Militari svizzeri a Baghdad?

Tutte le organizzazioni impegnate in Iraq assumono delle ditte private per la sicurezza Keystone

Il Dipartimento svizzero della Difesa sta studiando la possibilità d’inviare dei militari professionisti in Iraq per proteggere l’Ufficio di collegamento elvetico a Baghdad

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 maggio 2004 - 18:12

Sarebbe un’alternativa alla contestata assunzione della MTS, la società privata sudafricana che svolge attualmente questo compito.

L’ufficio di collegamento svizzero a Baghdad deve restare aperto: il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha ribadito a più riprese la sua volontà di essere presente in Iraq per avere informazioni dirette su quanto sta succedendo e per curare i contatti diplomatici.

Ma come garantire la sicurezza dei quattro funzionari che lavorano per il DFAE? Dopo l’attentato alla sede dell’ONU, che in agosto dello scorso anno aveva fatto 22 morti, la Svizzera si era affidata ad una società elvetica, la quale però aveva subappaltato l’incarico a una società sudafricana che non aveva soddisfatto Martin Aeschenbacher il capo della missione.

Ci si è quindi rivolti alla Meteoric Tactical Solutions (MTS), un’altra ditta sudafricana specializzata in questo tipo di operazioni. Il Sudafrica però, preoccupato dall’aumento dei mercenari, non ha ancora rilasciato una licenza alla MTS. La ditta sarebbe poi stata coinvolta in un tentativo di colpo di stato in Guinea equatoriale. Insomma, quanto basta per suscitare polemiche e preoccupazioni in Svizzera.

Professionisti, ma volontari

Ora, in via informale, il DFAE ha chiesto al Dipartimento della difesa (DDPS) di prendere in esame la possibilità di inviare dei soldati svizzeri a Baghdad. «Stiamo lavorando ad una prima pianificazione», dichiara a swissinfo Martin Bühler, portavoce del DDPS. «Vogliamo mettere in chiaro quante persone sarebbero necessarie, quanto dovrebbe durare la loro missione e quali sarebbero i costi».

Per il momento, dichiara Felix Endrich, portavoce dell’esercito, ci si trova ancora in una fase preliminare e «non è possibile dire quanti soldati e con che equipaggiamento» l’esercito svizzero potrebbe recarsi in Iraq.

Una cosa però è sicura, afferma Martin Bühler: «Si tratterà senz’altro di soldati professionisti, provenienti dal corpo della Sicurezza militare». Anche se professionisti, questi militari, che prima della riforma dell’esercito militavano nel corpo delle Guardie di fortificazione, non possono essere obbligati ad andare in missione. Solo chi accetta volontariamente l’incarico sarà, se necessario, mandato in Iraq.

Il problema dei mercenari

Dopo la morte di quattro dipendenti della «Blackwater Security» e dell’italiano Fabrizio Quattrocchi, l’impiego di ditte private per garantire la sicurezza di persone che lavorano in scenari esplosivi come quello iracheno è diventato una questione politica. Spesso ad essere assunti sono degli ex militari d’élite che non sottostanno più, in quanto impiegati privati, ad un controllo politico.

Barbara Häring, vicepresidente della Commissione per la sicurezza del Consiglio nazionale, preferirebbe vedere dei soldati svizzeri a protezione dell’Ufficio di collegamento di Baghdad, proprio perché si potrebbe essere sicuri che sottostanno ad un controllo democratico e che hanno ricevuto una formazione adeguata per quanto riguarda il diritto civile internazionale.

Neutralità

L’impiego dell’esercito per proteggere missioni diplomatiche svizzere all’estero non dovrebbe comportare problemi per la neutralità svizzera. Un’ordinanza sulla sicurezza militare prevede la possibilità di assegnare all’esercito questo tipo d’incarico per brevi periodi. Se la missione dura più di tre settimane, è necessario l’avallo del parlamento.

Il corpo delle Guardie di fortificazione, oggi chiamato di Sicurezza militare, non è del resto nuovo a questo tipo di missione. Ci sono già dei precedenti per la protezione delle ambasciate svizzere di Mosca e Algeri. Barbara Häring fa inoltre notare che per proteggere la propria gente all’estero, non è necessario avere un mandato dell’Onu o dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa).

Resta aperta un’altra questione, quella dei costi. Per la sicurezza del suo Ufficio in Iraq, il Consiglio federale ha stanziato 1,6 milioni di franchi per un anno. Secondo i calcoli del domenicale «NZZ am Sonntag», ciò equivale a salari di 14'000 franchi al mese per i «mercenari» della ditta sudafricana MTS.

La cifra stanziata per la sicurezza in Iraq è di molto inferiore a quella spesa dalla Confederazione in Algeria, dove l’intervento dell’esercito a protezione dell’ambasciata, durato cinque anni, è costato 40 milioni di franchi.

Certo, le due cifre non sono direttamente comparabili, proprio perché i contorni di un’eventuale missione dell’esercito svizzero in Iraq non sono ancora stati definiti, ma potrebbero comunque dare adito a qualche discussione.

swissinfo

Fatti e cifre

1,6 milioni di franchi per un anno: i fondi stanziati dal governo per garantire la sicurezza dell’Ufficio di collegamento svizzero di Baghdad
1 mese: il termine entro il quale la Svizzera può disdire il contratto con la MTS, la ditta sudafricana incaricata di proteggere l’Ufficio svizzero

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In breve

Attualmente l’Ufficio di collegamento svizzero a Baghdad è mandato avanti da quattro persone: l’incaricato d’affari Martin Aeschenbacher, il console Beat Jenal e due impiegati della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).

La protezione è assicurata dalla Meteoric Tactical Solutions, una ditta specializzata sudafricana che però non ha una licenza nel suo paese d’origine e che in passato sembra essere stata coinvolta in un tentativo di colpo di stato.¨

La Confederazione sta ora valutando se affidare l’incarico ai propri militari. Il Dipartimento degli affari esteri ha chiesto al Dipartimento della difesa – per ora in modo informale – di stilare uno studio preliminare di fattibilità.

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