The Swiss voice in the world since 1935

La Svizzera allenta le norme sull’esportazione di armi per tutelare le proprie industrie belliche

Munizioni maneggiate dalle reclute dell'esercito svizzero.
Alla fine del 2021, il Parlamento svizzero ha deciso di vietare la vendita di armi ai Paesi in guerra. Nel 2024 gli armamenti rappresentavano lo 0,7% di tutte le esportazioni svizzere. Keystone / Gaetan Bally

Nella questione della vendita di armi svizzere a Paesi in guerra, sembra prevalere il desiderio di tutelare l’industria della difesa elvetica, mentre l’Europa si riarma a un ritmo che non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda. Il Governo insiste sul fatto che tali esportazioni sono compatibili con la neutralità.

Nel 2022, il Governo tedesco ha chiesto per ben due volte alla Svizzera l’autorizzazione a riesportare 12’400 munizioni per carri armati Gepard in Ucraina. Entrambe le volte la richiesta è stata respinta.

La Germania aveva acquistato le munizioni decenni prima e voleva donarle all’esercito ucraino per aiutarlo ad abbattere droni e missili da crociera russi.

In Svizzera, però, vige il divieto di esportazione e riesportazione del materiale bellico di fabbricazione elvetica verso Paesi in guerra. Per questa ragione, Berna ha respinto richieste analoghe anche da parte di Spagna, Danimarca e Paesi Bassi.

Berlino ha reagito con parole dure: “Sarò sincero: non capisco perché la Svizzera non fornisca munizioni Gepard”, ha affermato l’allora vicecancelliere tedesco Robert Habeck.

Ora però Berna sta invertendo la rotta. L’Assemblea federale ha deciso di garantire l’esportazione e riesportazione di armi a 25 Paesi, quasi tutti europei, anche se coinvolti in un conflitto.

La decisione scaturisce dal timore che gli ordini di armamenti svizzeri possano subire ripercussioni negative per diffidenza delle nazioni europee verso le restrizioni imposte sulle armi acquistate. Inoltre, ciò avviene in un periodo in cui la Svizzera sta rivalutando cosa significhi essere uno Stato neutrale tra nuove minacce alla sicurezza nel continente.

Ai sensi dell’attuale Legge sul materiale bellicoCollegamento esterno, la Svizzera non può esportare armi di produzione propria verso Paesi in guerra o coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani. Gli acquirenti devono firmare una dichiarazione di non riesportazione del materiale, chiedendo l’autorizzazione per riesportarlo.

Nel 2024, il Governo svizzero ha chiesto all’Assemblea federale di concedergli diritto di deroga su queste norme in casi eccezionali. L’Assemblea ha acconsentito, ma non solo: ha anche deciso di concedere le esportazioni di armi verso 25 Paesi, anche se coinvolti in conflitti, oltre ad abolire la dichiarazione di non riesportazione. Il Governo elvetico, tuttavia, avrà diritto di veto ove ciò fosse nell’interesse nazionale del Paese.

Dei 25 paesi, 19 si trovano in Europa; gli altri sono Argentina, Australia, Canada, Giappone, Nuova Zelanda e Stati Uniti.

Le preoccupazioni per l’industria svizzera degli armamenti…

Il dibattito sulle esportazioni di armi, nato dal desiderio di alcuni esponenti parlamentari di consentire le riesportazioni verso l’Ucraina come forma di sostegno a un Paese in difficoltà, è stato influenzato in larga misura dalle preoccupazioni per l’industria della difesa nazionale.

Dopo che la Svizzera ne ha respinto le richieste di riesportazione, infatti, i Paesi Bassi hanno sospeso gli acquisti di armi svizzere. La Germania, dal canto suo, ha escluso i produttori svizzeri dalla gara d’appalto per un grosso ordine di materiale bellico.

Gli industriali elvetici si sono sentiti emarginati, proprio in un momento in cui i Paesi europei stanno aumentando le spese militari “senza precedenti”Collegamento esterno, spinti dalle minacce della Russia, dalle preoccupazioni per l’allontanamento degli Stati Uniti dalla NATO e, più di recente, dalla retorica del presidente statunitense Donald Trump sull’uso della forza per annettere la Groenlandia.

