D’improvviso al fianco di chi ha perso tutto
6 Aprile 2009, ore 3:32: a L'Aquila, in Abruzzo, un terremoto cambia per sempre la vita dei suoi abitanti. La tragedia entra d'improvviso anche nella quotidianità di Cristina Mazziotti, presidente del Circolo svizzero abruzzese.
Sin dalle prime ore Cristina Mazziotti – madre svizzera (di Leysin, canton Vaud) e padre abruzzese (di Pescara, sulla costa adriatica) – viene bombardata di telefonate: richieste di informazioni, di aiuto, di assistenza. In qualità di presidente del Circolo svizzero abruzzese si è vista catapultata in prima linea a poche ore dalla tragedia.
E ora che i riflettori degli organi di informazione si sono quasi del tutto spenti, la sua vita continua a correre parallela con quelle di alcune famiglie svizzere che hanno perso tutto e che si sentono letteralmente abbandonate.
La incontriamo a Senigallia, al Congresso del collegamento svizzero in Italia, poco dopo la presentazione della sua attività. Biologa marina, si dedica alla conoscenza dei meccanismi che il mare attua in risposta ai carichi inquinanti di origine antropoica.
Famiglie svizzere nel totale smarrimento
È molto preoccupata per la sorte di quelle famiglie, in prevalenza frutto di matrimoni tra svizzere e italiani. Dettagli che, in verità, di fronte alla vicenda umana e alla disperazione di chi ha perso tutto, sono insignificanti.
“Purtroppo io ho contatti regolari sono con le persone, svizzere o con doppia cittadinanza, che fanno capo al circolo. Persone naturalmente note ai funzionari dell’ambasciata svizzera a Roma. Qualche anno fa – racconta Cristina – avevo fornito informazioni a una famiglia che voleva sapere come si procede per i gemellaggi con un comune svizzero. Oggi è senza casa e senza lavoro”.
Un paio di famiglie abbienti sono andate via da L’Aquila, sistemandosi provvisoriamente in altre città. “Ma non hanno nessuna intenzione di tornare. Al di là dell’agibilità o meno della propria casa tra cumuli di macerie – aggiunge Cristina – alla base della scelta di non tornare nelle proprie abitazioni, c’è un fattore emozionale e affettivo che noi non possiamo capire”.
Molte persone, inoltre, preferiscono stare nelle tendopoli, anche se la propria casa è stata dichiarata agibile. “Dobbiamo renderci conto che mancano riscaldamento e acqua calda e che spesso per raggiungere la propria casa diroccata, si fa molta fatica. Fintanto che uomini, donne e famiglie restano nel campo – spiega Cristina – si sentono meno sole: circolano le informazioni, si allestiscono liste per gli aiuti, sono insomma al corrente di quello che accade o non accade”.
Il nodo degli aiuti finanziari
Nei giorni immediatamente successivi al terremoto, l’ambasciata svizzera a Roma si è fatta in quattro. “Ha svolto un lavoro straordinario – sottolinea la presidente del circolo – ed è stata molto presente, assicurando anche degli aiuti”. I nodi al pettine, però vengono ora, e sono quelli che rischiano di essere sciolti difficilmente.
“Lo Stato italiano ha promesso dei fondi, il cui importo varia se sei una persona sola (700 euro) o sei fai parte di una famiglia (1300 euro). Ma in campagna elettorale si promette di tutto e di più. L’annuncio dello stanziamento di aiuti da parte italiana ha però indotto Berna a non più erogare automaticamente gli aiuti promessi, perché – spiega Cristina – nel caso di persone con la doppia nazionalità e residenti in Italia, questi contributi non si possono cumulare. Queste famiglie in cerca di aiuto, quindi, si sentono completamente abbandonate”.
Un racconto che ha destato viva preoccupazione in Jacques-Simon Eggly, presidente dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE) che ha ascoltato con noi le parole di Cristina. “Dobbiamo sicuramente fare qualcosa” ha reagito Eggly, che ha promesso di intervenire a Berna per cercare di capire come è possibile aiutare queste famiglie.
