Centralizzata e digitale: la giustizia svizzera e il progetto del secolo

Basta con le scartoffie, come durante il processo sulla 'mafia delle sigarette' al Tribunale penale federale di Bellinzona nel 2009. In futuro, atti e documenti saranno disponibili in forma elettronica. Keystone / Karl Mathis

La Svizzera sta digitalizzando il suo sistema giudiziario. E per farlo si affida a una regola ormai assodata: osservare dapprima gli errori degli altri e agire - con un certo ritardo - dopo aver apportare i dovuti correttivi. Una cosa lascia comunque attoniti: la transizione ai dossier elettronici non sembra sollevare critiche.

Si tratta di un progetto mastodontico: digitalizzare l’intero sistema giudiziario svizzero entro il 2026, vale a dire il lavoro e gli atti di tutti i tribunali della Confederazione e dei Cantoni, delle procure cantonali e di quella federale e di tutti gli organi esecutivi.

In futuro lo scambio di dati giudiziari avverrà per via elettronica. Precisamente, tramite un unico portale d’accesso centrale denominato 'Justitia.Swiss'.¨

La comunicazione tra i vari attori - giudici, procuratori, difensori e organi esecutivi - dovrà tenersi per via elettronica. La relativa legge è in fase di attuazione. Gli atti cartacei saranno così sostituiti da dossier elettronici.

La Svizzera è lenta

In altri Paesi questa transizione ha avuto luogo da tempo. Il Brasile, ad esempio, già nel 2005 ha varato una legge che consente di agire in giudizio per via digitale. Anche in Europa la digitalizzazione della giustizia ha fatto il suo ingresso da tempo, soprattutto in Danimarca, Germania e Austria.

"Rispetto ad altri Paesi, in Svizzera il sistema del consenso ci frena un po‘", chiarisce il professore di diritto Andreas Glaser dell’Università di Zurigo. "Il governo non può imporre la transizione dall’alto". Anche il federalismo rallenterebbe il processo.

Per la verità è già straordinario che Confederazione e Cantoni con i rispettivi organi e uffici abbiamo trovato un denominatore comune per avviarsi assieme sulla via della digitalizzazione. Se un solo Cantone avesse posto il suo veto il processo si sarebbe bloccato.

Anche Jens Piesbergen, coresponsabile della direzione del progetto Justitia 4.0, ammette che la Svizzera deve accelerare i tempi. "Forse è una questione di mentalità elvetica: non siamo sempre i primi e neppure i più veloci". Il che comunque avrebbe anche dei vantaggi: "Abbiamo avuto modo di osservare la situazione negli altri Paesi, ad esempio in Germania, Austria, Danimarca, nei Paesi Baltici, in Svezia, Francia, Spagna, Italia e Liechtenstein. Possiamo imparare dagli errori commessi dai nostri partner e tentare di porvi rimedio. Poi magari inciampiamo da un’altra parte, ma chi lo può dire?".

"Possiamo imparare dagli errori commessi dai nostri partner e tentare di porvi rimedio"

Jens Piesbergen, progetto Justitia 4.0

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E-giustizia (ancora) a vele spiegate

Stranamente non vengono sollevate critiche o quasi allo scambio elettronico di dati giudiziari, come invece è stato il caso per il voto elettronico, sacrificato sull’altare della sicurezza. Il deputato alla camera bassa Franz Grüter, che con altri colleghi ha lanciato un‘iniziativa popolare per una moratoria sul voto elettronico, è ad esempio favorevole alla giustizia digitale. "E-voting e e-giustizia sono due progetti completamente diversi che poggiano su basi del tutto differenti", afferma interpellato da swissinfo.ch.

"L‘e-voting si fonda sulla fiducia in uno spoglio corretto, sia per quanto riguarda le votazioni che le elezioni. Un errore si ripercuoterebbe sull’intera società", spiega Grüter, sottolineando la differenza. Ovviamente anche la giustizia digitale richiede elevati standard di sicurezza. Tuttavia: "In caso di problemi le ripercussioni non sarebbero minimamente paragonabili a quelle in caso di errore o di manipolazione del sistema di voto elettronico".

Il parere è condiviso anche dal professore di diritto Glaser: "Il voto digitale interessa tutta la società ed è potenzialmente molto pericoloso perché può minare la credibilità di una decisione democratica. La giustizia in rete si limita invece alla sfera privata del singolo individuo". Ovviamente non è auspicabile che gli atti di un procedimento giudiziario diventino di dominio pubblico. "Ma rimangono circoscritti ad un caso isolato, e la persona in questione può essere risarcita". Glaser ricorda inoltre che altri ambiti sensibili come l’e-banking o la dichiarazione dei redditi sono già stati digitalizzati da tempo.

"D’altro canto, la giustizia digitale non fa l‘unanimità, specialmente tra gli addetti ai lavori", ribadisce Piesbergen. "L’argomento non è ancora stato mediatizzato molto, anche perché siamo ancora nella fase concettuale". I processi decisionali del voto elettronico invece sono già qualche anno avanti e quindi molto più esposti. "Crediamo che prima o poi anche la giustizia digitale sarà oggetto di pubblico dibattito, non appena il parlamento discuterà le rispettive basi legali". Il Consiglio federale prevede di lanciare la consultazione sui vari disegni di legge a metà 2020.

"Prima o poi anche la giustizia digitale sarà oggetto di pubblico dibattito"

Jens Piesbergen, progetto Justitia 4.0

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Molto plausibile: cyber-attacchi e ricatti

Un altro elemento che differenzia la giustizia digitale dal voto elettronico è la trasparenza: le parti sono note, non ci sono attori anonimi ed è più semplice garantire la sicurezza del sistema. Ovviamene ciò non significa che i rischi siano esclusi del tutto, conferma Piesbergen.

Una panne elettrica, la perdita di dossier, gli attacchi cibernetici, la manipolazione dei dati, il furto di identità e molto altro ancora sono scenari plausibili. Lo scorso anno degli hacker sono riusciti a entrare nella banca dati di un tribunale di Berlino. "Molto spesso si giunge al ricatto", rileva Piesbergen. "I sistemi vengono cifrati e per ottenerne lo sblocco bisogna versare dei bitcoin".

I responsabili del progetto tengono conto di queste minacce già al momento di confezionare il sistema e sviluppano strategie di difesa da applicare in futuro.  "Il rischio zero non esiste", afferma Piesbergen. "Ma dobbiamo ridurlo ai minimi termini e gestirlo in modo tale da non far vacillare la credibilità del sistema giudiziario svizzero".

Rimane ancora molto da fare

Per ora Piesbergen non vuole ancora rilasciare informazioni sui costi di questo mastodontico progetto. Un’unica nota: "Siamo nell’ordine delle decine di milioni per una durata di otto anni, inclusi i costi di esercizio. Progetti paragonabili in Austria e Germania si aggirano sulle centinaia di milioni". I costi sono ripartiti tra tutti i Cantoni e tribunali.

Per i giornalisti, la digitalizzazione della giustizia ha il vantaggio di facilitare la consultazione di sentenze, decreti d’accusa e atti giudiziari. Possono così risalire con maggior rapidità alle eventuali celebrità coinvolte. "Giornalisti e ricercatori non dovranno più recarsi ogni mese alla procura pubblica per visionare la lista dei procedimenti in corso", osserva Piesbergen.

A livello tecnico sarà possibile pubblicare tale lista sulla homepage centrale. "Se sarà effettivamente fatto o meno è ancora da chiarire e dipende dai singoli responsabili", relativizza Piesbergen. "Bisogna garantire come sinora la protezione sia dei dati che della persona".

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