Estrema sinistra e padronato i più scontenti della revisione
L'11ma revisione dell'AVS suscita numerosi malumori, soprattutto nei ranghi dei sindacati e del padronato. L'opposizione più decisa viene dall'estrema sinistra che minaccia il referendum. Tutti sperano in una correzione della versione del Nazionale in occasione dell'esame dell'oggetto al Consiglio degli Stati.
L’Unione svizzera degli imprenditori ritiene che la camera del popolo abbia «largamente mancato l’obiettivo di risanamento finanziario» del primo pilastro. Il padronato, dal canto suo, auspica che il Consiglio degli Stati sappia considerare la situazione generale delle assicurazioni sociali, che allo stato attuale – con la riforma delle leggi sulla previdenza professionale e sull’assicurazione invalidità – chiama già alla cassa imprese ed economie domestiche. L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) reputa insufficienti le economie nell’assicurazione di vedovanza.
Anche l’estrema sinistra invoca una visione globale. Ma, per realizzare «una vera sicurezza sociale», chiede l’unificazionedell’AVS e del secondo pilastro.
Sono soprattutto le decisioni concernenti il pensionamento flessibile a risultare inaccettabili per la sinistra, che si fa poche illusioni su possibili modifiche da parte dei senatori. L’Unione sindacale svizzera parla di «decisioni inaccettabili di smantellamento sociale dell’AVS».
Sindacati cristiani e Verdi se la prendono anche con i socialisti, accusati di «aver mollato in dirittura d’arrivo», visto che undici deputati PS si sono astenuti nella votazione finale. Se gli Stati non fanno marcia in dietro, indicano gli ecologisti, ci «rimane il referendum», già minacciato dal Partito del lavoro. I socialisti, da parte loro, sono molto più prudenti sul referendum e dichiarano di voler aspettare la sessione del Senato.
swissinfo e agenzie
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