GR: Gran Consiglio diviso sulla Legge contro la violenza domestica
La maggioranza del Gran Consiglio grigionese ha difeso oggi la necessità di una nuova Legge cantonale contro la violenza domestica. L'UDC ha espresso il timore che comporti un ulteriore e inutile aggravio burocratico.
(Keystone-ATS) Su un aspetto gli interventi odierni in Parlamento sono stati unanimi: per la violenza non c’è spazio nella società e gli atti violenti non vanno tollerati.
Con la nuova Legge cantonale contro la violenza domestica, l’esecutivo retico intende migliorare la collaborazione tra i diversi enti pubblici e le organizzazioni private. Finora questa collaborazione si basa sul programma di Governo, il cui finanziamento è però garantito soltanto fino alla fine del 2028. Senza una nuova legge, gli uffici e le organizzazioni non disporrebbero dei fondi necessari per coordinare le proprie attività congiuntamente.
Anche la raccolta cantonale di dati sui casi di violenza, in forma pseudonimizzata, necessita di una base giuridica. Secondo i sostenitori, questa raccolta sarebbe “assolutamente necessaria” per elaborare misure mirate in materia di prevenzione, sensibilizzazione e offerte di aiuto.
L’UDC teme un’inutile burocrazia
L’UDC, dal canto suo, durante il dibattito ha ricordato la revisione della Legge cantonale sulla polizia, approvata un anno fa. Anche questa prevede che le autorità intervengano in modo mirato contro la violenza domestica. “Non abbiamo certo bisogno di altre leggi: abbiamo bisogno di applicare questa legge sulla polizia, non di accumulare pile di scartoffie”, ha dichiarato, tra gli altri, Reto Rauch (UDC).
Altri rappresentanti democentristi hanno sostenuto che il problema debba essere affrontato alla radice, facendo riferimento alla percentuale di cittadini stranieri tra i casi registrati di violenza domestica. Oltre il 53% delle persone violente sarebbe di origine straniera. “Se vogliamo cambiare qualcosa, dobbiamo intervenire proprio lì”, ha aggiunto Rauch. Il granconsigliere UDC Rico Rieder ha parlato di “un problema importato”.
Per la sinistra, legge che agisce in anticipo
Altri deputati hanno sottolineato che si tratta di un problema che riguarda tutti gli strati sociali. I rappresentanti della sinistra e dei Verdi lo hanno definito un “problema maschile”: secondo Lydia Tobler (Verdi), infatti, il 95% delle persone violente sarebbe di sesso maschile.
Inoltre, Nicolas Zogg (Verdi) ha fatto notare che la legge sulla polizia interviene soltanto dopo che è stato commesso un reato, mentre la nuova legge permetterebbe di agire già prima che si verifichino episodi di violenza.
Il consigliere di Stato del Centro Marcus Caduff ha infine difeso la nuova legge. Questa consentirebbe di dare una base giuridica al lavoro già svolto. L’obiettivo non è disciplinare tutto da capo, bensì sviluppare ulteriormente le strutture esistenti, ha spiegato. Inoltre, la raccolta dei dati deve necessariamente poggiare su una base giuridica: in sua assenza, non sarebbe nemmeno possibile “guardare da vicino” il fenomeno, ha aggiunto.
La questione della nazionalità
A tener banco durante la discussione dei singoli articoli è stata una richiesta di una minoranza della commissione preparatoria. Questa chiedeva che nella raccolta dei dati, oltre ad essere riportati l’età e il genere delle persone interessate, venisse menzionata anche la nazionalità. “Se già creiamo una base per le statistiche, questa deve necessariamente includere anche la nazionalità”, ha spiegato il deputato Rico Rieder (UDC), appoggiato da altri interventi anche provenienti dai banchi del PLR.
Marcus Caduff ha risposto che, a suo avviso, il problema consiste nel fatto che “più caratteristiche si aggiungono, più aumenta il rischio di reidentificare le persone”.
La votazione si è conclusa con uno scarto minimo: 60 voti contrari formati da PS, Verdi, Verdi liberali e Centro e 57 favorevoli composti da UDC e PLR.
In prima serata il dibattito sulla legge non è ancora terminato. Il Parlamento grigionese si chinerà di nuovo domani mattina sugli ultimi articoli rimanenti.