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Laura Fernández nuova presidente del Costa Rica

Keystone-SDA

La candidata del partito di destra al potere, Laura Fernández, ha ottenuto una schiacciante vittoria già al primo turno delle elezioni presidenziali in Costa Rica, sulla scia delle sue promesse di fermezza contro il narcotraffico

(Keystone-ATS) Lo ha confermato il tribunale elettorale (TSE), che ha diffuso i dati parziali che evidenziano che la politica 39enne, sostenitrice della linea dura per combattere la criminalità in crescita nel Paese dell’America centrale, ha raccolto quasi il 49% dei voti con l’88% dei seggi scrutinati. Si tratta di 9 punti percentuali in più rispetto a quanto necessario per vincere l’elezione al primo turno.

Il suo rivale più accreditato, l’economista di centrodestra Alvaro Ramos, ha ottenuto il 33% dei voti e ha rapidamente riconosciuto la sua sconfitta.

Erede del popolare presidente uscente, il conservatore Rodrigo Chaves, l’ex ministra Fernández si è proclamata “presidente eletta” durante una telefonata con il suo “mentore”, trasmessa in televisione.

Le sue proposte in materia di sicurezza e di riforma dei poteri dello stato sono viste dall’opposizione come parte di un piano mirato a consolidare un potere autoritario, sul modello del presidente salvadoregno Nayib Bukele, primo leader a congratularsi con lei.

Seconda donna nella storia

Circa 3,7 milioni di cittadini erano chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente e 57 parlamentari per un mandato di quattro anni. Fedelissima del presidente Chaves, Fernández sarà la seconda donna a governare il Costa Rica, considerato a lungo uno dei Paesi più stabili della regione, dopo il mandato di Laura Chinchilla, anche lei vincitrice delle elezioni al primo turno nel 2010.

La sua vittoria rafforza ulteriormente il radicamento della destra in America Latina e Centrale, dopo i successi in Cile, Bolivia e Honduras, mentre il 2026 sarà caratterizzato da elezioni presidenziali in Brasile e Colombia, attualmente governati dalla sinistra.

Subito dopo l’annuncio del suo largo vantaggio sugli avversari, i sostenitori di Fernández sono scesi in strada nella capitale San José e in altre città, formando carovane di veicoli con bandiere turchesi o festeggiando nelle strade.

Lotta alla criminalità

In campagna elettorale si è parlato soprattutto di sicurezza: fino a pochi anni fa il Costa Rica era considerato uno tra i Paesi più sicuri dell’America Latina, ma il tasso di omicidi sta aumentando e si sta avvicinando a quello di altri Paesi della regione con gravi problemi di criminalità.

Il tasso di omicidi ha raggiunto un picco storico di 17 ogni 100mila abitanti sotto l’amministrazione Chaves, con il governo che accusa il sistema giudiziario di lasciare agire nell’impunità i criminali. Le autorità attribuiscono la maggior parte degli omicidi al traffico di droga, che ha trasformato il Costa Rica in un crocevia del narcotraffico.

La presidente eletta, che entrerà in carica l’8 maggio ha più volte sostenuto che il modello da seguire dovrebbe essere quello dell’El Salvador, dove il presidente Nayib Bukele ha usato lo stato di emergenza per condurre una campagna violenta che ha indebolito le bande criminali, tra arresti di massa e sistematiche violazioni dei diritti umani.

In vista un mega-carcere

Specialista di politiche pubbliche, Fernández si definisce liberale sul piano economico e conservatrice su quello sociale. Propone di completare la costruzione di un mega-carcere sul modello di quello realizzato da Nayib Bukele per i componenti delle gang, di inasprire le pene e di instaurare lo stato di emergenza nelle zone colpite dalla violenza. Intende inoltre riformare i poteri dello Stato, che lei e Rodrigo Chaves accusano di favorire l’impunità.

L’opposizione teme che il presidente uscente continui a governare dietro le quinte questo Paese di 5,2 milioni di abitanti, dove la povertà colpisce circa il 15% della popolazione in una società tra le più diseguali dell’America Latina. E che la sua delfina tenti di modificare la Costituzione per consentire a Chaves di ricandidarsi tra quattro anni, cosa attualmente vietata dalla legge.

“In gioco c’è la democrazia”

Dopo aver votato ieri l’ex presidente Oscar Arias, premio Nobel per la pace nel 1987, ha ritenuto che “la sopravvivenza della democrazia è in gioco”. La “prima cosa che vogliono i dittatori è riformare la Costituzione per restare al potere”, ha detto.

“Qui non c’è alcuna dittatura”, ha replicato il presidente Rodrigo Chaves dopo aver depositato la sua scheda nell’urna.

Nel corso di un discorso ieri sera, Laura Fernández ha affermato che “nessuno” vuole “l’arbitrio e l’autoritarismo” in Costa Rica. “In qualità di nuova presidente della Repubblica, non lo permetterò mai”, ha assicurato tra gli applausi dei suoi sostenitori, in un hotel della capitale.

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