Drammi e speranze al vertice di Genova del G8
Mentre i leader del mondo industrializzato lanciavano un fondo per la salute e la lotta contro l'Aids e le altre epidemie di massa, nelle strade di Genova c'è stata una prima vittima negli scontri fra dimostranti e forze dell'ordine. Le proteste contro la globalizzazione non hanno risparmiato nemmeno la Svizzera.
Dopo la breve occupazione del Consolato tedesco di Lugano, venerdì, da parte di una decina di manifestanti germanici, nella notte attivisti antimondializzazione hanno rotto una vetrina dell’Ufficio del turismo italiano ENIT, a Zurigo. Nella stessa città, i giovani socialisti hanno dimostrato pacificamente, sabato, davanti al Consolato italiano, per protestare contro l’intervento delle forze dell’ordine italiane a Genova.
La massiccia militarizzazione del capoluogo ligure non è comunque bastata ad evitare una giornata da incubo, sabato, per il primo giorno del vertice del G8: oltre a 200 feriti, di cui alcuni gravi, c’è stato anche un morto, un ragazzo di vent’anni, prima vittima della protesta antiglobalizzazione iniziata a Seattle alla fine del 1999 e proseguita in una escalation di violenza a Washington, a Praga, a Goteborg.
I leader del mondo industrializzato, compresi il presidente della Commissione Ue Prodi e del presidente di turno dell’Unione, il belga Verhofstadt, hanno intanto varato il Fondo per la salute e la lotta contro l’Aids e le altre malattie di massa, come difterite, tubercolosi, tetano, poliomelite e morbillo. Si tratta di 1,3 miliardi di dollari disponibili subito – con l’obiettivo di raggiungere i 2 miliardi di dollari entro le fine dell’anno – donati da governi, organismi internazionali e privati. «È un buon inizio – ha commentato il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, presente a Genova – ma occorre fare molto di più. Per combattere l’Aids nel mondo servono 7-10 miliardi di dollari aggiuntivi l’anno».
E proprio i problemi dei Paesi poveri sono stati al centro della cena offerta dal presidente italiano Ciampi ai leader del G8 ed ai capi di stato e di governo di Mali, Algeria, Senegal, Nigeria Sudafrica e Salvador: il primo appuntamento, in un summit del ‘direttorio’ mondiale, con i rappresentanti dei Paesi più arretrati. Forse un’anteprima del ‘consesso’ in cui il G8 è destinato a trasformarsi in futuro. Di sicuro, il summit genovese è servito, da questo punto di vista, a confermare la consapevolezza collettiva che nel mondo
globalizzato e interdipendente le soluzioni alle sfide del XIX
secolo possono venire soltanto da un impegno comune.
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