Contenuto esterno

Gli esportatori di armi svizzeri hanno motivo di essere nervosi: l’Europa è il principale mercato per il materiale bellico svizzero, per il quale rappresenta oltre l’80%Collegamento esterno delle vendite estere. Nel complesso, nel 2023 le esportazioni di armi sono diminuite del 27%Collegamento esterno, ovvero di 258 milioni di franchi (330 milioni di dollari), rispetto al 2022, anche se il calo è riconducibile almeno in parte alla scadenza di un contratto del valore di 194 milioni di franchi per la fornitura di sistemi di difesa aerea al Qatar in occasione dei Mondiali di calcio. Nel 2024 le esportazioni sono diminuite di un ulteriore 5%.

… e per la sicurezza europea

Impossibilitata a vendere armi all’estero, l’industria bellica svizzera rischiava di scomparire, con “gravi conseguenze” per la sicurezza nazionale, ha affermato l’associazione dell’industria metalmeccanica svizzera Swissmem durante il dibattito parlamentare sulla questione, avvertendo che alcune aziende stavano trasferendo la produzione all’estero per aggirare le restrizioni.

Contenuto esterno

A metà 2024, un gruppo di esperti ed esperte indipendenti incaricati di formulare raccomandazioni sulla futura strategia di sicurezza governativa ha inoltre sostenutoCollegamento esterno che l’industria degli armamenti doveva essere consolidata per potersi adattare alle nuove minacce. La maggior parte del panel era favorevole ad alleggerire le restrizioni sulle riesportazioni.

È chiaro quindi che l’invasione russa “e il mutato contesto geopolitico hanno scosso profondamente la visione che la Svizzera ha del mondo e del proprio posto al suo interno”, ha scrittoCollegamento esterno Ulrike Franke, ricercatrice presso lo European Council on Foreign Relations (ECFR).

Lo scorso dicembre, il capo del dipartimento della difesa svizzero Martin Pfister ha ribadito il concetto, dichiarandoCollegamento esterno ai leader del settore a Bruxelles che la guerra in Ucraina ha segnato “una svolta [che] ha distrutto l’illusione di una pace duratura in Europa”.

Ora, dice, esiste “un rischio reale di ulteriori guerre” nel continente, quindi la Svizzera “darà la priorità agli appalti della difesa in Europa e si impegnerà più a fondo nella cooperazione europea in materia di armamenti”.

Come è cambiata la percezione della neutralità svizzera

Nel suo discorso, pronunciato la settimana in cui l’Assemblea federale ha votato per allentare le restrizioni all’esportazione di materiale bellico, Pfister ha affermato che la decisione di Berna è compatibile con la neutralità svizzera, anche se le armi finiscono in zona di guerra.

Tale dichiarazione segna un allontanamento dalla posizione del Governo, che aveva respinto le richieste di riesportazione verso l’Ucraina. All’epoca si era insistito sul fatto che, in quanto Stato neutrale, la Svizzera era vincolata al principio della parità di trattamento nella vendita di armi. Se avesse permesso l’ingresso di materiale bellico svizzero in Ucraina, sarebbe stata costretta a inviarne una quantità equivalente in Russia, risultato che si voleva evitare, ha spiegato Pascal Lottaz, professore associato di studi sulla neutralità all’Università di Kyoto, in Giappone.

In Svizzera, la questione delle esportazioni belliche è strettamente legata alla neutralità, ha affermato Lottaz, sebbene a livello giuridico siano due questioni separate. Mentre l’Assemblea federale discuteva di un possibile allentamento delle restrizioni, nessuno riusciva a mettersi d’accordo sull’influenza di un simile cambiamento sulla neutralità del Paese. C’era chi la considerava una manovra di consolidamento, sostenendo che un’industria bellica fiorente potesse contribuire alla neutralità armata e alla capacità di autodifesa nazionale.

Voci critiche, invece, sostenevano che i cambiamenti avrebbero indebolito o addirittura violato la neutralità, un timore che il ministro dell’Economia Guy Parmelin ha cercato di placare sottolineando che le nuove regole si applicheranno a un numero molto contenuto di Paesi. Il Governo, ha aggiunto, continuerà a valutare singolarmente ogni richiesta di acquisto.

Altri sviluppi
Bandiera svizzera e soldati davanti al Palazzo federale a Berna

Altri sviluppi

Affari esteri

Cosa significa “neutrale”?

Questo contenuto è stato pubblicato al La Svizzera sta cercando di ridefinire la sua neutralità. Il termine ha varie connotazioni e può essere interpretato in vari modi.

