Glencore: nessuna violazione dell embargo Onu
La ditta di Zugo potrà ancora esportare petrolio dall'Iraq. L'inchiesta non ha rilevato alcuna violazione del programma Onu «petrolio in cambio di cibo».
Per il Segretariato di Stato dell’economia (Seco) la società di Zugo Glencore International non ha violato l’embargo Onu contro l’Iraq. A suo avviso può dunque continuare ad esportare petrolio dal paese mediorientale. Il Seco ha comunicato le sue conclusioni al comitato delle Nazioni Unite per le sanzioni.
Glencore, specializzata nella negoziazione di materie prime, aveva acquistato in febbraio un milione di barili di greggio iracheno, che avrebbe dovuto consegnare agli Stati Uniti in base al programma dell’ONU «petrolio in cambio di cibo». Il carico era però stato deviato verso la Croazia e il comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite sospettava Glencore di aver voluto rivendere il petrolio a prezzo maggiorato in Europa. Washington e Londra avevano quindi chiesto all’ONU di esigere da parte elvetica l’apertura di un’inchiesta.
Secondo le disposizioni dell’Onu, il petrolio acquistato in Iraq deve essere trasportato direttamente nel paese di destinazione. Lo stoccaggio provvisorio, l’immagazzinamento su un’altra nave e il trasporto via pipeline sono vietati.
Il Seco non ha trovato alcuna prova di operazioni illegali da parte di Glencore, ha indicato Othmar Wyss, capo della sezione Controlli all’esportazione e sanzioni del Seco. Da parte sua, la portavoce di Glencore Lotti E. Grenacher ha dichiarato che l’impresa di Zugo considera ormai il caso archiviato e che continuerà ad acquistare petrolio in Iraq nell’ambito del programma «petrolio in cambio di cibo».
Anche per l’Onu il caso è chiuso, ha detto la portavoce del Programma Iraq alle Nazioni Unite, Hasmik Egian. La portavoce ha precisato che quando l’Onu ha contattato Glencore, l’impresa ha subito acconsentito a versare all’organizzazione internazionale la differenza del prezzo del greggio tra l’Europa e gli Usa.
swissinfo e agenzie
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