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Martin Pfister: “Di fronte alle fake news, i media hanno un ruolo da svolgere”

Pubblico di una conferenza
Il consigliere federale Martin Pfister (al centro) durante la tradizionale riunione dell’associazione degli editori svizzero tedeschi Schweizer Medien (VSM) l’8 gennaio. Le fake news e le campagne di disinformazione sono stati i principali temi affrontati durante l’evento. Keystone/Gaëtan Bally

Per il responsabile del Dipartimento federale della difesa, Martin Pfister, una cosa è chiara: anche la Svizzera è bersaglio di campagne straniere di disinformazione e propaganda.

“Esiste in Svizzera un’influenza attiva, di natura politica, volta a dividere la società”, ha dichiarato Martin Pfister a margine della tradizionale riunione dell’associazione degli editori svizzero‑tedeschi Schweizer Medien (VSM) l’8 gennaio. E una società divisa è una società debole, non preparata ai pericoli, ha aggiunto.

Tra gli autori di fake news, il ministro svizzero ha citato in particolare i media russi Pravda e Russia Today, ma anche account su reti come X o Telegram.

Una “guerra dell’informazione” è in corso

Nel mese di maggio, attori filorussi avrebbero diffuso in modo coordinato sui social media un video decontestualizzato, girato a Ginevra, secondo il quale la Svizzera starebbe precipitando nel caos e non sarebbe più neutrale. Queste pubblicazioni sarebbero state visualizzate più di due milioni di volte in pochissimo tempo, ha deplorato Martin Pfister.

Martin Pfister durante una conferenza
Il Consiglio federale e i media sottolineano l’importanza della resilienza di fronte alle false informazioni. Keystone/Gaetan Bally

“Dobbiamo fare tutto il possibile per essere preparati a questa guerra dell’informazione”, ha proseguito il ministro della Difesa.

Per vincere, la Svizzera, in quanto società aperta e democratica, si trova tuttavia di fronte a un dilemma: non può rispondere con propaganda di Stato o con censura. Da qui la sua convinzione: “Contiamo su cittadine e cittadini responsabili, capaci di riconoscere quando si tenta di influenzarli”, ha affermato.

Secondo Martin Pfister, questa è una componente della cultura svizzera da continuare a coltivare. Stato, società e media hanno tutti un ruolo da svolgere. “La formazione è essenziale affinché le svizzere e gli svizzeri possano affrontare l’informazione in modo critico”, ha detto, aggiungendo che i media devono poter lavorare liberamente.

Il problema peggiora con l’IA

Il direttore editoriale di CH Media, Patrik Müller, condivide in larga parte l’analisi del consigliere federale Martin Pfister. “Il problema è grave – e peggiorerà ulteriormente con l’intelligenza artificiale”, avverte.

Poiché l’IA rende ancora più facile la manipolazione e la disinformazione, i media giornalistici devono indagare di più, continuare a contestualizzare le informazioni e a svelare la disinformazione.

Per il ricercatore dei media Mark Eisenegger, dell’Università di Zurigo, la questione assume un’importanza crescente agli occhi del pubblico: “Quando s’interrogano le svizzere e gli svizzeri, molti di loro si dicono preoccupati”.

Servono media liberi e affidabili

Secondo alcuni studi, il pubblico elvetico sarebbe tuttavia meno vulnerabile alla propaganda e alla disinformazione rispetto a quello di Paesi di dimensioni comparabili. Sarebbe quindi meno probabile che ne diventi vittima.

“Ciò è dovuto al sistema mediatico ancora relativamente robusto della Svizzera: un servizio pubblico forte e media privati di alta qualità”, spiega Mark Eisenegger. Inoltre, in un Paese piccolo come la Confederazione, il controllo sociale resta relativamente elevato, e dunque si conosce generalmente il mittente di un messaggio, osserva.

L’esperto dei media, il direttore editoriale e il consigliere federale, insomma, sono unanimi: solo l’esistenza di media liberi e degni di fiducia permette di vincere la lotta contro la propaganda, le fake news e la disinformazione.

Tradotto con il supporto dell’IA/Zz

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