Il voto della paura

Il bando di minareti occupa le prime pagine dei quotidiani svizzeri. swissinfo.ch

La decisione del popolo di vietare la costruzione di nuovi minareti è un segnale di paura verso l'Islam e di malcontento nei confronti della politica estera, commenta unanime la stampa svizzera, che rimprovera ai responsabili politici di non essersi impegnati a sufficienza per evitare questo risultato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 30 novembre 2009 - 08:40

«I musulmani della Svizzera non meritano l'ingiustizia di questo voto ispirato dalla paura, dai fantasmi e dall'ignoranza», scrive il quotidiano romando Le Temps. «Alcuni cittadini, traumatizzati dalla crisi, hanno messo nell'urna un voto di protesta, più che di odio e di diffidenza», gli fa eco La Tribune de Genève.

Paura dell'altro, rabbia, irrazionalità, ignoranza: è in questi termini che la stampa svizzera commenta lunedì la decisione del popolo di impedire la costruzione di nuovi minareti in Svizzera. Una decisione che sorprende e che costituisce «un'umiliazione per Consiglio federale e Parlamento» e una lezione per il comitato contrario, rei di aver sottovalutato la portata dell'iniziativa e di non aver compreso i sentimenti del popolo.

È una sconfitta per la «pace religiosa», che mostra una «Svizzera profondamente divisa», sottolinea dal canto suo lo zurighese Tages Anzeiger. «Non si tratta però del solito Röstigraben, ma di un fossato tra una visione moderna e internazionale della Svizzera e una visione più tradizionalista e nazionalista».

«La reazione di autodifesa e resistenza incoraggiata dagli iniziativisti» ha dunque fatto breccia, scrive la Neue Zuercher Zeitung. Con un «voto di pancia», precisa il Quotidien jurassien, gli svizzeri hanno così testimoniato «i timori per uno stato di diritto sempre più fragile, in un mondo globalizzato e multiculturale».

Il lato oscuro dell'Islam

Secondo il Corriere del Ticino, il voto di domenica è un «altolà a un Islam conquistatore e fondamentalista che vuole imporre anche in Occidente la legge della sharìa e nega alle donne parità di diritti». Poco importa, continua il quotidiano, «se questa immagine dell'Islam non corrisponde all'atteggiamento di centinaia di migliaia di mussulmani moderati che vivono ben integrati in Svizzera e in altri paesi europei».

Attraverso una campagna senza esclusione di colpi, gli «iniziativisti sono così riusciti a mettere in luce il lato più oscuro dell'Islam», scrive la Südostschweiz, e a «fomentare la paura tra una popolazione» che si sente sempre più a disagio nel proprio paese. Ci si deve quindi interrogare, sottolinea dal canto suo La Regione Ticino, «sui risultati della politica di integrazione degli stranieri che, in questa occasione, ha dimostrato la propria scarsa efficacia, per non dire il suo fallimento».

Questo «autogol della paura», come lo definisce il Journal du Jura, dovrebbe inoltre portare «la comunità musulmana a risolvere questo problema di immagine con un'apertura più grande», sottolinea il Bund. E la Thurgauer Zeitung si spinge oltre: i musulmani dovrebbero adattarsi di più e gli svizzeri dovrebbero vivere in modo più cosciente i loro valori.

Mondo politico sotto accusa

Al di li là dei timori del popolo, la stampa svizzera non risparmia critiche ai diversi attori che si sono schierati apertamente contro l'iniziativa popolare lanciata dall'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) e dall'Unione democratica federale (UDF, destra ispirata alla Bibbia).

Consiglio federale, partiti politici, ambienti economici e padronali, così come l'élite religiosa hanno lasciato «campo aperto ai promotori del divieto», senza far sentire abbastanza la loro voce. «Invece di puntare sull'impossibile saggezza popolare, Governo e Parlamento avrebbero fatto meglio a prendersi le proprie responsabilità e a dichiarare irricevibile questa iniziativa», scrivono L'Express e L'Impartial.

Anche perché, ricorda il Corriere del Ticino, «il Consiglio federale è ora costretto ad affrontare un eventuale ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Di fronte ad una sentenza che invalidasse la decisione del Popolo svizzero, che cosa farà?».

Quali conseguenze per la Svizzera ?

In poche ore, domenica, la notizia dell'inatteso sì al bando dei minareti ha fatto il giro del mondo e lunedì la stampa svizzera si interroga sulle possibili conseguenze di questo voto, al momento ancora difficili da valutare. Sanzioni economiche, problemi giudiziari, o perfino attentati ?

Una cosa è sicura, l'immagine della Svizzera all'estero ne esce una volta di più indebolita. «Il divieto di costruire minareti si aggiunge a una lista già imbarazzante di casi economici e politici, che piazzano il nostro paese in una posizione più debole su scala internazionale», scrive il romando 24 Heures. E Le Temps aggiunge: «La credibilità della Svizzera rischia di infrangersi a favore di un gesto di protesta, simbolico, ma dalle conseguenze incalcolabili».

Sta di fatto che, come scrive il Corriere del Ticino, questa «reazione di rabbia e orgoglio potrebbe costare un prezzo elevato in termini politici, giuridici ed economici». Un prezzo che gli Svizzeri sono manifestamente disposti a pagare». E allora, conclude la Neue Zuercher Zeitung, «ai nostri diplomatici spetterà dunque un arduo lavoro».

Stefania Summermatter, swissinfo.ch

Contesto

Il 29 novembre l'elettorato svizzero ha votato su tre temi.

- Iniziativa popolare "Contro l'edificazione di minareti" accolta con il 57,5% di voti favorevoli.

- Iniziativa popolare "Per il divieto di esportare materiale bellico" respinta con il 68,2% dei voti.

- Decreto federale concernente la creazione di un sistema di finanziamento speciale per compiti connessi al traffico aereo accolta con il 65% dei voti favorevoli.

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Iniziativa popolare

L'iniziativa popolare permette ai cittadini svizzeri di proporre una modifica della Costituzione. Per essere valida, il testo deve essere sottoscritto da almeno 100'000 aventi diritto di voto nell'arco di 18 mesi.

Il parlamento può decidere di accettare direttamente l'iniziativa, di rifiutarla o di allestire un controprogetto. In ogni caso, viene comunque organizzato un voto popolare. Per essere adottata, l'iniziativa deve ottenere la doppia maggioranza: quella dei cittadini e quella dei cantoni.

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