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La FLMO avvia un’inchiesta sui tempi di lavoro

Beda Moor (in primo piano), membro della direzione generale della FLMO, ha ricordato il crescente scarto salariale tra i quadri e gli impiegati Keystone

La flessibilizzazione del tempo di lavoro nell'industria metalmeccanica è uno dei fattori che ha permesso di ridurre i costi di produzione ma è pure all'origine di problemi di salute psico-fisica per gli operai. Il Sindacato dell'industria, della costruzione e dei servizi (FLMO) vuole «vederci chiaro» e lancia un'inchiesta a livello nazionale sull'organizzazione della durata del lavoro.

Prima di formulare al padronato qualsiasi richiesta in questo settore vogliamo analizzare nel dettaglio i risultati dell’indagine, ha detto questo pomeriggio in una conferenza stampa a Berna Fabienne Blanc-Kühn, della direzione dell’FMLO. Al giro di boa dell’attuale Contratto collettivo di lavoro (CCL) – firmato nel luglio del 1998 e valido fino all’estate del 2003 – una prima inchiesta ha evidenziato un certo disagio da parte dei salariati: il sindacato ha dunque deciso di occuparsi a fondo del problema.

«A seconda delle regioni e delle imprese l’applicazione della legge federale sul lavoro lascerebbe a desiderare», ha spiegato la Blanc-Kühn. Inoltre, ha aggiunto, i lavoratori non sono associati alla pianificazione dei tempi di lavoro. È perlomeno legittimo «chiedere che la pianificazione oraria sia comunicata sufficientemente presto agli impiegati» perché sia garantita la libera organizzazione del tempo libero, ha aggiunto.

I circa 75 000 questionari saranno distribuiti tra il 10 e il 14 settembre. I risultati saranno probabilmente già disponibili nella prima metà dell’autunno, ha precisato la Blanc-Kühn. Parallelamente a questo sondaggio, l’FLMO ne lancia un secondo sui salari. Anche in questo settore «va fatta trasparenza», ha detto il vicepresidente del sindacato André Daguet.

Oltre ad ottenere «un’immagine realista della situazione nell’industria metalmeccanica», lo studio permetterà di lanciare un dibattito pubblico e nelle aziende. «I salari continuano ad essere un soggetto tabù per l’economia svizzera: la maggior parte delle aziende non informa neppure le commissioni del personale», ha spiegato Draguet.

Il presidente del sindacato Renzo Ambrosetti, pur concedendo che recentemente la congiuntura mostra «segnali di raffreddamento», ricorda che il settore ha conosciuto fino all’inizio di quest’anno un andamento positivo di cui però gli operai non hanno affatto beneficiato. «Il rallentamento dell’economia a livello internazionale è ora il pretesto per alcuni imprenditori per tacciare le rivendicazioni dei sindacati di smisuratezza o, persino, di minaccia per la crescita economica e la stabilità dell’impiego», ha detto Ambrosetti.

A una politica del «guadagno immediato» il FLMO oppone la scelta «della flessibilità e della sostenibilità»: flessibilità perché è opportuno considerare «la diversità delle aziende nel settore metallurgico»; sostenibilità a lungo termine perché è evidente che un settore economico che rifiutasse il contratto tra le parti «è destinato alla rovina», ha sottolineato Ambrosetti.

Beda Moor, membro della direzione e responsabile dell’industria meccanica per la Svizzera tedesca, ha ricordato che il salario reale dell’industria delle macchine e dell’automobile nel 2000 era inferiore dell’1,8 % rispetto al 1993, ossia all’inizio della recessione. Negli ultimi anni lo scarto salariale tra quadri e impiegati è cresciuto sensibilmente: complessivamente, ha detto, lo stipendio dei dirigenti tra il 1999 e il 2001 è cresciuto dell’11,2 %, quello degli operai del 4,6 %. Moor ha dunque affermato la legittimità di colmare questi ritardi.

Concretamente il FMLO chiede un aumento generale (che comprende la compensazione del rincaro) pari al 5 % e salari minimi lordi di 3’500 franchi. Invoca inoltre misure concrete a favore dell’uguaglianza salariale tra uomo e donna.

swissinfo e agenzie

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