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GR: perché il processo di Bondo è così eccezionale

Keystone-SDA

I processi penali che vedono coinvolte autorità comunali o cantonali a seguito di eventi naturali rimangono una rarità in Svizzera. L'ultimo dibattimento risale a oltre vent'anni fa. Lunedì sarà il turno del processo a cinque persone, che dovranno rispondere di omicidio colposo a seguito della frana del Pizzo Cengalo, in Val Bregaglia (GR) che il 23 agosto 2017 seppellì otto escursionisti.

(Keystone-ATS) Nel 1998 una frana nel Taubenlochschulcht vicino a Bienne (BE) colpì quattro bambini che stavano percorrendo il sentiero escursionistico. Un bambino di otto anni morì, tre rimasero gravemente feriti. L’anno successivo a Evolène nel Canton Vallese 12 persone persero la vita travolte da una valanga. “Si tratta di due casi la cui questione giuridica è paragonabile a quella di Bondo, perché in entrambi i casi si tratta della prevedibilità di eventi naturali”, ha spiegato in un’intervista a Keystone-ATS Rahel Müller, avvocata specializzata in incidenti di montagna.

Nel caso del Taubenlochschulcht il presidente dell’associazione, responsabile dei sentieri incaricato dal Comune, venne condannato per omicidio colposo nel dicembre del 2003. Pure nel caso di Evolène nel 2005 ci fu una condanna per lo stesso reato, a cui risposero il sindaco e il responsabile comunale per la sicurezza. Malgrado, in questo caso, ci fu un ricorso fino al Tribunale federale, la corte di Losanna confermò il verdetto. Nessuno dei condannati finì in prigione, perché le pene erano sospese con la condizionale. “Ci sono pochi incidenti mortali legati a pericoli naturali in cui la responsabilità penale è stata riconosciuta dai tribunali”, ha continuato Müller.

Nel caso di Bondo due funzionari cantonali, un geologo incaricato dall’Ufficio cantonale foreste e pericoli naturali e due rappresentanti del Comune di Bregaglia, fra cui l’allora sindaca, sono indagati.

Dagli abbandoni ai ricorsi

Oltre alla rarità del caso l’avvocata elenca un altro motivo, che rende il processo di Bondo così eccezionale: il percorso giuridico che ha portato all’accusa. Nel 2019 la Procura pubblica decise il decreto di abbandono, perché la frana non sarebbe stata prevedibile. Una posizione condivisa un anno più tardi anche dall’allora Tribunale cantonale dei Grigioni, che respinse il ricorso dei parenti delle vittime. Questi sono andati fino al Tribunale federale. Secondo Losanna le conclusioni nella perizia dei funzionari cantonali non bastavano per archiviare il caso. Nel 2021 il fascicolo venne riaperto e ora, a cinque anni di distanza, si arriva al processo.

“Procura e tribunale seguono principi diversi: la prima finché c’è un sospetto di reato deve continuare ad indagare. Un tribunale invece, secondo il principio ‘in dubio pro reo’, se ci sono dubbi assolve gli imputati”, ha continuato Rahel Müller.

Un processo che lascerà il segno

Indipendentemente dalla sentenza, secondo l’avvocato questo processo manderà un segnale sociale. “Se le persone che svolgono funzioni pubbliche vengono condannate penalmente per decisioni che, a posteriori, si rivelano sbagliate, è probabile che la società diventi più cauta nell’assumere determinate responsabilità”. Rahel Müller riprende l’esempio della tragedia di Evolène: a seguito della condanna c’era una forte insicurezza nel settore della protezione delle valanghe.

È una sensazione che Rahel Müller percepisce anche oggi quando tiene delle conferenze su questo tema. Chi lavora in settori quali, ad esempio, la prevenzione delle valanghe, percepisce il peso della responsabilità e il timore nei confronti di una condanna penale legata a eventuali decisioni o valutazioni errate.

Il processo per chiarire eventuali responsabilità nel caso della frana del Pizzo Cengalo inizierà lunedì prossimo e durerà probabilmente tre giorni. Non si terrà nell’aula del Tribunale regionale Maloja a St. Moritz, bensì nel centro congressi Rondo a Pontresina. L’udienza è pubblica. “È anche un modo per far sì che l’opinione pubblica riacquisti fiducia nella giustizia grigionese”, ha concluso Rahel Müller.

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