Clandestini: realtà sommersa
I sans-papiers barricati da alcuni giorni in una chiesa di Friborgo rilanciano il dibattito sull'immigrazione clandestina in Svizzera. Sui piatti della bilancia politica si oppongono le necessità di mano d'opera da parte dell'economia, soprattutto nell'agricoltura e sui cantieri, e la legislazione federale che negli ultimi anni ha limitato notevolmente l'accesso al territorio elvetico per gli stranieri.
Da lunedì pomeriggio alcune decine di clandestini occupano la chiesa friborghese di St. Paul. Si tratta di stagionali irregolari, di persone entrate clandestinamente e di persone che hanno vista respinta la loro richiesta d’asilo politico.
Questa azione disperata è volta ad evitare l’estradizione forzata da parte dell’autorità giudiziaria. Ma non si tratta di casi isolati. Le organizzazioni di solidarietà che sostengono l’azione nella chiesa della città sulla Sarine rendono attenti alla rilevanza del fenomeno: “Questa azione deve richiamare l’attenzione della società civile e dell’autorità politica sulla situazione difficile, vissuta da chi vive nell’illegalità”.
Il dito è puntato sul fenomeno dell’immigrazione clandestina che nella sua entità è difficilmente quantificabile. All’Ufficio federale competente non si formulano neppure delle ipotesi: “Non esistono cifre sulla presenza di clandestini in Svizzera e l’Ufficio federale per gli stranieri non dispone di dati al riguardo”.
“Ci si muove nell’illegalità – ha dichiarato a Swissinfo il portavoce dell’Ufficio, Christoph Müller – e il Dipartimento della giustizia si limita a emanare le direttive, ma il compito esecutivo rimane dei cantoni”.
Ma anche le polizie cantonali hanno a loro disposizione solo dei dati risultanti dai fermi e dalle espulsioni effettuate: la cifra sommersa è sicuramente molto superiore. Nel solo Canton Friborgo, SOS-Razzismo stima le presenze illegali fra le 7000 e le 10000 unità.
A livello federale una valutazione ufficiosa del 1997 parlava addirittura di 150000 presenze. Ma alcuni indizi fanno pensare che negli ultimi anni la cifra delle persone che soggiornano sul territorio senza un permesso regolare sia ancora in crescita.
Pur rimanendo nell’illegalità queste persone non fanno fatica a trovare un impiego. Infatti la politica restrittiva, praticata dalle autorità federali, in materia di permessi di lavoro, soprattutto stagionali, non risponde alla nuova dinamica congiunturale e dunque sempre più datori di lavoro sono disposti a ricorrere al lavoro sommerso.
Grazie alla ripresa economica, molte aziende hanno bisogno di ulteriore mano d’opera per far fronte alle cresciute necessità. Con il lavoro nero, offerto anche dagli stranieri senza permessi, si riesce a coprire il fabbisogno di mano d’opera, a scapito però della sicurezza e delle assicurazioni sociali.
“Cifre esatte non esistono per definizione, quando si parla di economia sommersa – sottolinea la signora Küng-Gubler, del Dipartimento federale dell’economia pubblica – ma uno studio ha rilevato che il lavoro prestato al di fuori della legalità corrisponderebbe a 35 miliardi di franchi annui”. Certamente questa cifra non riguarda solamente gli stranieri senza permesso, ma la dimensione del fenomeno preoccupa non solo le autorità federali.
Da qui è nata la richiesta di ambienti economici per una sanatoria che porti, senza pericolo di pena, ad una soluzione del problema a vantaggio delle parti. Ma le resistenze sono grandi e anche la legittimità giuridica di una simile operazione è messa in discussione.
Anche il cosiddetto “Modello dei tre cerchi” che privilegia le nazioni dell’Unione europea, non risponde alle esigenze del mercato e limita le possibilità di altri paesi di emigrazione, come i Balcani o il Sud America.
“Alle persone che fuggono da realtà economiche e politiche difficili – scrive il Collettivo dei sans-papier – non si offre niente. La Svizzera approfitta e dunque tollera questo esercito di forza lavoro, negandogli però la possibilità di vivere con dignità”.
La posizione ufficiale del Consiglio federale rimane chiara: niente concessioni all’illegalità, dunque niente concessioni a chi è costretto a vivere nell’anonimità..
Ed è contro questa posizione legalista che si rivolge la protesta dei sans-papiers di Friborgo. Essi chiedono ad alta voce una legalizzazione del loro statuto, così da poter migliorare la propria situazione. Le loro richieste sono semplici: vogliono vivere nella legalità, poter disporre di assicurazioni e di servizi, mandare a scuola i loro figli senza paura di essere espulsi.
Delle sanatorie, per far emergere il lavoro sommerso, sono state realizzate negli ultimi anni in Francia, Germania e Italia. In tutti i casi il governo ha definito un contingente di permessi supplementari. Le persone con un contratto di lavoro potevano denunciare la propria presenza all’autorità competente.
Si è trattato nei tre casi di uno strappo alle regole, ma soprattutto di una concessione alla realtà a cui le forze dell’ordine non riuscivano più a dare una risposta con i metodi tradizionali.
I disperati di Friborgo aspettano una risposta analoga dalle autorità elvetiche. Le loro speranze sono riposte nella congiuntura positiva e nella solidarietà verso la situazione difficile nei paesi di provenienza. Ma il vero dibattito politico non è ancora iniziato.
Daniele Papacella
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