Il coronavirus spinge a redigere il testamento biologico

Confrontate con le sofferenze di parenti o conoscenti infettati dal coronavirus, molte persone in Svizzera durante la pandemia hanno meditato sull'importanza del testamento biologico e hanno deciso d'impartire le proprie disposizioni anticipate. Westend61 / Rainer Berg

La pandemia di Covid-19 ha portato la morte in primo piano, stimolando molti a riflettere su come desidererebbero (o non vorrebbero) porre fine alla propria esistenza e a impartire le relative disposizioni. Durante il lockdown nella Svizzera italiana e francese, la domanda di moduli per il testamento biologico è aumentata in modo esponenziale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 23 luglio 2020 - 13:30

"Non mi piacerebbe finire vegetando. Non voglio vivere questo, non voglio provare la sensazione della mancanza d'aria, di non più poter respirare", ha dichiarato in giugno alla televisione pubblica della Svizzera francese (RTS) Susanne Degives, un'87enne che vive a Ginevra. "Trovo che si debbano lasciar partire in modo tranquillo le persone di una certa età", ha commentato.

Considerazioni che l'anziana ha maturato seguendo il doloroso percorso di conoscenti infettati dal coronavirus, sottoposti a terapie intensive, che sono tuttora sofferenti. "Non riuscivano più a parlare, non riuscivano più a respirare e adesso, due mesi dopo, sono ancora ammalati", ha raccontato.

Un'esperienza che l'ha indotta ha redigere le proprie "direttive anticipate". E non è un caso isolato. La drammaticità della pandemia ha reso consapevoli molte persone dell'importanza di compilare il testamento biologico, che garantisce l'autodeterminazione.

Cosa sono le direttive anticipate?

Nelle direttive anticipate del paziente, note anche come testamento biologico, la persona definisce le proprie esigenze di cure e trattamenti medici nel caso in cui diventasse incapace di discernere e impartisce le disposizioni riguardo ai trattamenti per il mantenimento in vita e le cure che accetta e quelle che rifiuta. Le direttive anticipate sono applicate solo se la persona non può più esprimere o discernere. In tutti gli altri casi, la persona continua a prendere le proprie decisioni liberamente.

Fonte: Pro Senectute

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Negli ultimi anni si era già registrata una tendenza all'aumento dell'uso di questo strumento di autodeterminazione, grazie all'informazione e alla pubblicazione di appositi moduli da parte di varie organizzazioni attive in campo sanitario o della terza età. Ma la maggioranza delle persone era ancora reticente a compiere il passo, poiché la problematica è complessa e riflettere sulla propria morte è difficile, aveva spiegato lo scorso febbraio il professore di etica Alberto Bondolfi nel seguente servizio della Radiotelevisione svizzera italiana (RSI):

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Altre disposizioni importanti

Le direttive anticipate fanno parte del dossier di disposizioni personali DOCUPASS, elaborato da Pro Senectute, che consente ad ogni persona di registrare tutte le esigenze, richieste e desideri in caso di eventi gravi. Oltre alle direttive anticipate, include il mandato precauzionale (designazione di chi si prenderà cura della persona in questione nella vita quotidiana, gestirà le sue finanze e la rappresenterà legalmente in caso di incapacità di discernimento), le disposizioni in caso di morte (compresa l'eventuale donazione di organi), il testamento e la tessera previdenziale (indica chi contattare in caso di emergenza).

Con la crisi del coronavirus, Pro Senectute ha osservato un moderato aumento dell'interesse per queste disposizioni, dice Tatjana Kistler. Ma "già prima della pandemia, avevamo notato che sempre più giovani sono interessati alla questione delle disposizioni personali, sia perché i loro genitori hanno voluto impartirle, sia perché diventano più consapevoli del fatto che è chiaramente opportuno definire le disposizioni personale il più presto possibile".

Le direttive anticipate del paziente, sottolinea la portavoce, sono solo una parte del dossier, ma è importante anche disporre di un mandato precauzionale in caso di incapacità di discernimento, un meccanismo meno conosciuto e utilizzato rispetto al testamento biologico, secondo l'indagine condotta nel 2017, i cui risultati sono riportati nel seguente grafico:

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