Adolf Ogi lascia il Consiglio federale
Il presidente della Confederazione, Adolf Ogi, ha annunciato le sue dimissioni per la fine dell'anno. Dopo 13 anni in Consiglio federale, Ogi ha dichiarato di aver dato la sua parte a livello professionale e di voler dedicarsi maggiormente alla famiglia.
“Me ne vado, come uno sportivo, all’apice della carriera.” Con queste parole il presidente della Confederazione Adolf Ogi ha aperto poco dopo le 10.30 di mercoledì la conferenza stampa a Palazzo federale in cui ha reso noto ufficialmente le sue dimissioni a partire dal 31 dicembre 2000.
Due gli ordini di motivi addotti da Ogi per spiegare le sue dimissioni. Innanzitutto le ragioni politiche: dopo 13 anni di presenza in governo, a capo di due diversi dipartimenti, e dopo aver ricoperto per due volte la carica di presidente della Confederazione, il consigliere federale bernese ritiene venuto il momento di lasciar il suo posto in governo.
“Ho cercato di svolgere il mio compito con spirito aperto, sociale e liberale”, ha aggiunto Ogi, e ha ricordato alcuni dei più importanti dossier che portano anche la sua firma: la trasversale alpina, la politica estera e della sicurezza, la riforma dell’esercito. “Non sono stanco del mio incarico”, ha proseguito il presidente della Confederazione, dicendosi convinto di poter lasciare in eredità al suo successore un dipartimento in buono stato.
Sul piano delle ragioni personali, Ogi ha detto di volersi ora dedicare maggiormente alla sua famiglia, che a causa dei suoi impegni ha dovuto rimanere spesso, nei 13 anni di lavoro in governo, in secondo piano.
Ogi ha poi voluto ringraziare le collaboratrici e i collaboratori del suo dipartimento e anche i giornalisti che, come ha detto, durante il suo mandato in Consiglio federale lo hanno spesso “stimolato” e a volte “irritato”. Per quanto concerne invece la sua successione, Ogi si è limitato a dichiarare ironicamente che si tratterà in ogni caso di una o di un rappresentante UDC.
In questi ultimi 13 anni, Adolf Ogi è stato un consigliere federale molto popolare e vicino alla gente. Una popolarità che si era già conquistato durante le sue precedenti attività nel mondo sportivo e che ha tenuto a coltivare anche in seguito, senza nascondere il suo intenso legame con il suo comune di origine, Kandersteg, e neppure la sua mancanza di un curriculum universitario.
Spesso sottovalutato e oggetto di sarcasmi all’inizio del suo mandato in seno al governo, negli ultimi anni Ogi ha saputo assumere una statura politica riconosciuta da tutti. Lo testimonia questo ultimo anno di presidenza della Confederazione, in cui si è impegnato notevolmente per migliorare l’immagine della Svizzera all’estero e per rafforzare i contatti con i dirigenti politici della comunità internazionale, a cominciare dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite.
Alla guida del Dipartimento federale dei trasporti, delle comunicazioni e dell’energia, tra il 1987 e il 1995, Ogi ha portato avanti diversi dossier importanti, come quello delle nuove trasversali ferroviarie alpine, Ferrovia 2000, la legge sull’energia nucleare e l’apertura del mercato radiofonico nazionale alle emittenti private. Tra le sue principali sconfitte da ricordare soprattutto quella sull’iniziativa delle Alpi, approvata dal popolo nonostante l’opposizione del consigliere federale.
Dal 1995, in seno al Dipartimento federale della difesa si è occupato prevalentemente della riforma dell’esercito e ha assunto anche la direzione del nuovo Dipartimento della protezione della popolazione e dello sport. Una gestione non sempre facile, in seguito all’importante e controversa ristrutturazione delle forze armate svizzere e agli scandali scoppiati all’interno del Dipartimento della difesa, a cominciare dal caso Bellasi.
Le critiche maggiori nei suoi confronti sono giunte negli ultimi anni dalla stessa UDC. I colleghi di partito hanno rimproverato a più riprese a Ogi la sua volontà di apertura verso l’estero e, in particolare, verso l’Unione europea, l’ONU e la NATO. Tra gli insuccessi di Ogi, che ha sempre paragonato la politica ad una competizione sportiva, vi è da menzionare infine la mancata attribuzione a Sion dei Giochi olimpici invernali del 2006, per i quali si è battuto con grande passione.
Andrea Tognina e Armando Mombelli
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