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La BNS mantiene invariato il tasso direttore e cambio euro/franco

(Keystone-ATS) La Banca nazionale svizzera (BNS) oggi non ha attuato alcun aumento del tasso di cambio di 1,20 franchi per euro, deciso il 6 di settembre. L’istituto di emissione ha pure mantenuto invariato il principale tasso direttore. La BNS continua a puntare su un Libor a tre mesi vicino a quota zero, dopo aver già ridotto il margine di fluttuazione in agosto. L’istituto d’emissione conferma infine le sue previsioni di crescita per il 2011.

Le decisioni dell’istituto di emissione erano prevedibili, anche se alcuni osservatori si aspettavano un aumento della soglia del franco e 20 centesimi a 1,25 o addirittura a 1,30 per soddisfare le attese dell’industria d’esportazione. Stando alla BNS, il franco dovrebbe continuare ad indebolirsi, si è appreso in una conferenza stampa a Berna. Se le prospettive economiche e i rischi di deflazione lo esigessero, la banca centrale si dice “disposta a prendere in qualsiasi momento misure supplementari”.

Per quanto concerne le previsioni di crescita, la BNS per il 2011 continua a puntare su una progressione del prodotto interno lordo (PIL) tra un +1,5% e +2%. Nel 2012 la crescita dovrebbe situarsi attorno allo 0,5%.

L’istituto d’emissione ha poi rivisto nuovamente al ribasso le previsioni d’inflazione rispetto a quelle formulate a metà settembre. “La recente rivalorizzazione del franco si ripercuote sul prezzo più rapidamente del previsto”, ha commentato il presidente Philipp Hildebrand.

Il rincaro per il 2011 dovrebbe situarsi a +0,2%, contro un +0,4% in occasione delle ultime stime trimestrali, sempre nell’ipotesi di un Libor a tre mesi mantenuto attorno allo 0%. Per il 2012 la BNS continua a puntare su un’inflazione negativa di -0,3%. A partire dal terzo trimestre 2012 invece l’inflazione sarà leggermente più marcata che nell’ultima previsione. Per il 2013 la Banca nazionale prevede un +0,4%, contro un +0,5% previsto precedentemente.

“La moderata evoluzione della previsione d’inflazione a partire dalla fine del 2012 dipende dal netto deterioramento delle prospettive congiunturali per la zona euro. Nell’insieme, malgrado la politica monetaria espansionista, non si vede un rischio inflazionista”, aggiunge Hildebrand.

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