Adolf Ogi e Kaspar Villiger contro l’iniziativa ridistributiva
Dimezzare le spese militari equivale a fare un mezzo passo verso la soppressione dell'esercito. Lo hanno ribadito giovedì a Berna i consiglieri federali Adolf Ogi e Kaspar Villiger, che invitano a dire no il 26 novembre all'iniziativa.
Una proposta, quella dell’iniziativa ridistributiva, che mette in questione la sicurezza nazionale e che ignora i risparmi e le riforme in corso. Questa l’opinione del ministro della difesa Adolf Ogi sull’iniziativa popolare che chiede tagli alle spese militari.
Lanciata dal Partito socialista e dagli ambienti antimilitaristi, l’iniziativa popolare in votazione il prossimo 26 novembre chiede che entro dieci anni il budget per la difesa nazionale venga dimezzato rispetto alle spese pari a circa 6 miliardi del 1987 e che un terzo della somma risparmiata venga impiegata per rafforzare la politica di pace a livello internazionale.
Una proposta contro la quale giovedì si è schierato il ministro della difesa Adolf Ogi, il quale ha dato il via alla campagna in vista del voto. Per Adolf Ogi la votazione federale del prossimo 26 novembre rappresenterà l’ultimo grande impegno politico, prima dell’entrata in vigore delle dimissioni. Ed è gioco forza che l’appuntamento con le urne si trasformerà in un plebiscito pro o contro i progetti di riforma dell’esercito intrapresi dal consigliere federale bernese e già avallati dal governo.
A detta del ministro della difesa, l’iniziativa sottovaluterebbe i pericoli a medio e lungo termine. La promozione della pace, della stabilità e della sicurezza è importante ma “nessuno è in grado di prevedere come sarà la situazione in futuro”. Le rivendicazioni finanziarie degli antimilitaristi metterebbero in pericolo la capacità dell’esercito di adempiere i propri compiti istituzionali.
Un esercito che, come ha sottolineato il ministro della difesa, ha già tratto le conseguenze politiche e organizzative derivanti dal mutamento degli scenari geo-strategici del dopo guerra fredda. Conseguenze e problematiche elaborate appunto nella riforma denominata “Esercito XXI”.
Anche a livello finanziario l’esercito avrebbe già fornito il proprio contributo. E a dar man forte alle argomentazioni di Adolf Ogi è intervenuto il ministro delle finanze Kaspar Villiger, conoscitore del dossier poiché fino al 1995 è stato a capo del Dipartimento militare federale. Dal 1990 al 2001, ha ricordato il tesoriere della Confederazione, le spese nel settore della difesa sono già state ridotte del 36 percento. Se l’iniziativa venisse approvata il bilancio grigioverde dovrebbe essere tagliato ancora di 1,2 miliardi rispetto al budget di 4,3 miliardi previsto per il 2003, anno in cui dovrebbe entrare in vigore la riforma.
Riforma che a sua volta rappresenta finanziariamente un ulteriore diminuzione delle spese attuali, corrispondenti a circa 5 miliardi. Le richieste della sinistra “non sono politica ma pura ideologia”, ha detto Villiger che, da buon ministro liberale-radicale, ha criticato anche la logica della ridistribuzione delle risorse.
L’iniziativa non porterebbe così ad alcun risparmio e la creazione di un fondo di conversione di 1 miliardo di franchi per attutire il taglio di posti di lavoro nell’industria dell’armamento, oltre ad entrare in contrasto con il sistema del libero mercato, costituirebbe una discriminazione nei confronti di altri settori economici sottoposti a ristrutturazioni.
Luca Hoderas
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