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Le centrali idroelettriche in acque torbide

I produttori svizzeri di elettricità devono sempre più far fronte alla concorrenza di aziende europee, che offrono energia a bassi prezzi sul mercato continentale. Il futuro di molte centrali idroelettriche elvetiche sembra alquanto incerto. (SRF / RTS / swissinfo.ch)

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 aprile 2016 - 11:00

I prezzi stracciati dell’elettricità prodotta con il carbone o con fonti energetiche rinnovabili, sovvenzionate in altri paesi, stanno mettendo in serie difficoltà le centrali idroelettriche svizzere, che forniscono circa il 60% della produzione domestica di elettricità. 

Dopo aver registrato nuovamente pesanti perdite nel 2015, Alpiq ha annunciato in marzo l’intenzione di vendere fino al 49% del suo portafoglio idroelettrico. Alcuni investitori, tra cui fondi pensione, hanno annunciato il loro interesse, ma sussistono non pochi timori sulle prospettive di redditività delle centrali idroelettriche a lungo termine. 

Nella sua Strategia energetica 2050, il governo svizzero punta su un’ulteriore sviluppo del settore idroelettrico, che dovrebbe rappresentare anche in futuro un pilastro del mix energetico nazionale e che dovrebbe addirittura assumere un’importanza maggiore nei prossimi decenni con la fine dell’era nucleare. 

Resta però da vedere come le centrali idroelettriche, considerate a lungo il fiore all'occhiello della produzione energetica svizzera, riusciranno ad affrontare questi tempi difficili.

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