Vivere in Svizzera

Perché l'aiuto al suicidio è "normale" in Svizzera

La Svizzera è la Mecca del suicidio assistito: molti stranieri vi si recano appositamente per morire con l'aiuto di un'organizzazione. All'estero desta stupore che in Svizzera il suicidio assistito sia considerato un'opzione legittima alla fine della vita. 

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 maggio 2020 - 17:31
Corinna Staffe (illustrazione)

Nel 2014, This Jenny, un noto parlamentare elvetico, si è tolto la vita con l'aiuto dell'organizzazione per l'accompagnamento alla morte Exit. Era malato terminale di cancro allo stomaco. La televisione svizzera lo ha seguito nelle sue ultime settimane e, senza timori, ha fatto del suicidio assistito un tema di documentario.

Dopo la morte del politico, non si sono sollevate proteste e polemiche in tutta la Confederazione, bensì reazioni di simpatia e di ammirazione. In quale altro Paese sarebbe concepibile una cosa del genere?

Il suicidio assistito è ampiamente accettato dalla popolazione svizzera. Sempre più persone considerano questa opzione e diventano membri di un'organizzazione di aiuto al suicidio.

"In Svizzera sappiamo che questa possibilità esiste se ne abbiamo bisogno", dice la professoressa di etica Samia Hurst-Majno dell'università di Ginevra. "I casi di suicidio assistito rimangono rari, anche in Svizzera. Ma molte persone si sentono rassicurate dall'esistenza di questa possibilità, anche se non la utilizzeranno mai".

Da votazioni popolari e sondaggi emerge che la maggioranza della popolazione non vuole vietare l'assistenza ai suicidi. Nel 2011, poco dopo che l'elettorato del cantone di Zurigo aveva bocciato seccamente un'iniziativa che voleva proibire l'aiuto al suicidio, il governo svizzero ha deciso di rinunciare a disciplinare a livello nazionale l'assistenza organizzata al suicidio.

Ed è tuttora così, nonostante che la Corte europea dei diritti umani abbia già rimproverato la Svizzera per la sua situazione giuridica non abbastanza chiara.

Per Samia Hurst-Majno, una possibile spiegazione è il fatto che le norme svizzere sull'eutanasia indiretta e quella passiva sono in vigore da molto tempo. Questo ha contribuito a creare fiducia tra la popolazione sul fatto che la legalizzazione non porta ad abusi.

"Confidiamo nel fatto che i malati psichici siano indirizzati ai servizi di prevenzione, che tutte le altre alternative siano esaminate e che il suicidio assistito sia disponibile solo come ultima ratio per le persone con un desiderio razionale di suicidarsi", afferma la professoressa.

All'inizio del XX secolo, la Svizzera – come molti altri Paesi – ha depenalizzato il suicidio. "Se il suicidio è un crimine, allora l'assistenza al suicidio è un atto di complicità", spiega Samia Hurst-Majno. "Senza crimine, però, scompare anche la complicità".

Per questo motivo in Svizzera si è svolto un dibattito in cui si è convenuto di fare dell'egoismo il punto decisivo: "Chi aiuta a suicidarsi qualcuno da cui dipende finanziariamente o da cui erediterà deve essere punito", spiega l'esperta. "Se non ci sono tali motivi egoistici, tuttavia, aiutare non è un crimine".

Nella maggior parte degli Stati, l'eutanasia attiva o il suicidio assistito sono proibiti. La Svizzera è uno dei pochissimi Paesi in cui anche gli stranieri possono ricorrere al suicidio assistito. Per questo si è sviluppato il "turismo della morte": vi sono persone che dall'estero vengono appositamente in Svizzera per morire.

Secondo Dignitas, probabilmente la più nota organizzazione internazionale che ammette anche persone provenienti dall'estero, nel 2019 oltre il 90% dei suoi membri era straniero. I suoi 9'064 membri provengono da 89 Paesi diversi. In testa c'è la Germania con 3'338 membri, seguita dal Regno Unito con 1'341, dalla Francia con 885 e dagli Stati Uniti con 684. Solo 712 membri risiedono in Svizzera.

Tuttavia, se a voler morire non sono malati in fase terminale, ma persone stanche della vita o con malattie psichiche, anche in Svizzera l'aiuto al suicidio provoca controversie. In questi casi, vi sono dei medici che non sono disposti a rilasciare la ricetta per un farmaco letale.

Le organizzazioni svizzere di assistenza al suicidio si adoperano affinché anche le persone anziane e stanche di vivere, senza malattie terminali, abbiano un accesso più facile ai farmaci letali.

Alcune organizzazioni svizzere fanno persino pressione per la legalizzazione del suicidio assistito in altri Paesi. A tal fine, si impegnano a vari livelli: processi modello, procedure di consultazione, lobbying, pubblicità e pubbliche relazioni.

Secondo la loro visione, l'aiuto al suicidio un giorno dovrebbe essere legale in tutto il mondo, in modo che nessuno debba più recarsi in Svizzera per questo.

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