2004 – Unia, il nuovo fronte sindacale
Il mondo del lavoro ha un nuovo protagonista: nel 2004 nasce UNIA, il primo sindacato svizzero con oltre 200'000 iscritti e chiare ambizioni politiche.
In un paese in trasformazione, i sindacati hanno scelto la via dell’unione per aumentare professionalità e successo nelle trattative con il padronato.
Musica e bandiere hanno caratterizzato il momento di entusiasmo: il 16 ottobre, quattro importanti sindacati svizzeri hanno abbandonato la loro autonomia settoriale per creare una nuova forza che difenderà in futuro gli interessi dei lavoratori.
Metalmeccanici, panettieri, camionisti, commesse e impiegati d’ufficio fanno ormai riferimento ad un’unica organizzazione operaia. L’operazione intende rispondere ad un mondo del lavoro che cambia, sfruttando gli stessi mezzi usati dall’economia: le fusioni.
Riscoprire una vocazione sindacale
Tradizionalmente la Svizzera è un paese a basso livello di sindacalizzazione del personale. Nel lontano 1934, in piena crisi economica, lavoratori del settore metallurgico e padronato avevano seppellito l’ascia di guerra firmando la cosiddetta «pace del lavoro».
L’accordo, ancora valido, è stato la base per una stagione di benessere senza pari: i dipendenti rinunciano al diritto di sciopero fintanto che l’azienda li rende partecipi degli utili, concedendo il rincaro. Il livello salariale odierno è testimone di decenni di intesa proficua. La qualità di vita delle masse ne ha approfittato; la sicurezza dell’aumento a fine anno ha reso però meno combattive le associazioni dei lavoratori rispetto agli altri paesi europei.
Lavoro che cambia
Ma le cose sono cambiate negli ultimi dieci anni: le ambizioni di redditività degli azionisti e soprattutto il trasbordo della produzione nei paesi a basso costo salariale stanno mutando profondamente il panorama del lavoro e il clima sociale. La sicurezza del posto di lavoro e l’intesa fra parti sociali non sono più la norma.
Nel 2003 si sono contati 40 scioperi con oltre 20’000 impiegati coinvolti, un nuovo record. Per il momento il livello non è allarmante: nella statistica, la Svizzera rimane all’ultimo posto fra i paesi industrializzati. Inoltre, sempre più datori di lavoro non vogliono più i contratti collettivi e i posti di lavoro nella produzione scemano.
Uniti nella lotta
Il nuovo sindacato segue due traguardi: da una parte reagire meglio alle nuove sfide poste dall’economia che cambia, riaffermando l’importanza dell’intesa fra le parti. Dall’altra bloccare l’erosione dei membri.
Con maggiore professionalità, si vuole conservare l’eredità dei fondatori: si tiene alla combattività del Sindacato edilizia e industria (SEI), ma anche alla tradizione più conciliante del Sindacato dell’industria, della costruzione e dei servizi (FMLO).
Oltre alle trattative a porte chiuse, non si vuole però rinunciare alle maniere forti: con lo sciopero indetto a fine novembre, UNIA è già riuscita a bloccare una fonderia di Swissmetal a Reconvilier per dieci giorni. Il temerario intervento sindacale è riuscito a far cambiare strategia alla direzione.
Inoltre la nuova potenza operaia ha già dimostrato la sua volontà di combattere anche a livello politico: se le istituzioni non interverranno con più incisività contro il dumping salariale, arrivato con la libera circolazione delle persone, si opporranno alla seconda tornata di accordi bilaterali con l’Unione europea.
swissinfo, Daniele Papacella
Nato il 16 ottobre scorso, UNIA è il frutto della fusione tra:
– il Sindacato edilizia ed industria (SEI), nato nel 1992 e sostenuto da 91’000 membri;
– il Sindacato dell’industria, della costruzione e dei servizi (FLMO), fondato nel 1888, 88’000 membri;
– la Federazione svizzera dei lavoratori del commercio, dei trasporti e dell’alimentazione (FCTA), sorta nel 1904, 14’000 membri;
– UNIA/actions, sindacato del settore dei servizi creato nel 1996 da SEI e FLMO, 20’000 membri.
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