Cura dimagrante per la protezione civile: passerà da 300.000 a 120.000 persone
La fine della guerra fredda non significherà la fine del sistema svizzero di protezione civile, ma il concetto dovrà essere rivisto: sono necessari nuovi orientamenti e una maggiore efficacia. Queste le intenzioni del dipartimento della difesa.
I cantoni avranno bisogno in futuro soltanto di 120.000 persone al massimo, mentre l’effettivo è oggi di 300.000 unità. Ci sarà dunque una riduzione e una cantonalizzazione degli effettivi. Le nuove priorità d’intervento riguarderanno l’aiuto in caso di catastrofi e di situazioni d’emergenza. Anche l’obbligo di servire nella protezione civile sarà ridimensionato.
Per la protezione civile, meno potrebbe comunque ugualmente significare di più: “la riforma comporterà una riduzione degli effettivi, ma un innalzamento della qualità e del livello di efficacia”, ha indicato Adolf Ogi, presidente della Confederazione e capo del dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport.
La riforma presentata giovedì alla stampa entrerà in vigore nel 2003 e comporterà uno spostamento delle responsabilità di questo settore verso i cantoni. Questi pagheranno in futuro i costi per l’intervento in casi di catastrofe e di situazioni d’emergenza. La Confederazione si assumerà invece le spese per le misure necessarie in caso di minaccia da parte di altri Stati.
La protezione civile potrà appoggiare la polizia, i pompieri e i servizi tecnico-sanitari in caso di situazioni d’emergenza, assicurando un intervento su un periodo più lungo. I suoi compiti centrali saranno l’assistenza della popolazione e la protezione dei beni culturali. Oltre a ciò, in caso di situazioni di crisi, si occuperà dell’appoggio non armato alla polizia, di lavori di logistica e di sanità.
Per coprire i bisogni in personale, ogni anno dovranno essere reclutate 6000 persone. L’obbligo di servire durerà dal ventesimo al quarantesimo anno d’età e non più fino all’età di 50 anni.
swissinfo e agenzie
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