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Democrazia diretta in Svizzera

Giovani impegnati politicamente per una Svizzera migliore

I parlamentari "in erba" sono impegnati nella sessione federale dei giovani di quest'anno a discutere il ruolo della Svizzera a livello internazionale Keystone

Tre giorni di dibattiti e discussioni a Berna sul ruolo internazionale della Svizzera per i dieci anni della Sessione federale dei giovani.

Duecento giovani, dai 14 ai 21 anni, provenienti da tutta la Svizzera ed anche in rappresentanza degli svizzeri dell’estero impegnati a dibattere temi di politica estera come l’adesione della Svizzera all’Onu (in votazione il prossimo marzo), l’avvicinamento all’Unione europea attraverso gli accordi di Schengen, l’aiuto allo sviluppo, la politica internazionale dell’ambiente , la ripartizione delle ricchezze ed il segreto bancario. Temi di notevole importanza per il futuro della Confederazione e che evidenziano l’approccio idealista dei parlamentari in erba.

E’ ormai da dieci anni, esattamente dalla fine del mese di settembre del 1991, che i giovani svizzeri fanno sentire la loro voce in modo organico, elaborando petizioni sui temi di maggiore attualità del momento. La sessione dei giovani venne istituita sulla base di una mozione parlamentare in occasione dei festeggiamenti per il 700.èsimo della Confederazione. Dieci anni fa in 246 si riunirono per la prima volta nella sala del Consiglio nazionale per discutere di politica estera, servizio civile e protezione dell’ambiente.

Istituzionalizzato nel 1994

Una pausa nel 1992, poi l’anno successivo alcuni partecipanti alla prima sessione federale organizzarono la seconda edizione che, tra le molte rivendicazioni, avanzò anche quella di istituzionalizzare il parlamento giovanile. Proposta che trovò il consenso dei due rami del Parlamento e che venne realizzata a partire dalla sessione federale del 1994, organizzata con maggior rigore ed incentrata sull’unico tema del clima. Negli anni successivi si parlò poi dell’avvenire della Svizzera (sessione del 1995), di gioventù drogata (1996), dell’Europa (1997, anno nel quale venne anche introdotta la nuova formula con le sessioni regionali prima della sessione federale), di solidarietà (1998), comunicazione (1999) e di Svizzera e democrazia (lo scorso anno).

Per capire le motivazioni che spingono dei giovani poco più che adolescenti ad impegnarsi concretamente in politica, abbiamo avvicinato il responsabile per le relazioni con la stampa di lingua italiana della Sessione federale dei giovani Marco Fähndrich, il quale ci ha dapprima spiegato che “in questo parlamento dei giovani non c’è legittimità democratica. Si diventa delegati iscrivendosi e partecipando ad una delle cinque sessioni regionali che si tengono prima della Sessione federale annuale a Berna”.

Delegati apartitici

Nelle sessioni regionali (che quest’anno si sono svolte a Friborgo, Zurigo, Ginevra, Lucerna e Lugano) i giovani hanno l’occasione di confrontarsi, per la prima volta, con i temi che vengono poi discussi nella Sessione federale di Berna. “I delegati -spiega a swissinfo Marco Fähndrich- normalmente non sono iscritti a partiti politici. Sono giovani che hanno voglia di parlare di politica, di incontrare dei coetanei coi quali discutere di problemi di attualità”.

L’esperienza del nostro interlocutore, che ha 20 anni, studia scienze politiche all’università di Zurigo ed è impegnato nella sessione federale da quattro anni, è emblematica del percorso dei delegati alla sessione dei giovani. “Sono venuto a conoscenza del parlamento dei giovani a scuola -precisa Marco Fähndrich- ed ho deciso di parteciparvi perché sono interessato a dicutere argomenti di attualità che, solitamente, a scuola non vengono trattati”.

Un Paese privilegiato

Vediamo allora di scoprire, attraverso la testimonianza di uno di loro, cosa ne pensano i giovani degli argomenti di maggiore attualità in questo momento, come ad esempio il fallimento della Swissair: “E’ un avvenimento che mi ha colpito molto -ci confessa Marco Fähndrich- perché nessuno se lo aspettava sotto questa forma. E’ un avvenimento che tocca l’intera economia svizzera e che avrà delle ripercussioni anche nei prossimi tempi, nei prossimi anni. Molti posti di lavoro sono stati cancekllati, altre verranno ancora persi. Dopo gli attentati terroristici negli Stati Uniti e la strage di Zugo, il fallimento della Swissair è stato traumatizzante. L’intervento della Confederazione è stato necessario nella circostanza, anche se non posso dire sia stato l’ideale”.

Critici, ma anche consapevoli di vivere in un Paese privilegiato, come la Svizzera: “Ci sono delle cose che non funzionano benissimo e la sessione ha proprio il compito anche di proporre dei cambiamenti. Comunque dobbiamo ammettere che siamo fortunati ad abitare in Svizzera”.

L’universo giovanile elvetico, come emerge anche dalla sessione federale di Berna, non è monolitico. Ce lo conferma anche il ostro interlocutore: “Sui giovani ci sono degli stereotipi, come quello che si pensa siano tutti favorevoli all’adesione della Svizzera all’Onu ed all’integrazione nell’Unione europea. In realtà anche tra i giovani ci sono opinioni molto differenziate, per cui non si può generalizzare”.

Sergio Regazzoni

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