiamenti del ghiacciaio del Morteratsch da un’altra prospettiva. “Il mio sogno più grande sarebbe quello di raccontare l’Aletsch, il ghiacciaio più esteso delle Alpi, e il Gorner sopra Zermatt”, sogna ad occhi aperti il fotografo. Per realizzarlo servono “solo” due cose: le autorizzazioni e il finanziamento da parte degli sponsor.

Jürg Kaufmann non si lascia però intimorire o scoraggiare. Per lui la direzione del progetto è chiara: creare una rete pubblica di camere fisse sui ghiacciai più importanti delle Alpi svizzere. E documentarne giorno dopo giorno la loro triste agonia.

Il cambiamento dei ghiacciai può essere osservato seguendo questo link:

https://www.glaciers.today/

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