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Aiuti umanitari in Afghanistan dal Tagikistan

Convogli umanitari e personale della Croce Rossa swissinfo.ch

Gli aiuti, che comprendono attrezzature mediche e cibo, sono giunti martedi dalle Nazioni Unite, Croce Rossa, Mezzaluna Rossa e agenzia Focus.

Ad un mese e mezzo dall’inizio degli attacchi anglo-americani contro l’Afghanistan, Kabul cade nelle mani dell’Alleanza del Nord. “Oggi potete celebrare una grande vittoria”: è la voce di una donna che ha annuciato per radio l’ingresso a Kabul dell’Alleanza del Nord e per la prima volta dopo cinque anni, la radio trasmette della musica.

Gli Stati Uniti avrebbero voluto ancora un po’ di tempo per cristallizzare una coalizione di forze che comprendessero il più ampio ventaglio possibile di gruppi politici ed etnici, tra cui anche i talebani moderati e altri rappresentanti della maggioranza Pashtun, cui è invisa l’Alleanza del Nord.

Ma come spesso succede nelle guerre, l’evoluzione militare sul campo non rispetta le linee di condotta politica e diplomatica. Le forze dell’Alleanza del Nord hanno accelerato le operazioni e preso Kabul, con la giustificazione di voler assicurare la legge e l’ordine dopo la fuga dei Talebani.

Un gruppo locale di mujaheddin dell’opposizione ha anche preso il controllo di Jalalabad, finora importante roccaforte dei taleban nell’est del Paese, sulla via strategica che porta da Kabul al confine con il Pakistan. Durante la notte tra martedì e mercoledì aerei statunitensi avevano ripetutamente colpito obiettivi militari di Jalalabad.

Al Pentagono ha manifestato sorpresa per la rapidità dell’apparente collasso delle milizie talebane e nel contempo «grande soddisfazione» per l’avanzata dei guerriglieri dell’Alleanza del Nord, nonostante l’imbarazzo politico che l’evento può provocare. Confermata inoltre la presenza di forze speciali statunitensi anche nel sud dell’Afghanistan, per organizzare la resistenza.

Paura e gioia

Secondo i primi testimoni a Kabul la popolazione ha reagito all’arrivo dell’Alleanza del Nord con un misto di giubilo e di paura: sicuramente la gente deve essere contenta perchè spera nella fine dei bombardamenti. Molta preoccupazione e incertezza invece su chi governerà a Kabul e sul rispetto dei diritti umani: secondo il quotidiano britannico ‘The Guardian’ duecento volontari pachistani sarebbero stati uccisi dalle truppe dell’Alleanza del nord a Mazar- i-Sharif dopo la fuga dei talebani.

Consapevole della sua cattiva reputazione, l’Alleanza del Nord ha perciò rassicurato con toni moderati l’opinione pubblica internazionale sulla volontà di non monopolizzare il potere e di favorire il processo di pace, in particolare dialogando con la coalizione che fa capo all’ex re dell’Afghanistan, Zahir Shah.

Non bisogna dimenticare che l’Alleanza del Nord , composta di tagiki, uzbeki e hazara, ha lasciato un pessimo ricordo agli abitanti di Kabul. Il loro regno sulla capitale tra il 1992 e il 1996 è stato contrassegnato proprio dalla violenza e dall’assenza di autorità. Tanto che la gente all’inizio aveva salutato l’arrivo dei Talebani come una liberazione.

Il ritorno dei delegati Cicr

Come tutte le altre organizzazioni umanitarie il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha dovuto allontanare i propri collaboratori espatriati all’inizio del conflitto in Afghanistan. I soli delegati stranieri presenti all’interno si trovano nel nord del paese: nelle città di Mazar-i-Sharif e a Kabul hanno invece continuato ad operare, anche se con mezzi ristretti, i collaboratori locali della Croce Rossa.

I primi dipendenti stranieri del CICR sono nel frattempo tornati a Kabul e altri dipendenti sono attesi sia a Kabul che a Herat, e nelle altre città afghane passate nelle mani dell’Alleanza.

“La situazione è molto fluida, secondo il racconto dei nostri collaboratori a Kabul” dichiara a swissinfo il portavoce dell’organizzazione, Bernard Barret, contattato a Islamabad. “Uno dei nostri depositi a Kabul è stato saccheggiato, ci sono stati degli spari per le strade ma non certo delle battaglie”. Anche a Mazar-i-Sharif la Croce rossa è in grado di operare in una situazione relativamente calma: funzionano i veicoli e gli impiegati continuano a svolgere le proprie attività di assistenza, come fanno del resto da anni nel martoriato paese vittima di vent’anni di guerra e di tre di siccità.

“La distribuzione di materiale medico per gli ospedali e di sangue non è mai stata interrotta” precisa il portavoce del Cicr. I delegati stranieri allontanati dall’Afghanistan stanno comunque preparando distribuzioni supplementari di cibo, di coperte e di tende, di cui la popolazione ha urgente bisogno soprattutto nei centri rurali. Altra priorità, assicurare il funzionamento delle strutture ospedaliere.

Nell’attuale incertezza politica che incombe sull’Afghanistan, il lavoro di organizzazioni come il Comitato Internazionale della Croce Rossa diventa ancora più indispensabile. Il vero problema non è mai stato ad esempio far arrivare alimenti e materiale in Afghanistan, più difficile è la distribuzione a chi ne ha veramente bisogno. “Abbiamo sempre avuto buoni rapporti con tutte le parti in causa in questo conflitto, anche con i talebani ed è per questo che il nostro personale ha potuto continuare a lavorare. Questa neutralità è uno dei principi fondamentali del Cicr e continuerà ad esserlo anche nel caso dell’Afghanistan”.

La Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione

Recentemente la Dsc ha organizzato invii speciali in Turkmenistan di coperte, tende, materiale da cucina e sacchi a pelo che dovrebbero bastare per circa 20.000 rifugiati. In totale l’aiuto umanitario della Dsc ammonta quest’anno a 17,5 milioni di franchi.

Raffaella Rossello

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