Italia: stragi ’92, archiviato filone indagine su mafia e appalti
Il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha archiviato il filone d'inchiesta, a carico di ignoti, sulle stragi di Capaci e Via D'Amelio, costate la vita ai giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e agli agenti delle scorte dei due magistrati.
(Keystone-ATS) Si tratta dell’indagine che riguardava la pista del dossier mafia e appalti come una delle ipotesi che avrebbe potuto determinare le stragi.
“L’analisi svolta, pur evidenziando il clima ostile ed emarginante nel quale si trovarono ad operare i dottori Falcone e Borsellino all’interno della Procura di Palermo nel biennio 1990-1992 e pur mettendo in luce la distanza siderale esistente tra la loro capacità professionale e quella di tanti altri magistrati a loro coevi, che si trovarono ad operare in relazione ai procedimenti che toccavano uno degli argomenti di maggior interesse per gli stessi Falcone e Borsellino (il rapporto tra cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici) non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo, che possa portare all’identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra gli esponenti del mondo politico-imprenditoriale legati a costoro da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi”. E’ uno dei passaggi del decreto con cui il giudice per le indagini preliminari (gip) di Caltanissetta Santi Bologna ha archiviato il procedimento contro ignoti.
“Conclusivamente, per tutte le ragioni finora passate in rassegna gli elementi acquisiti non consentono formulare alcuna ragionevole previsione di condanna”, conclude il gip. A chiedere l’archiviazione, ad aprile scorso, era stata la stessa Procura nissena.
Il gip ha pure archiviato l’indagine per favoreggiamento aggravato alla mafia a carico degli ex pm Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli e del generale della Finanza Stefano Screpanti accusati di aver insabbiato l’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nelle grandi opere pubbliche legate al cosiddetto dossier mafia-appalti. Il reato contestato, commesso secondo l’accusa agli inizi degli anni ’90, sarebbe ormai prescritto. Natoli era indagato anche per calunnia: in questo caso a motivare l’archiviazioe sarebbe la mancanza di dolo.
Tra le diverse piste investigative sul movente dei due attentati, una delle più rilevanti riguarda l’inchiesta su “mafia e appalti”, condotta dal ROS dei Carabinieri e seguita da vicino sia da Falcone sia da Borsellino. Secondo questa tesi, la decisione di Accelerare la strategia stragista da parte di Cosa Nostra sarebbe nata dal timore che i due magistrati svelassero l’intreccio sistemico tra vertici mafiosi, imprenditoria e settori della politica nella gestione dei grandi appalti pubblici in Sicilia. Un grumo di interessi economico-potenti che vedeva nel lavoro dei due giudici una minaccia mortale per gli equilibri di potere dell’epoca.
Per memoria, nel 1992 la mafia sferrò un attacco al cuore dello Stato italiano con le stragi di Capaci e via D’Amelio, eseguite a meno di due mesi di distanza l’una dall’altra. Il 23 maggio una carica di tritolo lungo l’autostrada A29 uccise il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Il 19 luglio successivo, un’auto bomba in via D’Amelio a Palermo uccise il giudice Paolo Borsellino insieme agli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Quell’estate segnò uno dei punti più bui e drammatici della storia repubblicana, diventando al contempo un punto di svolta fondamentale per il risveglio della coscienza civile e per il contrasto alle organizzazioni criminali.