Ruth Theus Baldassarre, responsabile della comunicazione all’ambasciata svizzera a Roma, ricorda che molti circoli svizzeri in Italia si sono subito attivati per garantire un primo aiuto finanziario. Precisa tuttavia che in casi come questi “la responsabilità degli aiuti spetta principalmente allo Stato italiano”.
Ma la Svizzera non rimane insensibile. “L’ambasciata svizzera a Roma segue con attenzione gli sviluppi della situazione. Un ritardo nell’erogazione di aiuti – spiega a swissinfo Ruth Theus Baldassarre – può essere possibile. Ricordo che ogni cittadino svizzero in difficoltà, può inoltrare una formale domanda di assistenza alla propria rappresentanza diplomatica. La richiesta viene in seguito valutata anche a Berna ed eventualmente accolta. Questa è la prassi”.
“Il tuo essere svizzero ti rimane dentro”
Intanto la vita di Cristina continua a muoversi su due binari: uno verso L’Aquila, a fianco dei terremotati, l’altro lungo le coste dell’Adriatico ad osservare, scientificamente, il mare. “Mia madre era venuta in Italia a cercare lavoro. A Milano ha conosciuto l’abruzzese – afferma sorridendo Cristina – e piano piano si sono spostati a Pescara, dove ho vissuto fino alla conclusione dei miei studi secondari. All’età di 19 anni sono tornata a Milano, dove mi sono laureata in Scienze Biologiche. Ed è in quell’occasione che sono stata contattata per creare un circolo svizzero in Abruzzo”.
Al momento di decidere il tema della sua tesi, Cristina voleva andare in Svizzera per lavorare sui laghi e occuparsi di biologia delle acque dolci (limnologia). “Alla mia domanda di poter sostenere un periodo di tesi in Svizzera – ricorda -, la risposta è stata talmente rapida da spaventrmi: oddio, mi sono detta, devo partire domani e cambiare la mia vita. Il destino ha voluto che mi occupassi di mare”.
Cristina, che oggi ha 42 anni, riesce a presiedere il circolo anche se vive a Cesenatico, in Emilia Romagna. “Riesco ad organizzare quattro/cinque riunioni all’anno. Il presidente deve fare tutto, ma tutto sommato ci sono anche occasioni di soddisfazione”.
Di contatti con la Svizzera Cristina ne ha pochi. “Ho perso tutto. Ci sono andata qualche giorno fa, ma solo per questioni meramente amministrative. Se avessi un’altra vita, la vivrei in Svizzera. In ogni caso me la porto dentro: le mie precisioni, i miei orari, la mia organizzazione, insomma la tua parte svizzera ti rimane dentro”.
Françoise Gehring e Stefania Summermatter, swissinfo.ch, Senigallia
Cristina Mazziotti, 42 anni, è una biologa marina italo-svizzera. Lavora per l’Agenzia regionale prevenzione e ambiente dell’Emilia Romagna (ARPA) e si occupa, in particolare modo, del monitoraggio marino.
Nel 1994 ha fondato il circolo svizzero abruzzese, che presiede tuttora. Il circolo conta una sessantina di membri.
Secondo le cifre fornite dall’ambasciata d’Italia a Berna, in Svizzera vivono circa 24mila abruzzesi.
Un decimo (2’860 persone) risiede in Ticino. Circa 150 famiglie provengono dalla provincia dell’Aquila.
Nella zona dell’Aquila sono registrati 104 svizzeri. E secondo i dati di un censimento italiano pubblicato alla fine del 2008, a livello di imprenditoria straniera, in Abruzzo prevalgono gli svizzeri.
La solidarietà nei confronti delle vittime del terremoto che ha colpito l’Abruzzo non è venuta meno: al 25 maggio 2009 la Catena della Solidarietà ha già ricevuto donazioni per oltre due milioni di franchi (2’077’536)
La generosità è particolarmente evidente nella Svizzera italiana e fra le comunità di Italiani residenti in Svizzera.
La raccolta di fondi prosegue e le donazioni si possono effettuare sul conto postale della Catena della Solidarietà 10-15000-6, con l’annotazione «Terremoto Italia».
Per venire in aiuto ai contadini terremotati delle montagna abruzzesi, dal Ticino è partita un’iniziativa di solidarietà volta all’acquisto dei loro prodotti. Per sapere come fare: ilmotodellaterra@gmail.com
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