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Oggi in Svizzera

Care svizzere e cari svizzeri all’estero,

la Confederazione continua a perdere terreno nell’indice sulla corruzione: in dieci anni, è scesa di sei punti nella classifica. Secondo specialisti e specialiste, la corruzione di chi lavora per la Cosa pubblica viene percepita sempre più come un comportamento abituale.

Parallelamente, nuove rivelazioni provenienti dagli “Epstein Files” fanno notizia: conti UBS riconducibili a Ghislaine Maxwell, compagna dell'ex finanziere condannato per reati sessuali e morto in carcere, sollevano interrogativi sul settore finanziario svizzero.

Buona lettura!

Logo di transparency e persona al telefono
L’indice sulla percezione della corruzione 2025 segnala un rischio crescente nel settore pubblico in Svizzera. La foto mostra una conferenza stampa del 2014. Keystone / Peter Schneider

Nel Corruption Perceptions Index 2025 dell’ONG Transparency International (TI), la Svizzera ha perso nuovamente terreno. Sebbene il calo rispetto all’anno precedente sia minimo, nel complesso il Paese ha perso sei punti negli ultimi dieci anni e si colloca ormai al sesto posto della classifica.

Con 80 punti su 100 possibili, la Svizzera condivide la sesta posizione con la Svezia. Rispetto all’anno precedente, si tratta di un punto in meno. Dal 2015, la Confederazione ha però perso complessivamente sei punti, un calo nettamente più marcato rispetto alla media dell’Europa occidentale. Secondo Transparency International, ciò indica un rischio crescente di corruzione nel settore pubblico.

L’indice non misura casi concreti, bensì la percezione della corruzione. Tra le persone interpellate figurano specialiste e manager del mondo economico. In Svizzera, un numero crescente di loro afferma che la corruzione di chi lavora per la Cosa pubblica è abituale.

Transparency International vede la necessità di intervenire a tutti i livelli dello Stato. La nuova strategia anticorruzione della Confederazione sarebbe importante, scrive TI, ma insufficiente. Mancano, ad esempio, regole chiare sul lobbismo e un’autorità anticorruzione indipendente. Molti Cantoni e Comuni non hanno strategie concrete per contrastare il fenomeno, nonostante proprio a quel livello del sistema federalista svizzero scorra una quota significativa di denaro pubblico.

Ignazio Cassis
Il consigliere federale Ignazio Cassis parla ai media durante la conferenza dell’OSCE sulla lotta contro antisemitismo e discriminazione. Keystone / Gian Ehrenzeller

Il consigliere federale Ignazio Cassis ha inaugurato a San Gallo la prima conferenza nell’ambito della presidenza svizzera dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Al centro dell’incontro di due giorni figurano la lotta contro l’antisemitismo, l’intolleranza e la discriminazione.

Cassis ha messo in guardia sull’aumento degli attacchi antisemiti a livello mondiale. Nel suo discorso di apertura, il presidente in carica dell’OSCE ha sottolineato che il riemergere dell’antisemitismo e dell’odio e della discriminazione verso altri gruppi è profondamente preoccupante. “Questo sviluppo è inaccettabile”, ha detto Cassis. Anche la Svizzera sarebbe toccata dal fenomeno.

L’obiettivo della conferenza di San Gallo è comprendere meglio la spirale che porta a intolleranza e discriminazione, per contrastare in modo più efficace l’odio che ne deriva. L’incontro è il primo di cinque appuntamenti internazionali nell’ambito della presidenza svizzera dell’OSCE. Con essi, la Svizzera intende rafforzare la lotta contro l’antisemitismo e mantenere vivo il dialogo politico all’interno dell’organizzazione.

A margine della conferenza, Cassis si è espresso anche sul ruolo dell’OSCE nella guerra in Ucraina. Nonostante le forti tensioni, rimane l’unica organizzazione che permette un dialogo tra Kiev e Mosca. Non ci si possono aspettare successi rapidi, ha sottolineato il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), ma il dialogo è la condizione per costruire nel lungo periodo fiducia e sicurezza.

scontrino
Il Consiglio federale vuole aumentare per dieci anni l’IVA dello 0,8%. Keystone / Gaetan Bally

La popolazione elvetica esprime chiaramente la sua contrarietà a un aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA). Né per il finanziamento dell’esercito, né per la 13esima AVS, la proposta del Governo ottiene una maggioranza, emerge da un sondaggio.

Il 76% delle persone intervistate respinge un aumento temporaneo dell’IVA per finanziare spese supplementari dell’esercito, secondo il sondaggio condotto dall’istituto di ricerca Sotomo in collaborazione con Blick. Più in generale, la maggioranza non vede la necessità di destinare più fondi all’esercito.

Anche per il finanziamento della 13esima rendita AVS, la cui introduzione è stata approvata nel 2024 alle urne, un aumento dell’IVA ottiene il sostegno di appena un terzo delle persone interpellate. È il segnale che una parte significativa della popolazione si sente già fortemente sotto pressione finanziaria, secondo Sotomo.

Al sondaggio hanno partecipato, tra il 31 gennaio e il 6 febbraio, circa 15’000 persone in Svizzera tedesca e francese. I risultati mostrano una forte opposizione da parte di tutti gli schieramenti politici all’imposizione di tasse più elevate.

Dcumenti identificativi
UBS ha gestito per diversi anni una parte del patrimonio di Ghislaine Maxwell. Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved.

Nuove rivelazioni dai cosiddetti “Epstein Files” sollevano interrogativi sulla piazza finanziaria svizzera. UBS avrebbe aperto diversi conti a nome di Ghislaine Maxwell, ex compagna e stretta collaboratrice di Jeffrey Epstein, l’imprenditore statunitense condannato per reati sessuali e morto in carcere nel 2019.

Secondo un rapporto dell’agenzia di stampa Reuters, i conti sono stati aperti nel 2014. Fino almeno al 2019, UBS ha gestito circa 19 milioni di dollari per conto di Maxwell. A quel punto, Epstein era già stato condannato per istigazione alla prostituzione di una minorenne. Altre banche avevano già classificato Maxwell come cliente ad alto rischio.

Dal punto di vista giuridico, allo stato attuale non si può imputare alcun illecito a UBS, ha detto a SRF l’esperto di diritto economico Peter V. Kunz. Le banche verificano la clientela secondo criteri giuridici, non morali. Ciononostante, bisogna chiarire perché altri grandi istituti come JP Morgan abbiano rifiutato di intrattenere rapporti con Maxwell, mentre UBS no.

UBS non desidera commentare il caso. Oltre alla prima banca elvetica, la vicenda mette sotto pressione anche altre persone e istituzioni nella Confederazione. Si parla, ad esempio, dei contatti tra Epstein e il CEO del WEF Børge Brende, nonché di uno scambio di corrispondenza intenso tra Epstein e un’ex bancaria di Zurigo. Quali altre “Swiss Connections” emergeranno, dipende da ciò che rivelerà l’analisi degli oltre tre milioni di documenti resi pubblici.

Tradotto con il supporto dell’IA/Zz

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