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Fallita la conferenza dell’ONU sul clima

La conferenza sul clima ha deluso le aspettative per misure rapide e globali Keystone

All'Aja, i 180 paesi partecipanti non sono riusciti a trovare un accordo su misure concrete per ridurre le emissioni dei gas responsabili dell'effetto serra. Delusione della Svizzera che si batteva per l'applicazione del protocollo di Kyoto.

Il fallimento delle trattative è stato annunciato sabato da Jan Pronk, ministro dell’ambiente olandese e presidente della sesta conferenza sul clima. Rivolgendosi ai rappresentati dei 180 paesi che hanno siglato il protocollo di Kyoto per l’abbattimento dei gas ad effetto serra, Pronk si è detto deluso per l’incapacità di raggiungere un accordo, dopo una così lunga maratona di negoziati.

Delusione anche da parte svizzera, come ha confermato a swissinfo José Romero, membro della delegazione elvetica alla conferenza dell’Aja e collaboratore scientifico dell’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio. Per Romero la conferenza ha permesso di avvicinare le parti e di compiere importanti progressi.

La mancanza di un accordo comporterà tuttavia una perdita inutile di tempo, l’elemento forse più importante in questo momento per evitare le drammatiche conseguenze previste in seguito ai cambiamenti climatici prodotti dalle attività umane. Secondo Romero, il risultato della conferenza rischia ora di frenare anche la ratifica del protocollo di Kyoto da parte dei 180 paesi che si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas. Prima della ratifica, molti paesi preferiranno infatti conoscere le misure concrete che sono chiamati ad adottare.

Romero ha tuttavia indicato che i lavori dovrebbero riprendere probabilmente già nel maggio o nel giugno del 2001, nell’ambito di una nuova conferenza che dovrebbe venir organizzata a Bonn.

Dalla conferenza dell’Aja si attendeva un accordo su provvedimenti concreti per giungere all’applicazione dei principi del protocollo di Kyoto, raggiunto nel 1997 in Giappone. In base a tale protocollo, entro il 2010 le emissioni di gas responsabili dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici dovrebbero venir ridotte di almeno il 5 percento rispetto al 1990. Da parte sua la Svizzera vuole impegnarsi a ridurre dell’8 percento le proprie emissioni di gas, rispetto ai dati di 10 anni fa.

Tra le ragioni principali del fallimento della conferenza vi sono le divisioni emerse tra i paesi europei e il blocco composto da Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia. Questi ultimi sostenevano in particolare una sorta di “commercio delle emissioni”, che avrebbe permesso loro di continuare ad inquinare l’atmosfera, acquistando dei permessi d’emissione presso altri paesi, a cominciare da quelli meno sviluppati economicamente.

Per l’Unione europea, almeno la metà delle riduzioni doveva invece essere conseguita all’interno dei paesi industrializzati. Freni ad un accordo sono emersi anche da parte dei paesi più poveri che esigevano maggiori compensi finanziari per attuare le loro misure di riduzione delle emissioni.

Armando Mombelli

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