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L’Unione sindacale affila le armi per rivalorizzare gli stipendi

L'Unione sindacale svizzera chiede un aumento generalizzato del 5 per cento dei salari dei lavoratori Keystone

Aumenti salariali del 5 per cento, salario minimo a 3.000 franchi ed immediata entrata in vigore delle misure d'accompagnamento agli accordi bilaterali con l'Unione Europea: sono queste le linee direttrici della politica dell'Unione sindacale svizzera (USS) per il prossimo autunno.

Secondo i vertici dell’USS, per le lavoratrici e i lavoratori svizzeri gli Anni Novanta sono stati anni perduti. I salari reali hanno generalmente ristagnato, mentre imposte e tariffe sono aumentate. Ed anche se miglioramenti salariali sono stati ottenuti nei settori regolati da contratti collettivi di lavoro, resta ancora molto da fare per le fasce di redditi bassi e medi. Perciò le federazioni sindacali aderenti all’USS chiedono in maggioranza un aumento generale dei salari del 5 per cento, incluso l’adeguamento al rincaro.

Le ragioni addotte per giustificare tale richiesta sono di carattere sia economico che politico. Dal punto di vista economico – secondo il segretario centrale dell’USS, Serge Gaillard – pesano tre circostanze La prima è che durante gli anni di buona congiuntura, cioè dal 1996 al 2000, le imprese hanno aumentato poco i salari, senza quindi compensare adeguatamente i lavoratori per le rinunce compiute nella prima metà della decade.

La seconda motivazione è che l’esplosione degli stipendi dei manager dimostra che le imprese dispongono dei mezzi per accrescere la massa salariale. In terzo luogo, l’attuale indebolimento congiunturale colpisce soltanto l’industria d’esportazione, mentre non tocca l’edilizia e tutta l’economia interna, che necessita del sostegno ai consumi (quindi, degli aumenti salariali) per stabilizzare il futuro congiunturale.

Dal punto di vista politico, il presidente dell’USS, Paul Rechsteiner, ha indicato diverse priorità. Da un lato, la lotta alla nuova povertà dei “working poors” (da cui la richiesta che vengano aboliti i salari inferiori ai 3.000 franchi). D’altra parte, l’introduzione immediata delle misure accompagnatorie, contemporaneamente all’entrata in vigore degli accordi bilaterali con l’Unione europea (UE), per evitare situazioni d’abuso e di dumping salariale.


Ne consegue che il mantenimento di un buon livello salariale ed il rafforzamento degli strumenti della contrattazione collettiva, in particolare nell’ambito delle retribuzioni, fanno parte della strategia volta a porre le basi per l’eliminazione delle distorsioni e delle anomalie nel mercato del lavoro, in vista dell’introduzione della libera circolazione delle persone. Particolarmente significativa, a questo riguardo, è la situazione nel settore dell’orologeria: se si arriverà per la prima volta a fissare i minimi salariali nel contratto collettivo di lavoro, ciò “avrà effetti anche negli altri settori”, ha concluso Rechsteiner.
Silvano De Pietro

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