Di più Cosa significa “neutrale”?

Al di fuori della Svizzera, le novità potrebbero inficiare la percezione della sua neutralità, ha affermato Lottaz, soprattutto tra chi ritiene che uno Stato neutrale non dovrebbe produrre o vendere armi. Si rischia anzi di rafforzare l’idea che il Paese elvetico non sia più neutrale, come sostenuto dalla Russia dopo che Berna si è allineata alle sanzioni europee in seguito all’invasione dell’Ucraina.

“Riempire la neutralità di significato”

La Svizzera però non è l’unico Stato neutrale in Europa che sta rivalutando la propria posizioneCollegamento esterno in materia di difesa dall’inizio del conflitto. Neutralità, ha sostenuto Lottaz, è una “parola vuota [che] deve essere riempita di significato di volta in volta. È in tempi di grandi sconvolgimenti, come quelli attuali, che bisogna scegliere come posizionarsi”.

Finlandia e Svezia, che in genere mantenevano una posizione di non allineamento militare, hanno deciso di aderire alla NATO. Cipro ha smesso di acquistare armi dalla Russia, cerca di allinearsi con l’Occidente e aspira ad aderire all’alleanza transatlantica, nonostante il probabile veto della Turchia.

Altri Paesi sono sotto pressione per aumentare la spesa difensiva. L’Austria si è impegnata a raggiungere l’obiettivo del 2% del PIL, rispetto allo 0,8% attuale. L’Irlanda è più reticenteCollegamento esterno, poiché, a differenza della Svizzera, ha legato la propria neutralità a spese militari contenute.

Altri sviluppi

Dibattito
Moderato da: Geraldine Wong Sak Hoi

Come dovrebbe comportarsi un Paese neutrale come la Svizzera riguardo all’esportazione di armi verso zone di conflitto?

La Svizzera potrebbe presto consentire la riesportazione di armi prodotte nella Confederazione verso Paesi coinvolti in conflitti. Cosa ne pensate?

23 Mi piace
20 Commenti
Visualizza la discussione

Nella Confederazione, dove le spese per la difesa dovrebbero aumentare all’1% del PIL entro il 2032, il sostegno pubblico alla neutralità (sebbene ancora all’87%) è diminuito dall’inizio della guerra in Ucraina. Nei prossimi mesi, la popolazione voterà una proposta di interpretazione più rigida della neutralità, che impedirebbe alla Svizzera di adottare sanzioni economiche e la costringerebbe a ridimensionare la cooperazione con la NATO.

Dal 2022 la Svizzera ha consolidato i propri legami con l’alleanza transatlantica. Inoltre, ha incluso nella sua strategia di sicurezzaCollegamento esterno un percorso di difesa cooperativa in caso di attacco sul proprio territorio. Ma, a differenza di Cipro, a Berna nessuna maggioranza politica è pronta ad aderire alla NATO, almeno non nel prossimo decennio, dice Lottaz.

Per quanto riguarda le nuove norme sull’esportazione, la battaglia continua. Le fazioni contrarie hanno lanciato una campagnaCollegamento esterno per indire un referendum sulle modifiche. Secondo un sondaggio, tuttavia, oltre la metà della popolazione è favorevole a fornire armi a un Paese che si difende da un attacco, sostenendo che ciò non contraddice la neutralità svizzera.

I partner commerciali del Paese elvetico rimangono cauti. Secondo l’ambasciatore tedesco Markus Potzel, le modifiche sono tali che non vi è ancora “alcuna garanzia” che in futuro il suo Paese potrà “disporre liberamente” delle armi di fabbricazione svizzera.

Il risultato per l’Ucraina, al contrario, è chiaro: le armi vendute in passato ai Paesi europei non le arriveranno neanche quasi quattro anni dopo l’invasione russa, poiché le nuove norme non avranno effetto retroattivo. 

A cura di Tony Barrett/vm/ts

Traduzione di Camilla Pieretti

Altri sviluppi
La nostra newsletter sulla politica estera

Altri sviluppi

Affari esteri

La nostra newsletter sulla politica estera

La Svizzera in un mondo in rapido movimento. Accompagnateci per osservare gli ultimi sviluppi della politica estera, grazie alla nostra newsletter.

Di più La nostra newsletter sulla politica estera

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR