Conferenza degli ambasciatori: diplomazia in evoluzione
La Conferenza annuale degli ambasciatori si è conclusa venerdì con la convinzione che una collaborazione più stretta tra le rappresentanze svizzere all'estero e l'economia è necessaria. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Joseph Deiss ha parlato di mutazioni nel ruolo della diplomazia elvetica.
Vista le interazioni sempre più forti tra economia e politica estera, ambasciatori e rappresentanti del mondo economico si sono incontrati giovedì in diverse città della Svizzera orientale. Deiss ha in particolare invitato le piccole e medie imprese (PMI) a rivolgersi in caso di difficoltà alle sedi diplomatiche elvetiche. Inoltre per mantenere gli interessi svizzeri all’estero e sostenere la politica estera della Svizzera è importante rafforzare i contatti tra organizzazioni economiche e organizzazioni non governative.
Contatti con il governo
I contatti tra i consiglieri federali e gli ambasciatori sono importanti, ha sottolineato Georges Martin, ambasciatore e capo del centro di analisi del DFAE che ha organizzato l’incontro di quest’anno. Ruth Metzler, Ruth Dreifuss, Samuel Schmid e Pascal Couchepin hanno quindi passato ognuno un pomeriggio con i diplomatici per «uno scambio», ha precisato Martin. Si è discusso della politica in materia di droga e degli accordi di Schengen. Deiss ha colto l’occasione per informare i diplomatici svizzeri delle nuove forme di direzione e gestione delle risorse umane. Un’occasione anche per fare il punto sul ruolo e la retribuzione dei coniugi degli ambasciatori.
Anche se in materia di risarcimenti i coniugi dei diplomatici svizzeri in carica all’estero sono trattati meglio dei loro omologhi di altri paesi, l’esercizio di un’attività professionale rimane per loro un problema. Deiss ha annunciato una serie di misure per «meglio tener conto del lavoro delle persone accompagnatrici».
6600 franchi all’anno
Queste persone, soprattutto donne, devono in generale rinunciare ad una carriera propria (meno dell’1% lavora) e quindi ad un secondo pilastro. Una lacuna che può diventare dolorosa in caso di separazione o divorzio. La Confederazione consacrerà quindi a partire dal 2002 circa 6600 franchi all’anno per costituire un fondo di previdenza professionale a loro nome, anche se gli accompagnatori non sono sposati.
La difficoltà per il partner di poter trovare un impiego all’estero priva inoltre la famiglia di un secondo reddito, un sostegno di cui beneficiano i due terzi delle famiglie svizzere. Per questo motivo, il prelievo automatico delle imposte cantonali del collaboratore all’estero sarà ridotto del 25 %.
L’accompagnatore riceverà inoltre da 2500 a 11 000 franchi all’anno, secondo il paese e la posizione gerarchica del diplomatico, per le spese di rappresentanza. «Queste somme sono state aumentate in media di 1000 franchi», precisa Bernhard Marfurt, del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
Il collaboratore del DFAE dovrà dare il suo accordo per un versamento diretto delle indennità al partner. «Non abbiamo infatti nessuna relazione contrattuale con quest’ultimo», si giustifica Marfurt. «Siamo coscienti che queste modifiche non sostituiscono assolutamente una carriera professionale. Si tratta solo di riconoscere il lavoro fornito».
Questo riconoscimento è ricompensato meno bene nei paesi vicini. I francesi dispongono solo di un supplemento famigliare, attribuito unicamente se il collaboatore è sposato con figli a carico. In Germania e Italia le spese di rappresentanza vengono aumentate del 20 % per i collaboratori sposati. Per i tedeschi inoltre è previsto un aumento del 5 % delle indennità di residenza nel caso in cui il coniuge rinuncia alla carriera.
In tutti i paesi il problema del coniuge diventa sempre più importante poiché nel mondo attuale la rinuncia ad una carriera non è più così «naturale», rileva Marfurt. Coloro che iniziano una carriera sono ancora molto giovani e spesso non sposati e non sempre si accorgono dell’ostacolo che potrebbe presentarsi una volta passata la trentina. Alcuni diplomatici abbandonano la carriera perché le mogli rimangono a lavorare nel loro paese d’origine mentre il marito è in carica all’estero. In Svizzera sono una quindicina le coppie in questa situazione.
swissinfo e agenzie
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