Ginevra veglierà sulla democrazia negli eserciti
Il presidente della Confederazione Adolf Ogi ha inaugurato venerdì a Ginevra il nuovo Centro per il controllo democratico delle forze armate a cui partecipano oltre 20 paesi e che sarà composto da un'équipe di esperti internazionali.
“La Svizzera intende compiere un passo concreto per promuovere la stabilità e la pace nei paesi in transizione e in quelli in via di sviluppo”. E’ con queste parole che Adolf Ogi ha presentato venerdì pomeriggio all’hotel President Wilson la sua nuova “creatura”, il Centro per il Controllo Democratico delle Forze Armate (Dcaf), un terzo “laboratorio per la pace” che si va ad aggiungere agli altri due istituti che hanno sede sempre a Ginevra, il Centro per la politica di sicurezza e il Centro internazionale di sminamento umanitario, creati rispettivamente nel ’95 e nel ’98.
“Si tratta di un contributo importante della Svizzera al Partenariato per la Pace – ha detto – ed è la risposta a una domanda crescente della comunità internazionale per creare un centro con queste particolari competenze”. In molti casi storici, anche recenti, il controllo dell’esercito è stato un elemento determinante per esercitare il potere politico. “Senza un controllo democratico delle forze armate – ha ricordato Ogi – si corre il rischio che la gestione della sicurezza nazionale si traduca in uno Stato dentro lo Stato”, cosa che “rappresenta un ostacolo “per la democrazia, la libertà e il benessere economico”.
Il nuovo centro, che ha ricevuto il via libera dal governo lo scorso 13 giugno, sarà finanziato dal Dipartimento della Difesa con un somma complessiva di 10 milioni di franchi. Quando entrerà a pieno regime, nel 2003, disporrà di una cinquantina di esperti. Gli Stati fondatori, scelti dalla Svizzera tra i 46 membri del Partenariato per la Pace (creato dalla Nato nel 94) sono 22. Figurano gli Stati Uniti, la Russia, la Germania, la Gran Bretagna, la Francia, l’Ucraina, la Polonia, la Svezia, l’Austria, la Finlandia, le repubbliche baltiche e altri Stati dell’Europa Centrale e Sud Orientale. Assenti i paesi africani. La lista non è definitiva.
“Il prossimo anno – ha spiegato l’ambasciatore Theodor Winkler che dirigerà il centro (mentre all’ex segretario di stato Edouard Brunner è stata assegnata la presidenza) – saremo lieti di accettare anche la presenza di altri paesi, come l’Italia, il Canada, la Croazia, la Spagna e l’Olanda che oggi non ne fanno parte. Il consiglio federale intende infatti aumentare il numero di aderenti massimo ora fissato a 26”.
Quale sarà il compito di questo “think tank” internazionale? Secondo Ogi “il centro farà proprie e collezionerà diverse esperienze per trasformarle in norme, standard e principi internazionalmente accettati”. Tutto il lavoro sarà messo a disposizione degli Stati e degli organismi internazionali. Il centro godrà della collaborazione dell’Istituto Federale di Tecnologia di Zurigo e avrà a disposizione, sono le parole di Ogi, “le più moderne tecnologie dell’informatica”.
Maria Grazia Coggiola, Ginevra
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