Berna non vuole parlare solo di fiscalità nei bilaterali con l’UE
Prima di aprire trattative sul contrabbando e sulla tassazione del risparmio la Svizzera vuole vedere segnali di disponibilità, da parte dell'Unione europea, ad affrontare anche quei temi che stanno a cuore alla Confederazione. Lo ha affermato venerdì a Bruxelles l'ambasciatore Michael Ambühl, al termine del primo incontro a livello di esperti per determinare i possibili soggetti di future trattative bilaterali.
Bruxelles ha insistito sulla priorità assoluta da dare al miglioramento della cooperazione in materia di lotta contro le frodi. La Commissione europea ritiene che questo dossier «non dovrebbe essere influenzato da alcuna altra considerazione», si legge nel comunicato diramato al termine dell’incontro.
Da parte elvetica si è pronti a discutere, ma si attende in contropartita di poter parlare pure – magari anche solo in un secondo tempo – di collaborazione in materia di asilo, di giustizia e di polizia, con un occhio in particolare agli accordi di Schengen (frontiere aperte) e di Dublino (asilo).
Ma Bruxelles ha rilevato subito che l’entrata della Confederazione nello spazio di sicurezza di Schengen si scontra con «ostacoli evidenti» a causa della sua non-appartenenza all’UE. Ma da parte elvetica si spera in una soluzione che si ispiri a quella di cui beneficiano Norvegia ed Islanda.
Berna non vuole però negoziare caso per caso: vorrebbe poter avere un programma di discussione prima di dare avvio ai colloqui, ha spiegato il capo delegazione Percy Westerlund.
L’Unione Europea ha inoltre formalmente chiesto colloqui relativi alla tassazione dei risparmi. L’UE vuole che la Svizzera e altri stati terzi adottino «misure equivalenti» a quelle che prevedono i Quindici: entro il 2010 il segreto bancario riguardo a risparmi di non residenti deve sparire.
Nella tornata di discussioni di venerdì non è stata ancora fissata alcuna data per i colloqui: le parti devono innanzitutto analizzare la situazione. Un primo incontro a livello d’esperti – stando ad Ambühl – potrebbe avvenire in febbraio, mentre una seconda tornata di discussioni, più politiche, potrebbe tenersi in maggio.
Oltre a questi dossier, vi sono ancora otto settori in cui Svizzera e UE si sono già accordati, due anni or sono, di trattare: si tratta dello scambio di prodotti agricoli trasformati, statistica, servizi, media, formazione, gioventù, protezione dell’ambiente e statuto fiscale degli ex funzionari europei che ricevono la pensione in Svizzera. Per Berna sarebbe finalmente ora di concretizzare l’impegno a negoziare su questi campi, ha detto Ambühl.
swissinfo e agenzie
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