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Democrazia diretta in Svizzera

Disaccordo sul progetto di assicurazione maternità

Finisce a settembre la procedura di consultazione sulla proposta del Consiglio federale per un'assicurazione maternità Keystone

Le due varianti di congedo maternità messe in consultazione dal Consiglio federale non piacciono. Critiche giungono da partiti di governo, associazioni padronali, organizzazioni femminili e sindacati, che hanno preferito il modello, proposto da un'iniziativa parlamentare, di un congedo generalizzato finanziato dalle indennità di perdita di guadagno (IPG).

La prima delle varianti proposte dal governo prevede che la durata del congedo venga calcolata in funzione dell’anzianità di servizio, da un minimo di otto a un massimo di 14 settimane per chi lavora da oltre otto anni presso la stessa ditta. La seconda prevede invece 12 settimane pagate per tutte le lavoratrici incinte. Entrambe sono state fortemente criticate nel corso della procedura di consultazione, che si concluderà a metà settembre.

Ha invece trovato ampio sostegno il modello proposto in giugno con un’iniziativa parlamentare: un congedo di 14 settimane, finanziato all’80 per cento dalle IPG, per tutte le donne salariate. Il testo è stato presentato dal consigliere nazionale e direttore dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) Pierre Triponez (PLR/BE), assieme alle colleghe Jacqueline Fehr (PS/ZH), Ursula Haller (UDC/BE) e Thérèse Meyer (PPD/FR), ed ha il sostegno di altri 110 deputati. Solo l’UDC si è distanziata anche da questa proposta: per il partito otto settimane di congedo generalizzato sono più che sufficienti.

Nel corso della consultazione, i cantoni, i partiti, le associazioni e la Commissione federale di coordinamento per le questioni familiari hanno respinto all’unanimità la proposta di un finanziamento assicurato unicamente dai datori di lavoro, nel timore che ciò porti a un calo delle assunzioni di giovani donne.

Per il Partito popolare democratico (PPD) il pericolo è che si verifichi una pressione sui salari nei settori in cui il personale è per lo più femminile. Il Partito liberale radicale (PLR), che in un primo tempo aveva sostenuto la variante di far dipendere la durata del congedo dall’anzianità di servizio, ha deciso il 18 agosto a Herisau di sostenere invece la soluzione di Triponez.

Il Partito socialista (PS) ritiene che entrambe le varianti in consultazione non proteggano sufficientemente la madre. Chiede quindi un congedo di 16 settimane per tutte le donne, interamente finanziato dalle IPG. Dello stesso parere il canton Berna. Glarona propende invece per le 12 settimane, mentre Basilea Città appoggia l’iniziativa parlamentare di Triponez.

Per i sindacati è positivo che il Consiglio federale faccia degli sforzi per cambiare la situazione attuale, assolutamente «inaccettabile». Essi respingono però decisamente la prima variante e invitano il governo a rielaborare la seconda sulla base della proposta di Triponez. Per l’Unione sindacale svizzera (USS), la Federazione delle società svizzere di impiegati e i sindacati cristiani il traguardo ideale sarebbe un congedo di 16 settimane per tutte le donne.

Per Peter Hasler, direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori, le proposte del Consiglio federale non hanno «nessuna possibilità» di venire accettate: parlamento e governo vanno in due direzioni opposte.

swissinfo e agenzie

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