Gay Pride 2001 preceduta dalle polemiche
Il Vallese ha la sua parata romanda dell'orgoglio omosessuale (toccata negli ultime anni a Ginevra, Losanna, Friburgo e Berna) malgrado le opposizioni e le polemiche suscitate negli ultimi mesi. Anzi, proprio il dibattito suscitato ha fatto scattare un movimento di simpatia.
Ancora pochi giorni fa Jean-René Fournier, ministro vallesano della sicurezza e delle istituzioni, non mascherava la sua opposizione e sottolineava come “la maggioranza del governo era contraria alla Gay Pride, considerandola prima di tutto un atto di provocazione voluto in questo cantone. Ora, visto che il comune di Sion ha dato la sua autorizzazione, le autorità cantonali faranno tutto il possibile per evitare eccessi. Se si dovrà dare una mano o un appoggio al sistema di sicurezza comunale saremo a disposizione come nel caso di altre manifestazioni”.
In un cantone con un governo a maggioranza democristiana il dibattito sulla Gay Pride, bisogna ricordarlo, si era sviluppato in piena campagna elettorale. Forse proprio per questo qualsiasi apertura era impossibile almeno da parte dei tre consiglieri di stato di quell’area politica. D’altra parte il socialista Thomas Burgener si schierò a favore, conformemente a quelle che sono le posizioni della sinistra.
Abbiamo chiesto ancora a Jean-René Fournier se si temono scontri tra partecipanti e oppositori. “Dovrebbe svolgersi come qualsiasi altra manifestazione, noi non vogliamo gettare olio sul fuoco e attendiamo serenamente che abbia luogo. Ci sono voci ma non c’è nessun segno obiettivo di contromanifestazioni o atti di quel genere, dunque si spera che il dispositivo messo in atto non debba nemmeno essere applicato”.
Il consigliere di stato Fournier torce ancora il naso e punta il dito sulle autorità comunali. Eppure anche il municipio, quando in febbraio si espresse per la prima volta, non accolse con entusiasmo l’idea. Ma dato che legalmente non poteva opporsi si instaurò un dialogo con gli organizzatori.
Poi, in virtù dell’impegno a evitare le provocazioni e gli eccessi di esibizionismo tanto temuti dalle autorità, si arrivò anche ad una collaborazione. Così la Gay Pride potrà svolgersi con la benedizione del comune, il cui esecutivo ha votato all’unanimità il programma, e il municipale Alfred Squaratti pronuncerà un discorso in apertura della manifestazione.
Come si ricorderà la polemica esplose in Vallese con la pubblicazione di una pagina pubblicitaria sul Nouvelliste da parte dell’associazione RomanDit, vicina alla comunità integralista di Ecône. Nell’annuncio a pagamento si denunciava come una provocazione la scelta di Sion in quanto sede episcopale e si affermava che la gay-pride banalizza costumi contro natura. Successivamente il Nouvelliste fu bersagliato di fax e e-mail per essersi prestato alla pubblicazione, da parte sua la società medica del Vallese si mosse per contestare dati forniti da RomanDit sulla mortalità degli omossessuali. La stessa direzione del quotidiano di Sion fece ammenda per aver accettato la pubblicazione.
Il presidente dell’associazione RomanDit, Dominique Giroud, che attaccò senza mezzi termini il giornale, accusandolo d’essersi piegato alla lobby Gay.
“Abbiamo potuto vedere Il Nouvelliste abbassare la bandiera davanti ai gay e passare al nemico con una vigliaccheria che ha sollevato l’indignazione della maggioranza dei suoi lettori”, così si può leggere nel sito internet di RomanDit.
E a quello bisogna riferirsi per avere un parere dell’associazione, perchè il suo presidente, che abbiamo contattato telefonicamente, si è rifiutato di rispondere alle nostre domande. Nell’intervista diffusa in rete afferma che i media sono troppo arrendevoli “nei confronti di quell’anormalità che è l’omosessualità”. Secondo Giroud la comunità gay e la manifestazione messa in atto costituiscono un pericolo per i giovani ed è gravissimo che le autorità non vi si siano opposte.
Alla coordinatrice della Gay Pride, Marianne Bruchez, abbiamo chiesto come risponde alle accuse: “Penso che informare i giovani sia importante anzi una necessità: la conoscenza di diversi paesi, lingue, etnie o altro. Credo che bisogna dare ai giovani che si sentono diversi dei punti di riferimento positivi”.
Come uscite da questo braccio di ferro con gli ambienti conservatori?: “Non ci aspettavamo reazioni così violente a livello politico o sociale. Ora però possiamo vedere che la gente ha preso posizione e vede l’omosessualità diversamente, scopre insomma il lato più umano. Credo che per una questione di apertura fosse importante dibattere dell’argomento in questo cantone”.
Chiediamo ancora se gli organizzatori temono derive per sabato pomeriggio: “No, non ho timori. Il tono delle critiche verso di noi è stato molto aspro, ma da lì a pensare all’intervento fisico e pubblico credo che siamo lontani. Sarebbe un salto di livello che non credo proprio sarà realizzato”.
Sabato via libera dunque al programma in gestazione da mesi e mesi.
Flavio Fornari
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